Compagnie, 10 mld dall’Erario

SONO I CREDITI FISCALI CHE LE ASSICURAZIONI VITA HANNO ACCUMULATO DAL 2003 A OGGI
di Anna Messia
Il conto è arrivato a sfiorare la cifra record di 10 miliardi. Si tratta del credito verso l’erario vantato dalle assicurazioni Vita che operano in Italia. Una somma che anno dopo anno continua a crescere senza nessuna inversione di tendenza. Il tutto ha avuto inizio nel 2003, quando l’allora governo di Silvio Berlusconi, per reperire risorse pronte e immediate, utili alle casse dello Stato, decise di pescare nei ricchi bilanci delle assicurazioni. A carico delle imprese venne prelevata un’imposta sullo stock delle riserve matematiche dei rami vita, pari allo 0,2%, e più in particolare sulle tradizionali gestioni separate. Un’imposta che rappresentava di fatto solo un anticipo del prelievo che sarebbe poi stato operato dalla compagnia sul rendimento della polizza all’atto dell’erogazione della prestazione in occasione della scadenza contrattuale o del riscatto, totale o parziale, del capitale assicurato. Un credito d’imposta, in altri termini, da far valere quando la polizza sarebbe andata in prestazione.

Ma quel prelievo forzoso, un prestito non remunerato, è andato avanti negli anni ed è pure cresciuto, facendo lievitare il credito d’imposta fino, appunto, alla soglia dei 10 miliardi. Dallo 0,20% del periodo 2003-2007 si è saliti infatti allo 0,39% nel 2008, con l’unico passo indietro nel periodo 2009-2011 allo 0,35%, per poi risalire allo 0,5% nel 2012 e stabilizzarsi allo 0,45% dal 2013 in poi. La manovra è quindi divenuta stabile ma da un lato l’innalzamento della percentuale del prelievo e, dall’altro, l’incremento pressoché costante dell’entità delle riserve matematiche, per l’aumento della raccolta Vita, hanno fatto si che le compagnie di assicurazione si sono trovate nella materiale impossibilità di recuperare in pieno l’importo inizialmente anticipato all’Erario. Dagli 8,2 miliardi del 2017 si è passati ai 9,5 miliardi del 2020 e alla fine dello scorso anno il conto era salito a 9,7 miliardi.

Ania, l’associazione delle assicurazioni presieduta da Maria Bianca Farina, non ha mai sollevato la questione ma per cercare di risolverla si è anche pensato a un meccanismo di recupero automatico fino a consentire di cedere il credito ad altre società del gruppo e a compensare quelli più vecchi (oltre cinque anni) con altre imposte. Ma anche questi strumenti non hanno funzionato e nel 2013 è stato previsto un prelievo limite (un cap) nel caso in cui il credito d’imposta da recuperare avesse superato una cerca soglia. Ma anche con questo nuovo meccanismo, alla fine del 2021 il credito d’imposta non ancora ancora stato recuperato a livello di settore con un assegno salito appunto a 9,7 miliardi. (riproduzione riservata)
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