Pagamenti digitali a una svolta

GAGLIARDI (VISA): L’ITALIA È UN MERCATO SOFISTICATO MA SERVE OFFRIRE PIÙ ESPERIENZE QUOTIDIANE
di Marco A. Capisani
Il pubblico italiano dei pagamenti digitali è più sofisticato di quello che può sembrare all’apparenza: c’è conoscenza e propensione a utilizzarli, con soglie che sono simili ai dati di un mercato giudicato spesso più evoluto come gli Usa. Eppure resta un 60% della popolazione ancora legato al contante, sia per spese sotto i 10 euro sia per l’abitudine di portarli con sé e poi utilizzarli ma anche considerando qualche consumatore che preferisce non digitare il suo pin in un luogo pubblico. Per accompagnare alla transizione questa fascia di utenti «servono campagne di educazione, per esempio sul fronte della sicurezza e su quello specifico anti-frodi, oltre ad attività di promozione tra gli esercenti che devono attrezzarsi per ricevere i pagamenti digitali», spiega a ItaliaOggi Luca Gagliardi, head of Visa consulting&analytics Italy, riprendendo l’ultimo Osservatorio realizzato con Ipsos dalla società che si propone a banche e aziende come partner tecnologico offrendo la sua rete di pagamento, soluzioni hitech e competenze per disegnare nuovi servizi digitali. «Però, ancora più delle comunicazioni di sensibilizzazione, è efficace la possibilità di pagare servizi come la mobilità e il trasporto, non solo per i cittadini ma anche per i turisti, se si vogliono vivere esperienze concrete di pagamenti digitali». Senza trascurare poi altri fattori abilitanti come l’open banking, le formule buy now pay later e pure le criptovalute.

Insomma, il punto di partenza dell’indagine Visa è che il 70% degli italiani crede che i pagamenti saranno prevalentemente digitali entro i prossimi quattro anni e, nel dettaglio, c’è già un’importante ed equilibrata diversificazione degli strumenti di pagamento scelti, a seconda dei diversi target di clienti, tra carte di debito (preferite dall’81% dei baby boomer ma pure da una quota analoga nella Generazione X), quelle prepagate (più diffuse tra la Generazione Z), quelle di credito (di nuovo con baby boomer e Gen X in pole), per poi arrivare alle app e ai portafogli elettronici (a cui si affidano soprattutto Millennials e Gen Z).

«E’ il momento di passare all’azione, sperimentando nuovi servizi e offerte, anche perché piattaforme e infrastrutture non mancano», rilancia Gagliardi. «Il mercato dei pagamenti digitali è alle sue fasi iniziali in Italia, un paese più amante del contante di altri, ma sta vivendo una crescita generale», pensando peraltro al settore open banking in cui s’è mosso recentemente Credem (vedere ItaliaOggi del 21/7/2022) e la stessa Visa ha acquisito a metà del 2021 la piattaforma europea Tink. Senza contare poi il numero crescente di italiani che indossa orologi smart, utili pure per pagare, e l’interesse in prospettiva delle aziende verso gli occhiali del futuro, direzione su cui sta puntando tra gli altri EssilorLuxottica. A proposito di esperienze quotidiane concrete, sono già 23 le città della Penisola che fanno pagare i mezzi pubblici con una carta contactless, opzione preferita al momento dal 30% degli utenti almeno una volta a settimana. «In questo caso, per esempio, il prossimo passo dovrebbe essere il debutto di una super app che permetta, attraverso una sola interfaccia, il pagamento di differenti servizi di mobilità», aggiunge l’head of Visa consulting&analytics Italy.

Personalizzazione ulteriore nella gestione della propria situazione finanziaria e offerte commerciali specifiche su prestiti, o anche solo per le utenze domestiche, possono invece smuovere l’open banking tricolore che, comunque, «è conosciuto dalla metà circa degli italiani intervistati, seppur usato da un contenuto ma significativo 6%», prosegue Gagliardi. «Significativo perché va considerato che per attivarlo bisogna superare lo scoglio psicologico della firma per il consenso alla condivisione dei dati personali e, più in generale, che l’open banking è come l’online banking di 20 anni fa. All’epoca pochi vi ricorrevano mentre oggi è approcciato da molti». E la formula buy now pay later, che oggi vive i contraccolpi della crisi economica? «Sconta, è vero, l’incertezza generale e pure i tassi d’interesse non più bassi come prima», risponde il manager Visa, «ma a maggior ragione il suo uso rimane trasversale alle generazioni, non solo giovani, e un importante 13% ne fa ricorso periodicamente».

Caso a parte, infine, quello delle criptovalute che si sono un po’ auto-imposte sulla scena globale: «vengono percepite perlopiù come forma d’investimento ma i loro possessori ritengono che si faranno strada come strumento di pagamento», conclude Gagliardi. «Gli operatori tradizionali non possono esimersi dal presidiare questa tendenza. Inoltre, per più di un terzo dei loro possessori e persone interessate le criptovalute potrebbero diventare un criterio di scelta della propria banca».
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