Occasione Insurtech

ASSICURAZIONI IN EUROPA DA GENNAIO CI SONO STATI INVESTIMENTI NEL SETTORE PER 1,8 MILIARDI, DI CUI SOLTANTO 0,4 HANNO RIGUARDATO L’ITALIA. SERVE PIÙ CORAGGIO COME È STATO CON LE BLACK BOX NELLA RC AUTO, PRIMATO TUTTO ITALIANO

Serve un po’ di rischio e tanta audacia per innovare nel settore assicurativo utilizzando le nuove tecnologie. La pandemia, con il lockdown, ha spinto tutta l’industria ad accelerare l’uso dei nuovi strumenti di comunicazione, come un po’ per tutti. Ma l’Italia sembra però procedere troppo a rilento in tema di insurtech rispetto agli altri mercati europei e al resto del mondo, e senza un’accelerazione il rischio è perdere il passo. Il tema è stato al centro del panel «Insurtech, è innovazione assicurata», nel terzo giorno della MilanoFinanza Digital Week, e i dati di partenza non sembrano molto rassicuranti. In Italia gli investimenti nel settore Insurtech «sono abbondantemente insufficienti per contrastare la competizione di grandi fondi e player assicurativi internazionali, che guardano con sempre maggior interesse al mercato italiano. Gli investimenti nell’Insurtech a livello europeo nei primi mesi del 2021 ammontano a 1,8 miliardi con 34 round superiori ai 2 milioni, di cui solo 0,4 milioni di euro in Italia», ha segnalato il presidente dell’Italian Insurtech Association, Simone Ranucci Brandimarte. Eppure le assicurazioni «non sono una foresta pietrificata» e anche in Italia non mancano casi di successo in tema di innovazione tecnologica, ha aggiunto Andrea Battista, ceo di Net Insurance, ricordando il caso delle scatole nere installate sulle automobili con le polizze Rc Auto che offrono sconti e servizi aggiuntivi ai clienti. Le compagnie italiane sono state le prime a muoversi con le black box e ancora oggi vantano un primato mondiale. Se per ora la pandemia non sembra aver accelerato la richiesta dei clienti di comprare polizze sui canali diretti, ha osservato Matteo Carbone, founder e director dell’Iot Insurance Observatory, sta però aumentando «l’offerta delle polizze embedded, collocate da altri operatori, come telco o utilities», con prodotti su misura offerti per uno specifico bisogno. Una crescita spinta anche dallo sviluppo dell’open insurance, che consente la condivisione dei dati dei clienti, come già avvenuto nel mondo bancario con la Psd2. Anche se non mancano le differenze tra i due settori, considerando per esempio che nel comparto assicurativo le informazioni sui clienti possono essere più sensibili e riguardano per esempio la loro salute e gli spostamenti, con una regolamentazione ancora da definire. «L’Italia è stato il primo mercato a lanciarsi nelle scatole nere ed è stato un caso di successo con cui le compagnie italiane hanno anticipato un trend molto importante. Sono convinto che il potenziale delle scatole nere e dei dati in genere sulla mobilità non sia stato esploso del tutto. Si può fare ancora molto», ha sottolineato Stefano D’Ellena, head of insurance Italy di Everis, società del gruppo Ntt Data, aggiungendo che «l’utilizzo della tecnologia per calcolare con più cura il rischio si può replicare anche ad altri mercati». Le potenzialità dell’utilizzo della tecnologia nel settore assicurativo sono evidentemente molto ampie e bisogna avere il coraggio di sperimentare, ma la ricompensa di scommettere sull’insurtech potrebbe essere ampia. Prima tra tutti l’aumento della diffusione delle polizze danni in Italia, tradizionalmente un mercato meno sviluppato rispetto al resto d’Europa a differenza del comparto Vita, che vede il Paese tra i primi dell’Unione. Il progetto industriale della Scap Revo, appena quotata a Piazza Affari e ora in cerca del target da acquistare, «guarda per esempio a soluzioni assicurative per rischi atmosferici e catastrofali utilizzando soluzioni costruite su blockchain», spiegato l’amministratore delegato di Revo, Alberto Minali. Coperture che sono le «grande assenti nel mondo assicurativi. Sono bisogni che oggi le compagnie non colgono in pieno, ma la tecnologia, compresa l’intelligenza artificiale, può contribuire a ridurre i prezzi e affinare l’offerta, colmando il gap». (riproduzione riservata)

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