Consulenti in verde

Anna Messia
Un tuffo nel verde. Dal 2 agosto i questionari introdotti dalla Direttiva sui Mercati degli Strumenti Finanziari (Mifid) che vengono consegnati ai risparmiatori dai consulenti finanziari e sono indispensabili per conoscere il profilo di rischio e le caratteristiche dell’investitore dovranno alzare il velo anche sull’interesse dei potenziali clienti nei confronti degli investimenti sostenibili ed eco-sostenibili. Non solo. Dovranno spiegare se e quali prodotti finanziari Esg vogliono inserire nel portafoglio dando indicazioni precise su un settore, quello degli investimenti sostenibili, che sembra piacere molto gli investitori ma che appare ancora in via di definizione (con la tassonomia europea che si sta delineando) e sul quale non mancano rischi, primo tra tutti quello di greewashing, ovvero di investimenti verdi solo di facciata.

I nuovi questionari aggiornati con le indicazioni Esg sono già pronti per buona parte delle reti di consulenti. Una ricerca McKinsey-Assoreti diffusa a maggio indicava che il 44% delle reti erano allineate. Percentuale evidentemente salita in questi mesi visto che alla partenza delle nuove norme manca meno di un mese, e pure l’offerta di prodotti sostenibili non sembra mancare. Dalla stessa ricerca emergeva che l’86% delle reti ha messo a disposizione dei consulenti strumenti Esg come piattaforme digitali (43%) e tool per la conformità normativa dei prodotti (29%) mentre il 90% delle reti ha avviato corsi Egs complementari a quelli obbligatori, e si stima che l’attuale percentuale di prodotti sostenibili delle reti sia oggi del 15-20%, destinata a salire al 35-40% nel 2025. «Quello che si apre è un percorso di cui non conosciamo il traguardo ma l’associazione è particolarmente attenta al tema della sostenibilità. Abbiamo modificato tre anni fa il codice di comportamento delle associate per introdurre regole in tal senso, sia nel rapporto con i consulenti sia con i clienti cercando di andare al di là delle regole di compliance», ha spiegato Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti, «I temi dell’ambiente (prima lettera dell’Esg ovvero Environment, ndr), del sociale (S) e della governance (G) si stanno mettendo a terra e ci porteranno ad un futuro migliore consapevoli che, in prospettiva, tutti gli investimenti diventeranno sostenibili».

Cosa cambierà intanto in concreto per i risparmiatori dal 2 agosto? Per il momento la sensazione è che, ampliando le domande contenute nel questionario, si voglia avere un’indicazione di quale sia la sensibilità dei risparmiatori verso il tema della sostenibilità, senza ricadute immediate sui portafogli. Anche se l’Esma (la Consob europea) ha aggiunto che le imprese avranno il compito di «aiutare i clienti a comprendere il concetto di preferenza per la sostenibilità, i diversi tipi di prodotti inclusi, le caratteristiche e le scelte da fare in questo contesto». Da agosto le reti dovranno quindi iniziare anche a dare maggiori informazioni al cliente in tema di sostenibilità ma poi non c’è nessun obbligo, da parte del consulente, di offrire effettivamente un fondo o un investimento Esg anche in caso di alto interesse del risparmiatore. E a ben vedere non c’è neppure alcun un divieto di proporre un fondo Esg qualora il cliente affermasse di non avere nessuna propensione verso la sostenibilità. Da agosto si avrà però una fotografia più dettagliata sull’attitudine dei risparmiatori verso questo settore, anche se le reti sembrano muoversi in ordine sparso pure nella messa a punto delle domande. C’è per esempio chi si limita a chiedere se gli investimenti Esg o quelli Sri (responsabili dal punti di vista sociale e ambientale) siano o no di interesse del risparmiatore, e chi propone una scala di preferenze (nulla, bassa, media e alta). Domande che potranno essere affinate nei prossimi mesi con la scadenza di agosto che appare l’avvio di un percorso e le autorità propense a lasciare qualche mese di assestamento, mentre diverse questioni restano aperte. Non solo nella definizione stessa di investimenti Esg (da affinare a livello europeo), ma pure su quale debba essere l’approccio verso il risparmiatore. Perplessità che reti e consulenti hanno esposto nella consultazione avviata dall’Esma sul tema lo scorso aprile.

I rischi del verde. «E’ nota la scarsa alfabetizzazione dei cittadini europei in materia finanziaria ed è difficile immaginare che siano in grado non solo di determinare gli elementi indispensabili di un investimento, come orizzonte temporale o tolleranza al rischio, ma ora determinare anche in modo specifico quali strumenti sostenibili e in che misura inserire nel proprio portafoglio», sostiene il presidente di Anasf, Luigi Conte, aggiungendo che «è evidente che tale scelta possa essere sostenuta solo attraverso il supporto di un consulente finanziario». Ma allo stesso tempo dall’Associazione sottolineano come sia «particolarmente complessa l’indicazione della percentuale minima di preferenze di sostenibiltà, considerando che sono ancora ridotti gli strumenti finanziari conformi, in un quadro in via di definizione». Mentre da Assoreti sottolineano la mancanza di dati e le differenze tra il regolamento europeo sugli investimenti sostenibili (Sfdr) che guarda a fondi e polizze mentre la Mifid che allarga invece il raggio d’azione anche ai singoli titoli sostenibili in un conteso di «carenza di informazioni», che necessiterebbe di «un approccio graduale». La certezze, per ora, è che ad agosto si parte per un percorso verso la sostenibilità tutto da costruire. (riproduzione riservata)
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