Perché a Trieste l’undicesimo ha detto sì

Ormai era diventato qualcosa di più simile a un conclave che a un consiglio di amministrazione, con tanto di fumate nere. Ma quella che uscita dal fumaiolo del grattacielo di Citylife non è proprio una fumata bianchissima. Stefano Marsaglia, undicesimo componente della lista di Francesco Gaetano Caltagirone per il cda del leone di Trieste, ha detto il fatidico sì, accettando la carica di tredicesimo consigliere della compagnia. Si è arrivati, come indica il comunicato, attraverso un percorso accidentato, quello dell’esame dei candidati inseriti nella lista non nominati dall’Assemblea e che andavano cooptati dopo le dimissioni di Caltagirone un mese dopo la nomina. Il primo dei non eletti era Roberta Neri, che non è stata disponibile e la cui nomina era contestata da Flavio Cattaneo e Marina Brogi, i due eletti assieme a Caltagirone, in quanto non dello stesso gender del consigliere dimesso. Il cda ha preso atto dell’indisponibilità anche di Claudio Costamagna, numero cinque della lista. Il sesto era il candidato preferito da Caltagirone, Luciano Cirinà, ex top manager della compagnia e candidato amministratore delegato, indicato da Caltagirone in caso avesse prevalso in assemblea. Ma Cirinà allo stato risulta licenziato e anche querelato dalla Compagnia all’indomani della sua candidatura, per cui il cda lo ha ritenuto, a maggioranza e con il dissenso di Brogi e Cattaneo, privo dei requisiti per la nomina. Il consiglio ha allora messo in votazione le candidature di Alberto Cribiore, Maria Varsellona, Paola Schwizer e Andrea Scrosati, per ciascuna delle quali si è registrato il voto favorevole della maggioranza, mentre tutti i candidati avevano condizionato la loro accettazione ad un voto unanime, come in precedenza avvenuto con la Neri. Quindi la nomina non si è perfezionata.

A questo punto era il turno di Stefano Marsaglia, investment banker di razza e molto vicino a Cattaneo. Marsaglia non ha posto la condizione dell’unanimità, quindi il consiglio lo ha nominato, ovviamente a maggioranza con il consueto dissenso dei due consiglieri di minoranza. Tradimento? Macché, è una strategia ben precisa. Una volta bocciata ufficialmente la nomina di Cirinà, il rischio per Caltagirone era che a forza di indisponibilità, la lista si sarebbe esaurita e a quel punto l’ultimo consigliere sarebbe stato un altro: alcuni dicono Roberto Perotti, primo della lista terza classificata in assemblea; altri prevedevano una nomina decisa in autonomia dal cda, anche al di fuori delle liste. In ogni caso, occorreva restare in consiglio in tre e la vicinanza di Marsaglia a Cattaneo (entrambi protagonisti della fortunata vendita di Italo Treno al fondo americano Gip nel 2018) ha fatto il resto.

Ma perché allora la fumata non è bianchissima? Perché con ogni probabilità i due consiglieri di minoranza impugneranno la delibera di nomina presso il tribunale ed è anche che possibile che VM 2006, ovvero il socio Caltagirone che aveva presentato la lista, faccia lo stesso con il comunicato di Generali (non potendo conoscere la delibera in quanto dimessosi). (riproduzione riservata)

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