L’EIOPA ha pubblicato un factsheet che fornisce un focus mirato sulle esposizioni verso private assets, in particolare private credit e private equity. In un contesto in cui le allocazioni verso attività meno liquide sono al centro dell’attenzione di autorità, investitori e mercato, il documento intende offrire una base informativa comune per ulteriori analisi e discussioni.
Dimensione delle esposizioni e peso nel bilancio
Alla fine del 2025, le esposizioni complessive degli (ri)assicuratori dell’EEA verso private assets ammontavano a 1.185 trilioni di euro, pari a circa l’11% del totale attivo del settore. Il totale attivo considerato dal factsheet si colloca intorno ai 10,5 trilioni di euro, includendo non solo gli investimenti ma anche altre voci di attivo quali crediti, recuperi e attività fiscali differite. All’interno dei private assets, la componente di private credit rappresenta circa il 5,0% del totale attivo (circa 523 miliardi di euro), mentre il private equity pesa intorno al 6,3% (circa 661 miliardi di euro). Queste percentuali confermano come il ricorso a strumenti di credito privato e partecipazioni non quotate sia ormai parte integrante della strategia di allocazione degli attivi del comparto assicurativo europeo.
Composizione dei private assets: tipologie di strumenti e Paesi emittenti
Il factsheet offre una visualizzazione di tipo “tree map” che scompone gli investimenti in private credit e private equity per tipologia di strumento e Paese di emissione, consentendo di cogliere immediatamente le concentrazioni più rilevanti. Per quanto riguarda il private credit, oltre due terzi delle esposizioni confluiscono nella macro‑categoria “Mortgages & loans”, con i mutui che da soli rappresentano il 31,9% del totale private credit. A questi si aggiungono prestiti non collateralizzati (11,2%), altre tipologie di prestiti (5,3%) e esposizioni tramite fondi che investono in mutui e prestiti (20,5%). Una quota significativa, pari al 21,1%, è allocata in corporate bond non quotati o non trattati, mentre quote minori ma non trascurabili riguardano strumenti strutturati e titoli collateralizzati esposti a rischio di credito (rispettivamente 4,1% e 5,9%).
Sul versante del private equity, la fotografia evidenzia una prevalenza netta di investimenti in unlisted equity, che rappresenta il 73,7% delle esposizioni complessive. A questa componente si affiancano unlisted equity detenuta tramite fondi (9,9%) e private equity funds (16,4%), a conferma del ruolo crescente dei veicoli di investimento collettivo nella canalizzazione del capitale assicurativo verso il mercato privato. Dal punto di vista geografico, gli assicuratori e riassicuratori europei detengono il 20,6% delle loro esposizioni in private equity in forma di capitale non quotato emesso da imprese tedesche, cui si aggiunge un ulteriore 0,8% in unlisted equity di società tedesche detenuta indirettamente tramite fondi. La distribuzione per Paese mette in luce altre concentrazioni significative in grandi economie europee, ma il factsheet sottolinea anche la presenza di una quota “Other” che riflette la diversificazione verso giurisdizioni meno dominanti.
Differenze per linee di business: vita, danni, riassicurazione, unit‑linked
Un elemento centrale del documento è l’analisi delle esposizioni a private assets per linee di business, che evidenzia profili di investimento differenti tra vita tradizionale, danni, riassicurazione, business misto e portafogli unit‑linked. In termini di incidenza sul totale investimenti, le imprese vita registrano la quota più elevata di private assets, pari al 23,1% dei 2.039 miliardi di euro di investimenti, seguite da riassicuratori (14,0% su 812 miliardi), imprese non‑vita (13,6% su 1.303 miliardi) e composite (11,4% su 2.830 miliardi). I portafogli unit‑linked, pari a circa 2.724 miliardi di euro di investimenti, mostrano invece un’esposizione limitata a private assets, pari al 3,7%, coerente con l’elevata enfasi sulla liquidità e sulla trasparenza tipica dei prodotti collegati a fondi.
