Rassegna Stampa assicurativa 11 luglio 2022

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Illegittima la mancata previsione della facoltà per l’imputato di citare in giudizio l’assicuratore in caso di responsabilità civile derivante dall’assicurazione obbligatoria prevista ai fini dell’attività venatoria. Con sentenza n. 159 del 24 giugno 2022, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 83 cpp, nella parte in cui non prevede che, nel caso di responsabilità civile derivante dall’assicurazione obbligatoria prevista dall’art. 12, c. 8, della legge 157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), l’assicuratore possa essere citato nel processo penale a richiesta dell’imputato.
I sindaci di società di capitali che hanno omesso un’adeguata attività di vigilanza sugli atti degli amministratori posti in essere in presenza di a una causa di scioglimento della Società, non possono invocare un esonero di responsabilità per essere stati tenuti all’oscuro dei medesimi o per aver assunto la carica dopo il loro compimento. Avuta la nomina è loro preciso dovere attivarsi con diligenza per verificare la situazione reale al fine di porvi rimedio o, in ogni caso, prevenire danni ulteriori. Questo è il principio affermato dalla Suprema Corte con la recente ordinanza n. 14873 dell’11/05/22.
Il mondo delle assicurazioni per la salute si evolve verso offerte sempre più personalizzate, grazie a una migliore interazione con i clienti resa possibile dalla tecnologia, con un approccio basato sulla combinazione di canali fisici e digitali, facendo spazio a servizi mirati anche alla prevenzione e al monitoraggio. Le proposte su questo fronte si stanno ampliando, anche perché con l’emergenza sanitaria e il conflitto in Ucraina i consumatori sentono maggiormente l’esigenza di sicurezza e più interesse verso le polizze.
L’iscrizione di una società nella sezione speciale del registro imprese quale start-up innovativa non è uno scudo contro il fallimento. Lo ha stabilito la prima sezione civile della Cassazione nell’ordinanza 21152/22, pubblicata il 4 luglio scorso, secondo cui la start-up innovativa può essere assoggettata a fallimento. E ciò benché la legge preveda che questo tipo di società non sia soggetta per cinque anni a procedure concorsuali diverse dalla composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio, introdotta dalla legge 3/2012, la cosiddetta “salva suicidi”.
Alcuni aspetti che emergono, anche implicitamente, dalla relazione annuale del Garante della privacy. Primo. Una tutela della privacy su base nazionale si rivela ogni giorno sempre più inadeguata. Diventa sempre più evidente, infatti, che un tema di portata sovranazionale ha bisogno di una impostazione almeno di livello europeo: l’ultimo episodio che ha confermato questa tesi è quello del divieto di utilizzo dei dati di Google analytics, dove è risultato chiaro che se interviene un singolo garante nazionale non si fa altro che mettere in difficoltà gli imprenditori del singolo stato: interventi dei garanti nazionali scoordinati da una prospettiva europea mettono in crisi addirittura la ragione per cui è stato emanato il regolamento europeo, cioè favorire le imprese del continente.
Segnalazioni e reclami trattati dal Garante della privacy sono passati da 4.825 (del 2012) a 12.921 nel 2021. Inversa è stata la strada delle richieste di informazioni all’Urp, l’Ufficio relazioni con il pubblico, passate da 34.660 (anno 2012) a 18.705 (anno 2021). È quanto emerge dalla lettura delle statistiche dell’attività del Garante esposta nella relazione per il 2021.
Imprese ostaggio dei cyberattacchi; numero delle sanzioni schizzato in su; solo tre codici di condotta; in sala d’attesa le semplificazioni per le piccole e medie imprese. È quanto risulta dalla relazione per il 2021 del Garante per la protezione dei dati personali, che ha fatto il punto sull’attività svolta dall’autorità di settore e sullo stato di applicazione del Gdpr e del codice della privacy.

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  • L’industria italiana dell’auto prova a salire sull’onda elettrica
Anche se l’annunciata fine del motore a scoppio mette a rischio numerose imprese, le occasioni aperte dalla transizione verde hanno spinto tanti fornitori a lanciarsi nel nuovo mercato. I produttori di componenti e i sindacati temono che il veto colpirà duramente l’industria, che ha una forte specializzazione nelle parti che non esisteranno più, motori, trasmissioni, marmitte e così via. A rischio ci sono 75 mila posti di lavoro.
  • Ora anche il rischio ambientale può frenare l’erogazione dei prestiti
La vigilanza spinge perché gli istituti valutino se gli choc climatici possano influire sull’affidabilità di ogni singolo cliente. Una misura che può aumentare il costo del credito, soprattutto per le PmiA giudicare dall’effervescenza dell’attività delle autorità di vigilanza europee, dalla Bce all’Eba per finire nel nostro Paese alla Banca d’Italia, il tema dell’inclusione del rischio ambientale nella concessione del credito da parte delle banche sta diventando sempre più cruciale. Tanto per citare solo le iniziative più recenti, la Bce a partire da fine 2020 ha fornito indicazioni e svolto varie indagini sulle banche “significant” (le più grandi) valutando le modalità iniziali in cui questi rischi sono stati considerati; l’ultima iniziativa è legata ad un questionario per cui è stata richiesta la compilazione entro marzo 2022. L’Eba ha emanato nel maggio scorso un discussion paper finalizzato a definire le modalità di inclusione del rischio climatico e ambientale nel framework di vigilanza prudenziale.
  • Anche l’industria soffre la siccità e paga un conto da 2,5 miliardi
La cifra è indicata dal presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli e riguarda solo il maggior costo accertato dell’elettricità per il fattore climatico. E se la situazione non migliorerà è destinata ad aumentare I possibili rimediL a siccità che prosciuga i fiumi ed essicca i campi in quest’estate rovente non danneggia solo l’agricoltura ma anche l’industria. I primi calcoli sono pesanti quasi in egual misura. Se Coldiretti valuta in 3 miliardi i danni per i campi fra minori raccolti e maggiori spese di irrigazione, per l’industria la penalizzazione è di poco inferiore: almeno due miliardi e mezzo, destinati a una continua crescita se la situazione non migliora, solo per il fattore- elettricità

  • Pensioni anno zero. Perché non riescono a fare la riforma
Un intervento per conciliare le esigenze di giovani e precari con i diritti acquisiti non si riesce a mettere in cantiere, in compenso le norme cambiano sempre. Eppure un trattamento di base sarebbe possibile già ora. L’Italia è il paese dell’Ue con il valore di spesa per le rendite più elevato rispetto al Pil: la quota è circa pari al 16-17%
  • La squadra (e le riserve) nella partita di Milleri
Tutti gli uomini a fianco del “Delfino” gestiranno la transizione dell’impero dopo la scomparsa di Leonardo Del Vecchio. In cassa anche 4 mld di utili non distribuiti
  • Corsa ai mutui per i giovani
L’ultimo report di mutuisupermarket.it  evidenzia che le richieste di mutui da parte delle persone fino a 35 anni rappresenta il 40 per cento del totale. Certo sono domande che hanno un maggior tasso di rifiuto da parte delle banche, ma se guardiamo al consuntivo del 2021, basandoci sulle statistiche ufficiali del Notariato, si constata che gli under 35 rappresentano il 35,7 per cento del totale di chi ha stipulato un mutuo e il 30,9 per cento di chi ha comprato un immobile residenziale usufruendo dell’agevolazione prima casa.

  • Reati stradali e tenuità, da valutare danni e colpa