Inps: record di occupati (60%) ma i poveri sono il 23%

OGGI INCONTRO TRA DRAGHI E I SINDACATI. IL MINISTRO ORLANDO (LAVORO) È OTTIMISTA SU UN ACCORDO PER IL SALARIO MINIMO
di Anna Messia
Due buone notizie, sommerse però da un’ondata di dati preoccupanti. Ieri il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, presentando il XXI Rapporto annuale dell’istituto, ha reso noto che, a partire da gennaio 2021, la ripresa ha fatto registrare il valore più alto mai registrato prima del tasso di occupazione. Un dato pari al 60% che, anche se lontano dall’obiettivo europeo del 70%, è la dimostrazione di un atterraggio morbido dello sblocco dei licenziamenti. A conferma di questo trend pure le entrate contributive dell’Istituto sono tornate a livelli pre-pandemia, pari l’anno scorso a oltre 236 miliardi. Ma qui finiscono le novità positive perché dallo stesso rapporto emerge che in Italia, ben più di altri Paesi, c’è un problema di lavoratori poveri e la pandemia ha accentuato le disuguaglianze: quasi uno su quattro (il 23%) guadagna meno di 780 euro euro al mese, sotto la soglia del reddito di cittadinanza, e le più colpite sono le donne che nel 2021 hanno avuto una retribuzione annua media di 20.415, il 25% in meno della media maschile. Un assist di Tridico per chi chiede il salario minimo. Tema che oggi sarà al centro del previsto incontro del premier Mario Draghi con i sindacati, con il ministro del lavoro, Andrea Orlando che al riguardo ha avanzato una sua proposta, e ieri ha detto che ci sono le condizioni per un accordo. Dall’Inps emerge poi che, a redditi poveri corrispondono pensioni povere: il 40% dei pensionati nel 2021 ha percepito meno di 12 mila euro e il Rapporto Inps propone una simulazione, nei primi 15 anni di carriera lavorativa delle generazioni nate tra il 1965 e il 1980, alle quali si applica esclusivamente il metodo contributivo. «Una parte di loro non è riuscita a guadagnare retribuzioni superiori a quello che equivarrebbe oggi ad un salario minimo di 9 euro lordi orari», spiegano da Inps aggiungendo che, se quest’ultimo venisse introdotto oggi i loro profili contributivi (e le loro pensioni) si alzerebbero significativamente, in media del 10%. Il sistema previdenziale ha anche un problema di stabilità nel medio termine, alla luce dei bassi tassi di natalità . Se il quadro non dovesse subire mutazioni, il patrimonio netto dell’Istituto finirebbe in rosso di 92 miliardi nel 2029. Anche per questo motivo nel rapporto si sottolinea che è importante un patto intergenerazionale e l’Inps che ha fatto anche i calcoli di alcune proposte per aumentare la flessibilità in uscita dopo la fine di Quota 100 (utilizzato da circa il 50% dei possibili fruitori) e quota 102 (che si chiude a fine anno). Se entro dicembre non saranno individuate nuove misure, da gennaio si tornerà alla legge Fornero e le tre proposte simulate dall’Inps (si veda tabella) prevedono una spesa da 2,5 a 4,9 miliardi. L’istituto si è anche focalizzato sul sostegno alle famiglie e alle imprese. Il Reddito di cittadinanza (Rdc) nei 3 anni di applicazione (aprile 2019-aprile 2022) ha raggiunto 2,2 milioni di nuclei familiari (4,8 milioni di persone), con 23 miliardi erogati e un importo medio mensile di 548 euro. Due terzi di questi non hanno mai lavorato mentre, per quanto riguarda il terzo restante, qualora siano lavoratori percettori di Rdc, i dati dicono che non hanno nessun incentivo a uscire dal mercato: «Il numero di percettori che lavorano rimane stabile o aumenta nel tempo». Dall’istituto hanno poi dato il voto, in termini di creazione di posti di lavoro, alle decontribuzioni a favore delle assunzioni e degli investimenti. Se l’impatto di «Esonero Giovani», «Incentivo Donne», e l’apprendistato per imprese sotto i 10 dipendenti, focalizzate su un obiettivo, è stato decisamente positivo, l’incentivo «Decontribuzione Sud», è stato molto contenuto. (riproduzione riservata)
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