Google nel mirino Antitrust

AVVIATA ISTRUTTORIA PER ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE NELLA PORTABILITÀ DEI DATI
di Anna Messia
L’Autorità garante della Concorrenza ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google ipotizzando un abuso di posizione dominante nella portabilità dei dati. Il gruppo Alphabet/Google, ricorda l’autorità presieduta da Roberto Rustichelli, detiene una posizione dominante in diversi mercati che consentono di acquisire grandi quantità di dati attraverso i servizi erogati (da Gmail a Google Maps passando per Android) e nel 2021 ha realizzato un fatturato di 257,6 miliardi di dollari. Nello specifico Google avrebbe ostacolato l’interoperabilità nella condivisione dei dati presenti nella propria piattaforma con altre piattaforme, in particolare con l’App Weople, gestita da Hoda, un operatore attivo in Italia che ha sviluppato servizi legati ai dati personali. Secondo l’Antitrust, il comportamento del big tech guidato da Sundar Pichai, sarebbe in grado di comprimere il diritto alla portabilità dei dati personali e di limitare i benefici che i consumatori potrebbero trarre dalla valorizzazione dei loro dati. La condotta contestata determina in particolare una restrizione della concorrenza perché limita la capacità degli operatori concorrenti di Google di sviluppare forme innovative di utilizzo dei dati personali. In particolare, Hoda ha rappresentato all’Agcm gli effetti negativi della condotta di Google sulla sua iniziativa volta a valorizzare i dati personali con il consenso del titolare degli stessi. L’istituto della portabilità dei dati, nella misura in cui permette di facilitare la circolazione dei dati e la mobilità degli utenti, offre ad operatori alternativi la possibilità di esercitare una pressione concorrenziale su operatori come Google, che fondano la propria dominanza sulla creazione di ecosistemi basati sulla gestione di quantità tendenzialmente illimitate di dati, funzionale al proprio modello di business, sottolineano da Antitrust. Inoltre il diritto alla portabilità, se accompagnato da effettivi meccanismi di interoperabilità, può offrire agli utenti la possibilità di conseguire il massimo potenziale economico dall’utilizzo dei dati personali. La risposta di Google non si è però fatta attendere. «Da quasi dieci anni Google offre alle persone la possibilità di estrarre e trasferire i propri dati. Sono strumenti pensati per aiutare le persone a gestire le proprie informazioni personali e non per permettere ad altre aziende o intermediari di accedere a più dati da vendere. Questo significherebbe mettere a rischio la privacy delle persone, oltre che a incoraggiare attività fraudolente», ha dichiarato un portavoce del gruppo aggiungendo che «per le aziende esistono già modalità per incrementare la portabilità diretta dei dati nei propri servizi, ad esempio tramite il progetto open source Data Transfer Project». Nei giorni scorsi era stato il garante della privacy a mettere nel mirino l’uso di Google Analytics in quanto favorisce l’illegittimo trasferimento di dati dall’Europa agli Stati Uniti. Il servizio non rispetterebbe le disposizioni del Regolamento generale per la protezione dei dati europeo che vieta il trasferimento dei dati degli utenti europei in Paesi privi di un adeguato livello di protezione, come gli Usa. (riproduzione riservata)
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