Con la pandemia anche gli italiani si convertono ai pagamenti digitali

di Pierluigi Mandoi
Il mezzo di pagamento utilizzato più volentieri dagli italiani per gli acquisti in negozio rimane ancora il contante. Secondo la ricerca PayObserver2022 condotta da Sopra Steria e Galitt – studio condotto tra aprile e maggio scorsi sui consumatori di Francia, Germania, Belgio, Germania e Italia – l’85% degli italiani interpellati ha infatti riferito di usarlo sempre oppure di nutrire una preferenza per questo strumento, percentuale più alta tra i maggiori Paesi Ue. Ma tra qualche anno potrebbe non essere così. Dopo la pandemia è in atto una progressiva inversione di tendenza e un ricorso sempre maggiore ai pagamenti digitali in tutto il continente, trainato dalla fascia di consumatori tra 18 e 25 anni, e in Italia il salto generazionale dai contanti ai metodi più innovativi è ancora più accentuato.

«Nella survey abbiamo visto la conferma di un trend che si era già iniziato a vedere a ottobre scorso, e che ora è effettivamente diventato una realtà effettiva», ha commentato Andrea Di Filippo, direttore della divisione financial services di Sopra Steria Italia. «Il passaggio da una storica diffidenza di consumatori e commercianti nei confronti dei pagamenti digitali a un mondo in cui questo tipo di strumenti sono all’ordine del giorno». Alcune caratteristiche sono tuttavia rimaste costanti anche dopo la pandemia. Le banche tradizionali mantengono largamente il primato tra gli operatori con cui i consumatori detengono un conto di pagamento (74% in Italia), principalmente grazie al vantaggio competitivo della fiducia acquisita negli anni e alla sensazione di stabilità fornita. Il 54% degli italiani ha però anche un conto presso una banca non tradizionale o una fintech. Inoltre, nonostante la diffusione sempre più ampia dei pagamenti tramite smartphone, la carta di credito fisica resta il secondo strumento preferito dopo il contante per i pagamenti in negozio.

Il dato più sorprendente, ha spiegato Di Filippo, è stato tuttavia quello relativo alla conoscenza e all’uso delle criptovalute da parte degli italiani. Il 78% delle persone che hanno risposto al sondaggio ha detto di conoscerle oppure utilizzarle, mentre il 33% di chi ha tra 18 e 25 anni ha dichiarato di averci fatto trading. «È necessario però che a questo uso corrisponda anche il giusto livello di alfabetizzazione finanziaria, fronte su cui non siamo tra i Paesi più evoluti in Europa», ha concluso il manager. (riproduzione riservata)
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