Lavorare in gruppo batte l’afa

GLI INDIRIZZI DEL MINISTERO DELLA SALUTE E DELL’INL PER LA TUTELA DI CHI RISCHIA LO STRESS TERMICO

D’estate è vietato lavorare da soli. Il caldo, l’afa, il cosiddetto «stress termico» va combattuto anche così, non permettendo cioè ad alcun lavoratore di rimanere da solo. In caso d’insorgenza di segni e di sintomi di malattie da calore, infatti, deve esserci un compagno vicino che può allertare il 118 e prestare il primo soccorso.
A suggerirlo, tra l’altro, sono gli indirizzi sulla valutazione dei rischi da stress termico e l’individuazione delle possibili misure di prevenzione messe a punto dal ministero della salute per l’estate 2021.

Rischio sicurezza lavoratori. Il rischio da stress termico è oggetto di una specifica valutazione dei rischi, in particolare con riferimento al settore dell’edilizia (Titolo IV del citato Tu sicurezza), e sono previste precise responsabilità a carico dei coordinatori e dei datori di lavoro in caso di inosservanza. Pertanto, nel corso delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza, gli ispettori devono avere in cura anche l’attenzione ai rischi derivanti per i lavoratori dall’innalzamento delle temperature, nonché alle misure adottate dal datore di lavoro al fine di garantire l’incolumità degli stessi (lavoratori), nel rispetto di quanto previsto dalla disciplina in materia di sicurezza sul lavoro (Tu), tenuto conto dell’analisi e della valutazione dei rischi aziendale e del programma di sorveglianza sanitaria redatto dal medico competente, nonché delle indicazioni tecniche e dalle linee guida approvate dal ministero della salute.

Nella nota prot. n. 4639/2021, annunciando un’intensificazione delle azioni di prevenzione dal rischio da stress termico nei cantieri edili e stradali e nei settori agricoltura e florovivaismo (si veda ItaliaOggi del 7 luglio scorso), l’Inl ha richiamato la circolare 18 maggio 2021 avente a oggetto «Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute — Attività 2021 in relazione all’epidemia Covid» con cui il ministero della salute, anche per l’anno 2021, ha fornito indicazioni sulla gestione e prevenzione degli effetti conseguenti a ondate di calore (https://www.salute.gov.it/portale/caldo/homeCaldo.jsp), gli indirizzi per la valutazione dei rischi da stress termico e l’individuazione delle possibili misure. Il tutto è consultabile alla sezione «Microclima» del portale agenti fisici, al link: https://www.portaleagentifisici.it/fo_microclima_index.php?lg=IT).

Organizzazione del lavoro. Relativamente all’organizzazione del lavoro, le indicazioni per la sicurezza suggeriscono, in primo luogo di designare una persona che sovrintenda al piano di sorveglianza e risponda agli effetti sulla salute dello stress da caldo (deve trattarsi di persona addestrata sulla prevenzione del rischio termico e sulle misure di tutela da attuare). In secondo luogo, occorre procedere con l’identificazione dei pericoli, il che implica il riconoscimento dei rischi legati al calore e delle malattie da calore, dovute agli effetti di alte temperature, elevata umidità, all’esposizione al sole o ad altre fonti di calore, alle esigenze lavorative, agli indumenti di lavoro, ai Dpi e ai fattori di rischio personali. Terzo adempimento: rendere disponibili e accessibili acqua e aree ombreggiate per le pause. Acqua fresca potabile deve essere sempre disponibile e facilmente accessibile. Per di più, i lavoratori andrebbero incoraggiati a bere circa un litro d’acqua ogni ora, ovvero circa un bicchiere d’acqua ogni quindici minuti. Bere solo quando si ha sete può andare bene nei giorni freschi, ma in occasione di un’ondata di calore i lavoratori devono fare massima attenzione al proprio livello d’idratazione e bere prima di avere sete. Per quanto sia possibile, inoltre, occorre assicurare la disponibilità di aree completamente ombreggiate o climatizzate per le pause e il raffreddamento. Pianificare pause brevi, ma frequenti, non causa perdite di produttività, ma anzi, è in assenza di pause pianificate che i lavoratori lavorano più lentamente e in maniera meno efficiente.

L’acclimatazione dei lavoratori. Quarto step è «l’acclimatazione dei lavoratori». Il che richiede qualche considerazione in più. L’acclimatazione consiste in una serie di modifiche fisiologiche che consentono all’organismo di tollerare la conduzione di mansioni lavorative in condizioni di esposizione a temperature elevate. Si può ottenerla aumentando gradualmente i carichi di lavoro e l’esposizione al calore, nonché favorendo l’effettuazione di frequenti pause per l’approvvigionamento di acqua e il riposo all’ombra. Sono necessari da 7 a 14 giorni per raggiungere uno stato di acclimatazione, a volte di più nel caso in cui il lavoratore stia assumendo determinati farmaci o sia portatore di patologie croniche. La raccomandazione alle imprese è che, in caso di ondata di calore, i lavoratori neo-assunti e quelli che riprendono il lavoro dopo un’assenza prolungata inizino con il 20% del carico di lavoro il primo giorno, nei giorni successivi non incrementare il carico di più del 20%; i lavoratori esperti dovrebbero iniziare il primo giorno al 50% del carico normale, il secondo giorno al 60%, il terzo giorno all’80% e il quarto giorno al 100%. Infine, si consideri che l’acclimatazione si mantiene per alcuni giorni anche se si interrompe l’attività lavorativa, ma inizia a perdersi dopo circa una settimana di assenza dal lavoro.

I decessi per lo stress da caldo si verificano spesso durante i primi giorni di attività lavorativa e/o nei primi giorni di un’ondata di calore. Spesso le vittime degli effetti del caldo sono i lavoratori neo-assunti, con meno esperienza lavorativa alle spalle, ovvero lavoratori giovani e in ottime condizioni di salute

Rivedere i turni di lavoro. Tra le misure che il datore di lavoro può adottare al fine di garantire l’incolumità dei lavoratori allo stress termine c’è pure la modifica degli orari di lavoro, al fine di ridurre l’esposizione dei lavoratori al calore. Viene raccomandato, in particolare:

la riprogrammazione delle attività che non sono prioritarie e che sono da condursi all’aperto nei giorni con condizioni meteoclimatiche più favorevoli;

la pianificazione delle attività più impegnative dal punto di vista fisico durante i momenti più freschi della giornata e di quelle meno impegnative nei momenti più caldi;

di alternare i turni tra i lavoratori;

l’interruzione del lavoro se le misure di prevenzione sono inadeguate in caso di rischio di malattie da calore molto alto;

di programmare i turni di lavoro dei lavoratori maggiormente «vulnerabili» nelle ore meno calde con pause programmate più lunghe oppure la sospensione dal lavoro.
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