Dal punto di vista della composizione interna, il factsheet osserva che le imprese vita tendono a privilegiare il private credit, mentre le altre tipologie di business presentano una maggiore incidenza di private equity. In particolare, i riassicuratori detengono una quota significativa di unlisted equity sotto forma di partecipazioni, un elemento che richiama direttamente i profili di rischio e di governance connessi alla proprietà e al controllo di entità non quotate. La rappresentazione grafica per linee di business mette in evidenza la diversa proporzione tra categorie quali mortgages & loans, non‑listed corporate bonds, structured notes, collateralised securities, unlisted equity, unlisted equity via funds e private equity funds, offrendo una vista immediata delle differenti strategie di allocazione.
Definizioni di private credit e private equity e implicazioni di vigilanza
Il factsheet dedica una sezione alle definizioni operative di private credit e private equity utilizzate nell’analisi, chiarendo il perimetro delle esposizioni considerate e le principali esclusioni. Il private credit comprende investimenti diretti in corporate bond non quotati o non tradabili (con esclusione del lending infragruppo e verso banche), mutui e prestiti (esclusi i prestiti su polizze, il lending infragruppo e verso banche), nonché structured notes e titoli collateralizzati soggetti a rischio di credito. Rientrano inoltre nel perimetro le esposizioni indirette via fondi, incluse quelle in private debt o obbligazioni illiquide detenute all’interno di alternative funds, private equity funds e infrastructure funds, nella misura in cui si tratti di asset di credito privato.
Il private equity, per contro, ricomprende investimenti diretti e indiretti (via fondi) in unlisted equity, oltre agli investimenti in private equity funds veri e propri, con esclusione dei mutui, prestiti e corporate bond detenuti da tali fondi, che sono contabilizzati come private credit. Sono inoltre escluse le esposizioni infragruppo, ossia quelle verso imprese di assicurazione, holding o altre entità del gruppo impegnate in attività finanziarie ancillari, così come le partecipazioni non quotate in banche. EIOPA segnala esplicitamente alcune limitazioni dei dati, tra cui la difficoltà di isolare con precisione le componenti di private assets all’interno dei fondi classificati come “Other funds” nelle segnalazioni Solvency II, e il rischio di sovrastima della quota di private equity qualora l’unlisted equity includa veicoli che investono anche in real estate, private credit o altri asset.
Sotto il profilo prudenziale, l’Autorità richiama l’attenzione sul fatto che il private credit non costituisce un asset class omogenea, ma comprende strumenti con profili di rischio‑rendimento e liquidità molto diversi tra loro. Se da un lato tali investimenti possono offrire un incremento di rendimento e benefici di diversificazione, particolarmente interessanti per assicuratori con orizzonte di lungo periodo e passività di durata coerente con asset meno liquidi, dall’altro lato permane l’esigenza di una vigilanza attenta sulla qualità del credito, sul rischio di liquidità, sulle incertezze di valutazione e sui rischi di concentrazione. In questo senso, il factsheet si collega alle analisi di stabilità finanziaria già svolte da EIOPA in precedenti report, che hanno evidenziato come l’espansione dei mercati del credito privato e l’aumento delle esposizioni verso private assets richiedano un monitoraggio strutturato e proporzionato.
Rilevanza per il settore assicurativo e prossimi sviluppi
La pubblicazione del factsheet conferma l’importanza crescente dei private assets nell’asset allocation del settore assicurativo europeo e il ruolo di EIOPA come hub informativo e analitico su questo tema. Per le imprese e i gruppi soggetti a Solvency II, la granularità delle statistiche e la distinzione per linee di business forniscono elementi utili a valutare il proprio posizionamento rispetto al mercato, non solo in termini di quantità di esposizione ma anche di mix tra private credit e private equity. Per autorità di vigilanza e operatori istituzionali, il factsheet offre un supporto concreto all’analisi di rischi emergenti connessi allo sviluppo dei mercati privati, in particolare rispetto a temi quali concentrazione geografica, strutture di finanziamento e utilizzo di veicoli di investimento collettivo.
EIOPA segnala che questo lavoro statistico sui private assets costituisce la base per ulteriori analisi e discussioni, in linea con il rafforzamento dell’attenzione supervisoria sul ruolo del private equity e del private credit nei bilanci delle imprese di assicurazione e riassicurazione europee.
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