Il bonus 110% ora frena i cantieri

CASASOLD CROLLA ALL’EGM (-13%) DOPO IL PROFIT WARNING SUI CONTI PER IL RIALZO DEI COSTI
di Elena Dal Maso
Il bonus 110% può avere effetti perversi e distorsivi sul mercato immobiliare. E mettere in ginocchio le aziende che nulla hanno a che fare con questo meccanismo che al premier Mario Draghi proprio non piaceva. Ne ha fatto le spese anche una società quotata sul segmento Egm di Piazza Affari, CasaSold, che ha lanciato un profit warning a causa della concorrenza sleale del bonus 110. Mercoledì il titolo ha chiuso in ribasso del 13,25% a 1,31 euro. CasaSold si è quotata il 18 marzo 2021, poco più di un anno fa, a 3,33 euro. Si tratta di una pmi innovativa che opera nel settore dei servizi immobiliari grazie all’aiuto di una piattaforma software proprietaria. «Quest’ultima ci aiuta a individuare gli appartamenti che possono essere venduti a scopo residenziale o uffici con un buon margine dopo una ristrutturazione. Proponiamo allora il progetto ai proprietari degli immobili. Il problema è che oggi l’operazione è diventata impossibile», spiega a MF-Milano Finanza Omero Narducci, amministratore delegato di CasaSold. «Il mondo delle imprese è stato drogato dal meccanismo del 110%, i rimborsi hanno fatto lievitare i valori. Per esempio il costo della manodopera è aumentato in media del 40%. Sempre che troviamo i muratori, perché non vogliono più lavorare da noi, chiaramente vanno da chi paga di più. Con la conseguenza che i margini di guadagno si sono annullati», facendo saltare il banco. Secondo il manager, il bonus 110% «è diventato un diretto concorrente perché insiste sugli stessi appartamenti in condominio oggetto delle nostre ristrutturazioni. Abbiamo liquidità per i prossimi 12 mesi, ora dobbiamo individuare strategie alternative per salvare la cassa e stiamo guardando a settori limitrofi», aggiunge Narducci, in precedenza cfo di Aruba.

Prima di lasciare la guida del governo, Draghi aveva detto davanti al Senato che «il problema del Superbonus sono i meccanismi di cessione dei crediti individuati senza discrimine, chi li ha disegnati è colpevole di questa situazione in cui migliaia di imprese stanno aspettando i crediti. Ora bisogna riparare al malfatto e tirar fuori dai pasticci le società che si trovano in difficoltà». Draghi aveva fatto riferimento alle imprese del settore edile con i crediti in mano bloccati dalle revisioni a Roma, e alla difficoltà di poterli cedere alle banche per incassare la liquidità. Più i tempi si allungano in questo senso, più aumenta la sofferenza di cassa delle imprese. Forse l’ex banchiere centrale non si aspettava che il danno potesse propagarsi a macchia d’olio, permeando l’intero comparto edilizio.

Le prospettive illustrate da CasaSold nel documento inviato ai mercati sono complesse: «Quanto ai vecchi contratti, l’impatto dell’incremento dei costi è stato bilanciato dall’aumento dei prezzi di vendita degli immobili». Ma se si va a guardare a contratti più recenti, «l’aumento dei costi ha avuto un impatto importante sulla marginalità attesa. Nel secondo trimestre la società ha riscontrato una maggiore difficoltà nel ricevere offerte sugli immobili oggetto di intervento». Questo significa che il rialzo dei prezzi delle case, l’aumento dei tassi della Bce che va a incidere sui mutui e la frenata dell’economia con la guerra in Ucraina hanno già raffreddato il settore immobiliare.

Le imprese: con il Superbonus prezzi cresciuti in maniera esponenziale
«Lo diciamo da tempo: il Superbonus 110% è una misura costosa e ristretta a pochi attori della filiera». Parola di Silvia Rovere, presidente di Confindustria Assoimmobiliare, secondo la quale l’incentivo – anche alla luce dell’attuale contesto geopolitico internazionale – ha causato, «un aumento esponenziale dei costi dei lavori». Rovere è stata interpellata da MF-Milano Finanza sulla notizia che CasaSold, società immobiliare quotata a Piazza Affari, ha lanciato un allarme sui profitti proprio a causa del Superbonus che ha distrutto il mercato delle ristrutturazioni classiche, aumentando i costi della manodopera del 40% in media e portando via le migliori occasioni d’appartamenti da ristrutturare.

Il vizio d’origine, prosegue Rovere, «è nella mancata inclusione degli operatori istituzionali e professionali dell’immobiliare, che ha aperto il campo a soggetti improvvisati, con ricadute sugli investitori e sugli utenti finali».

Sul tema prende la parola anche Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari. «Il bonus 110 è una norma che non aiuta il mercato né le ristrutturazioni e non aiuta in nessun modo la riconversione urbana soprattutto delle aree periferiche, per le quali era stata pensata», commenta a caldo. Breglia pone l’accento in particolare su «truffe, mancato controllo degli operatori che usano i crediti, mercato secondario si cui si è persa tutta l’informazione. I fondi del 110 sono denaro assolutamente buttato via, è andato magari a migliorare i vecchi edifici di pregio nei centri storici delle nostre città ma non ha migliorato le aree periferiche». Una «politica più da emirato che adatta a un Paese che si porta sulle spalle un debito pubblico colossale», conclude l’esperto.

Il Superbonus è stato al centro delle tensioni nell’ultima fase del governo di Mario Draghi. Una misura che il premier dimissionario non ha mai nascosto di non apprezzare, per come era stata congegnata. Dopo il passo indietro, nei giorni scorsi in un discorso davanti al Senato Draghi aveva peraltro ripetuto che «il problema del Superbonus sono i meccanismi di cessione dei crediti individuati senza discrimine, chi li ha disegnati è colpevole di questa situazione in cui migliaia di imprese stanno aspettando i crediti. Ora bisogna riparare al malfatto e tirar fuori dai pasticci le società che si trovano in difficoltà». Ieri CasaSold ha chiuso a Piazza Affari con una perdita di oltre il 13% dopo aver reso noto al mercato che il settore delle ristrutturazioni, nel quale la società opera, si è di fatto bloccato proprio a causa di questa misura che alza i costi della manodopera e fa diretta concorrenza. (riproduzione riservata)
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