FEduF: forte appello a sviluppare l’educazione finanziaria

Durante l’Assemblea annuale della FEduF sono stati presentati i risultati di un’indagine IPSOS sul rapporto tra i cittadini e l’educazione finanziaria, con un focus sulla gestione dei propri risparmi

Dalla FEduF (la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio) arriva un forte appello a sviluppare l’educazione finanziaria, anche come risposta alle difficoltà dell’economia.

L’occasione è stata quella dell’assemblea annuale, dedicata al mondo bancario, agli stakeholder istituzionali, alle Associazioni dei Consumatori, agli Enti del terzo settore e a tutti i docenti e cittadini interessati ad approfondire il tema della diffusione dell’educazione finanziaria nel nostro Paese.

In apertura dei lavori Stefano Lucchinipresidente della Fondazione, ha richiamato l’attenzione sulla situazione relativa alle competenze finanziarie dei cittadini. Secondo l’ultima indagine PISA (Programme for International Student Assessment dell’OCSE, basata su dati 2018) l’Italia è posizionata al tredicesimo posto su venti Paesi esaminati. Nei 37 Stati membri dell’Ocse, inoltre, il 51,5% dei giovani è attento al risparmio, mentre nel nostro Paese la percentuale è del 36,1%.

Le difficoltà economiche e le insicurezze si riflettono in una crescente tendenza al risparmio. Tuttavia, solo il 21% degli italiani considera l’educazione finanziaria una priorità formativa. È quanto emerso da un’indagine IPSOS presentata da Nando Pagnoncelli durante l’Assemblea.

Il 43% degli intervistati, invece, ritiene fondamentale la formazione nell’ambito della Salute per la prevenzione delle malattie, il 41% si focalizza sulla sostenibilità per limitare l’impatto delle attività umane sull’ambiente, il 27% si indirizza verso i temi dell’alimentazione legati alla salute e al consumo di risorse.

Allo stesso tempo le preoccupazioni legate a un possibile peggioramento della situazione economica potrebbero portare i cittadini a scegliere di investire i propri risparmi. Secondo l’indagine IPSOS, infatti, il timore per l’aumento del tasso di inflazione attualmente preoccupa il 65% degli italiani, e il 77% degli intervistati è consapevole degli effetti che la perdita di potere di acquisto del denaro può avere sul proprio stile di consumo e sui risparmi familiari.

A fronte di questa consapevolezza, alla domanda “Se avesse a disposizione dei risparmi per un importo pari a diecimila euro come li investirebbe…”, il 27% degli intervistati risponde che terrebbe tutto il denaro sul conto corrente, mentre il 36% lo investirebbe solo in minima parte, depositandone il resto sul conto corrente, e il 24% investirebbe la maggior parte del risparmio, minimizzando la liquidità.

Indagando anche il sentimento degli italiani nei confronti del risparmio, la ricerca rileva alcune associazioni positive: il 35% della fascia tra 16-24 anni lo associa con futuro, 32% della fascia 45-65 anni alla tranquillità, il 19% fascia 16-34 anni e 25-34 anni alla progettualità, e altre negative: il 26% nella fascia 16-24 anni e il 23% della fascia 35-44 anni lo correla al sacrificio.

Inoltre “aumenta l’importanza percepita della relazione tra risparmio dei singoli cittadini e crescita economica sostenibile (89%) – spiega Pagnoncelli – I cittadini chiedono, però, una comunicazione chiara e una formazione adeguata, per permettere la piena compresione degli effetti positivi sulla società degli investimenti responsabili”.

Fonte: Help Consumatori