La Cattolica studia la crisi idrica (3 mld i danni)

di Carlo Valentini
I docenti dell’università Cattolica al capezzale della crisi idrica. Fiumi in secca, campi allo stremo, agricoltura sempre più in difficoltà. La siccità che sta colpendo l’Italia in questa prima parte del 2022 sta mettendo a dura prova le imprese agricole. Nelle nove regioni che hanno dichiarato lo stato di emergenza 332mila imprese agricole rischiano di chiudere i battenti mentre i danni hanno già superato i 3 miliardi di euro. «Il compito che ci aspetta nei prossimi anni», spiega Marco Trevisan, preside della facoltà di Scienze agrarie, «è quello di elaborare misure di sostenibilità, prevenzione e salvaguardia. Infatti, l’acqua è una risorsa rinnovabile, ma limitata e non omogeneamente distribuita, inoltre solo il 2,5% dell’acqua complessivamente presente sul pianeta è acqua dolce e utile per la vita. L’aumento delle temperature, il cambiamento nella distribuzione delle piogge accompagnati alla cementificazione e al mancato ripristino della sostanza organica dei suoli stanno lentamente portando alla desertificazione di ampie aree, un tempo fertili e coltivate. Questo non è ancora appieno compreso ma su questo bisogna concentrare gli sforzi della ricerca nel settore agrario».

L’università Cattolica sta lavorando, tra l’altro, sui biostimolanti: molecole o microrganismi che non sono né fertilizzanti né pesticidi. «Nei nostri laboratori», spiega Edoardo Puglisi, docente di Microbiologia agraria, «abbiamo imparato a isolare microrganismi dalla rizosfera e poi abbiamo diverse tecniche che ci aiutano a selezionare i migliori microorganismi con caratteristiche, ad esempio, di resistenza allo stress idrico e di reperimento di nutrienti». Quindi un ruolo sempre più rilevante lo avranno le nuove tecnologie. Dice Stefano Amaducci, docente alla Cattolica che si occupa di tecnologia agraria. «Oggi, con l’agricoltura di precisione, attraverso sensori, droni, modelli di calcolo, possiamo leggere i diversi tipi di suolo, caricarli su delle mappe predittive e con l’impiego di macchine avanzate come ranger e pivot possiamo fornire l’apporto idrico esatto per ogni zona del terreno. L’agricoltura del futuro sarà sempre più legata alla disponibilità di fattori produttivi connessi e intelligenti che, con il supporto di piattaforme informatiche e big data, ci permetterà di avere una quantità di dati tali che le scelte fondamentali saranno prese dalle macchine e non più dall’agricoltore».

Infine, spazio alla genetica. Conclude la ricercatrice Licia Colli: «Stiamo indagando su quali siano le basi genetiche per l’adattamento ai climi caldi, aridi e alle elevate temperature negli animali di interesse zootecnico per identificare le caratteristiche vantaggiose che favoriscono la sopravvivenza degli animali in questi particolari contesti climatici». Attraverso i piani di accoppiamento o le nuove tecnologie.
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