Secondo l’indagine condotta da Coface su 1.250 top manager in 13 Paesi – tra cui l’Italia – il 68% indica la lentezza decisionale come un ostacolo rilevante alla crescita. In un contesto di forte incertezza, il rischio si sta trasformando in un fattore determinante del processo decisionale e di crescita.
Riguardo all’Italia, lo studio evidenzia che le aziende si trovano in una fase di transizione: se da un lato si aspettano un sostegno sempre maggiore delle funzioni di gestione rischi alla crescita, dall’altro prevale ancora una forte cultura orientata al controllo. Il 37% considera i team di Risk management come “guardiani fidati”, in linea con la media globale. La funzione rischio è relativamente ben integrata nelle prime fasi del processo decisionale (per il 26% già allo stadio di definizione), ma ciò non ha necessariamente un impatto coerente sul piano operativo: il 59% percepisce una tensione tra rischio e crescita e il 52% preferisce dire «no» piuttosto che assumere rischi in modo strutturato.
Eppure, anche se solo il 20% dei rispondenti vede oggi i team di gestione rischi come partner strategici per la crescita, il 44% si aspetta che questi lo diventino in futuro (entro 3-5 anni).
Oggi, il 33% nomina la lentezza del processo decisionale come il maggiore ostacolo alla crescita. La priorità è convertire il coinvolgimento tempestivo della funzione rischi in decisioni più rapide, più risolutive e con un impatto commerciale significativo.
Sul fronte degli strumenti, le aziende italiane mostrano una forte esigenza di capacità predittive e tecnologie data-driven. Il 79% delle aziende italiane desidera analisi basate sull’intelligenza artificiale e segnali di preallarme; il 69% vuole l’integrazione di informazioni predittive nei processi, mentre il 66% sottolinea l’importanza dei modelli di scenario come strumento chiave per orientare le proprie decisioni. I partner esterni per la gestione del rischio possono giocare un ruolo fondamentale: più di quattro imprese su cinque (81%) vorrebbero informazioni predittive per un processo decisionale proattivo, e tre imprese su quattro (75%) cercano supporto per poter dire ‘sì’ a un maggior numero di occasioni in modo più consapevole.
La sfida è il passaggio da una visione del rischio che privilegia il controllo ad un approccio più ampio e strutturato a favore della crescita e dello sviluppo del business.
A livello internazionale, il rischio – a lungo considerato un fattore esterno – oggi è in larga parte interno. In molte organizzazioni, il processo decisionale è rallentato da tensioni persistenti tra team commerciali e funzioni di rischio, oltre che dalla difficoltà nello sfruttare i dati disponibili. Quasi sei organizzazioni su dieci (59%) affermano che il feedback dei team di rischio è percepito come eccessivamente prudente o non in sintonia con il mercato, alimentando sfiducia e ostacolando il processo decisionale.
Questa dinamica genera un vero e proprio circolo vizioso: in assenza di dati consolidati — il 52% delle aziende segnala dati frammentati tra mercati — le decisioni si basano più su giudizi soggettivi, il che rafforza la prudenza e rallenta ulteriormente i processi decisionali.
Questa paralisi è in parte legata a un approccio ancora difensivo al rischio. Un dirigente su due (50%) ritiene che dire “no” sia più sicuro che costruire un “sì”, anche quando le opportunità potrebbero essere esplorate all’interno di un quadro strutturato.
Le aspettative, tuttavia, stanno cambiando rapidamente. Se è vero che oggi solo il 24% dei manager considera le funzioni di rischio come veri partner della crescita, il 44%prevede che queste lo saranno entro i prossimi tre-cinque anni. La direzione è chiara: le aziende più performanti saranno quelle in grado di superare una mentalità basata sul controllo per consentire un “sì consapevole”, integrando il rischio fin dall’inizio del processo decisionale.
Solo una minoranza di organizzazioni (12,6% delle aziende intervistate) adotta oggi un approccio pienamente orientato alla crescita. Queste aziende, identificate nello studio come Open Advantage Leader, si distinguono per una serie di pratiche concrete, che le mettono in grado di trasformare le incertezze in decisioni operative con più rapidità e di cogliere opportunità che altre organizzazioni si lasciano sfuggire.
- Il 70% coinvolge i team di gestione rischi fin dalle prime fasi del processo decisionale, contro una media del 58%
- una quota maggiore considera il rischio come un vantaggio competitivo (29% contro 19%)
- promuovono una cultura di confronto aperto (38% contro 23%)
In questo contesto, i dati diventano un fattore chiave per la performance. Tuttavia, solo il 20% delle aziende dichiara di disporre di dati coerenti tra i diversi mercati, il che limita la loro capacità di confrontare e anticipare.
Di fronte a queste criticità, le aspettative stanno cambiando rapidamente: l’obiettivo è ridurre l’incertezza e accelerare il processo decisionale, senza sacrificare il controllo.
- Il 59% dei dirigenti vuole che i team di gestione rischi facciano un uso più ampio di analisi predittive per simulare scenari
- Il 54% vuole accelerare l’adozione di soluzioni di analisi del rischio basate sull’intelligenza artificiale
Le aziende oggi si aspettano dai propri partner ben più della sola copertura del rischio:
- Il 77% vuole poter contare su analisi predittive per anticipare gli sviluppi del mercato,
- Il 71% si aspetta di avere dai partner la fiducia necessaria per cogliere un maggior numero di opportunità.
Più in generale, il 65% dei manager ritiene che i partner esterni debbano consentire decisioni di business più coraggiose combinando protezione, dati e capacità di anticipazione. In questo nuovo scenario, i professionisti del risk management sono chiamati a diventare veri partner del processo decisionale, in grado di trasformare l’incertezza in una maggiore capacità d’azione.
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