Welfare fai-da-te

Carlo Giuro
Il Covid 19 rappresenta un punto di non ritorno avendo inciso in maniera profonda nella struttura stessa del sistema economico e sociale italiano. Tra i diversi profili su cui si determina un forte impatto c’è quello del welfare sia in considerazione dell’incremento esponenziale del debito pubblico, sia per i trend demografici accentuati (si pensi all’ invecchiamento della popolazione e alla bassa natalità), sia, ancora, per i nuovi bisogni emersi soprattutto in termini di protezione e assistenza. Come ha ricordato l’Ivass in un recente intervento Robert Shiller, premio Nobel per l’economia, parlò circa 20 anni fa di «risk management for the masses», ossia una gestione efficiente dei rischi non più confinata nel mondo degli specialisti, ma diffusa tra la popolazione per fronteggiare con successo le sfide del futuro. E’ quello che sembra sempre più necessario anche in termini di welfare considerando che ancor più nel post Covid 19 sarà sempre più necessario attivare una sinergia pubblico/privato. Non a caso nei giorni scorsi Generali Italia su questo fronte ha lanciato un nuovo modello di servizio e mettendo sul piatto 500 milioni di euro nei prossimi tre anni per innovazione e investimenti a tema per famiglie, imprese e sistema Paese. Il modello tecnologico prevede anche il lancio di nuove soluzioni come l’offerta “Immagina Adesso Salute&Benessere” che si pone l’obiettivo di raggiungere 300 mila clienti all’anno e vuole porsi come unico interlocutore per la salute delle famiglie italiane prevedendo check up, teleconsulti e cure anche via App. Come può allora una famiglia dotarsi di adeguate coperture per costruire un proprio percorso di welfare integrativo? Il primo tassello da porre nel mosaico è quello dell’integrazione pensionistica, esigenza sempre più accentuata dall’applicazione del metodo di calcolo contributivo che determina il futuro assegno di quiescenza in funzione dei contributi versati lungo l’arco della intera vita lavorativa.

Nel concreto è consigliabile per i lavoratori dipendenti del settore privato aderire alla propria soluzione collettiva di riferimento per acquisire il diritto al contributo del proprio datore di lavoro. Anche ai dipendenti pubblici è suggeribile aderire per lo stesso motivo al proprio fondo pensione di categoria (al momento sono attivi i comparti Espero e il Perseo Sirio). Per i liberi professionisti e gli autonomi la soluzione è quella dell’adesione a un fondo pensione aperto o piano individuale di previdenza con attenzione nella selezione al profilo dei costi, alla architettura finanziaria disponibile, alla tipologia di rendite offerte. In prospettiva va valutata anche l’opportunità di attivare un piano previdenziale integrativo per i famigliari a carico con riferimento ai quali si può usufruire della deducibilità dei contributi versati entro il limite annuo complessivo dei 5.164,57 euro. Ulteriore esigenza fondamentale di welfare da coprire è quella poi sanitaria nei confronti della quale, come testimoniato dalla recente ricerca Bnp Paribas Cardif-Ipsos, è accresciuta la sensibilità collettiva.

Nel caso in cui si sia lavoratori dipendenti anche qui la via può essere rappresentata in via principale da soluzioni di tipo collettivo legate alla propria condizione occupazionale. Lo strumento può essere quello del fondo sanitario o della polizza collettiva. In una recente indagine condotta dal Mefop su come si sono mossi i fondi sanitari alla luce del Covid 19, questi hanno implementato la propria offerta, segmentando le attività.

In primo luogo è stata arricchita la prevenzione verso tutti gli iscritti (sia quella primaria che quella secondaria e terziaria, dalle campagne, al supporto psicologico e servizi ai fragili), poi tra gli altri interventi è stato realizzato il rafforzamento della copertura della diagnostica, delle visite specialistiche, anche attraverso la modifica di franchigie e massimali e l’assistenza economica rispetto al rischio specifico della malattia o dell’isolamento. Dal punto di vista finanziario si sono previste diarie da isolamento e da ricovero, extra budget in caso di terapia sub-intensiva e intensiva. Si guarda con forte attenzione poi allo sviluppo di servizi innovativi legati alla presa in carico dei non autosufficienti, dei fragili e cronici. In generale si nota un forte impulso al sistema dei servizi sanitari alla persona. Con riferimento ai liberi professionisti va evidenziato come sempre più spesso le casse di previdenza offrono prestazioni, in larga parte sotto forma di rimborso, per spese mediche, la copertura long term care (non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana), per infortunio, spese straordinarie per eventi imprevisti, spese di assistenza per anziani o malati non autosufficienti.

Le prestazioni che vengono erogate mediante polizze assicurative o in autogestione o attraverso una rete convenzionata ma anche in modalità mista in alcuni casi vengono estese anche ai famigliari. Inoltre alcune forme pensionistiche integrative sia su base collettiva che, più spesso, su base individuale offrono la possibilità di attivare, anche prima del pensionamento, coperture assicurative accessorie sia per coprire il caso di premorienza che rischi sanitari (come long term care e invalidità). La copertura può essere facoltativa o obbligatoria.

Dal punto di vista fiscale anche le somme versate a un fondo pensione ma destinate alla copertura di prestazioni accessorie assicurative per premorienza, invalidità permanente e long term care beneficiano del più vantaggioso regime di deduzione dal reddito complessivo (sono deducibili entro il limite annuo dei 5.164,57 euro). Tali coperture se stipulate direttamente con una compagnia assicurativa godono del meno favorevole regime di detrazione dall’imposta lorda (fino al 19% con un importo massimo che a seconda della tipologia di rischio arriva a 1.291,14 euro, ma è prevista una riduzione dell’aliquota per i contribuenti con redditi superiori ai 120 mila euro). Sono cinque in base agli ultimi dati Mefop (elaborati al 31 dicembre 2020) i fondi pensione negoziali che prevedono coperture assicurative accessorie (Fonchim, Fondenergia, Solidarietà Veneto, Foncer e Previmoda), si tratta di prestazioni che riguardano premorienza e invalidità (viene liquidato un capitale per ogni anno mancante al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia). Coperture che sono offerte anche da alcuni fondi preesistenti. Mentre sempre secondo l’analisi Mefop sono 16 i fondi pensione aperti che prevedono garanzie assicurative accessorie. Infine alcuni fondi pensione (in particolare i negoziali) offrono la possibilità di scegliere, al momento del pensionamento, una rendita con l’opzione per la copertura del rischio di non autosufficienza. Ad esempio in quest’ultimo caso la rendita pagata periodicamente dal fondo raddoppia nel caso in cui sopraggiungano situazioni di non autosufficienza. (riproduzione riservata)
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