Maggi: da rivedere il prelievo fiscale sui fondi pensione

di Anna Messia
I fondi pensione hanno retto bene alla pandemia. Grazie agli strumenti di sostegno al lavoro messi in campo dal governo, nell’ultimo anno gli strumenti di previdenza complementare hanno visto il loro patrimonio crescere del 5,4%, a 62 miliardi di euro. Allo stesso tempo gli iscritti sono aumentati dell’1%, raggiungendo 3,3 milioni di sottoscrittori, mentre il rendimento, se si guarda agli ultimi dieci anni, è stato pari in media al 3,6% annuo. «Numeri che mostrano come il settore, nato alla fine degli anni ’90, sia oggi un soggetto investitore istituzionale importante per il Paese», dice a MF-Milano Finanza, Giovanni Maggi presidente di Assofondipensione, associazione che rappresenta 31 fondi negoziali, cioè nati dall’accordo tra imprenditori e lavoratori di un settore industriale e dei servizi. Anche per i mesi a venire «non sembrano esserci particolari timori, vista la ripresa economica», osserva Maggi che guardando però al futuro chiede al governo interventi non più procrastinabile, sia sul fronte delle adesioni sia su quello fiscale.

«Gli iscritti sono pari oggi al 30% dei lavoratori, troppo bassi se si guarda ad altri Paesi europei. Per dare una spinta alle adesioni servirebbe riaprire una nuova finestra di silenzio-assenso, come nel 2007», si dice convinto Maggi che chiede aggiustamenti anche sul fronte fiscale. In ballo c’è la proposta contenuta nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef delle Commissioni Finanze di Camera e Senato, di passare a una tassazione EET sui fondi pensione italiani, come avviene in molti Paesi europei. In pratica dal regime di tipo ETT, ovvero esenzione dei versamenti, con tassazione dei rendimenti e delle prestazioni, si passerebbe ad un sistema EET, dove anche la fase di accumulo è senza prelievi fiscali, con l’esclusiva tassazione delle prestazioni. «Ma se siamo d’accordo sul passaggio ad un prelievo di tipo EET non siamo invece favorevoli ad applicare le aliquote Irpef ordinarie, come prevede il documento conclusivo, perché occorre mantenere una fiscalità incentivante per promuovere la previdenza complementare, pur rispettando la progressività», aggiunge Maggi ricordando che i fondi sono pronti a fare la loro parte anche per il sostegno alla ripresa e all’economia italiana.

Il progetto di sistema, avviato con Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), prevede come noto l’avvio di due fondi di fondi, di private equity e di private debt, di 250 milioni l’uno, è in fase di raccolta di adesioni, con la chiusura fissata dopo l’estate. «Ad oggi sette fondi hanno versato 140 milioni ma ce ne sono almeno altri dieci interessati», ha concluso Maggi augurandosi un’accelerazione e aggiungendo che, per fine anno, in cantiere con Cdp c’è già «un fondo di fondi dedicato alle infrastrutture». (riproduzione riservata)

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