L’auto elettrica corre alla velocità del pil pro-capite

Per Carlos Tavares l’auto elettrica non è affatto democratica. Le vetture a batteria «sono ancora troppo costose» per le masse e «sono state imposte brutalmente dall’alto», ha sottolineato di recente il ceo di Stellantis. Uno studio pubblicato ieri dall’ Acea pare confermare la tesi del manager portoghese. L’anno scorso, è vero, le immatricolazioni di veicoli elettrificati (elettriche pure e ibride plug-in) hanno preso il volo, conquistando il 10,5% del mercato europeo. Il dato complessivo nasconde però profonde diseguaglianze geografiche. Stando ai calcoli dell’associazione dei costruttori europei, il 73% delle vendite di auto elettriche si concentra in soli quattro mercati, Svezia, Olanda, Finlandia e Danimarca, con un pil pro-capite in media superiore ai 46 mila euro, fra i più alti del Vecchio Continente. Il residuo 27% di immatricolazioni verdi si distribuisce in ben 23 Paesi. La coincidenza, secondo l’ Acea, non è casuale ma segnala la correlazione esistente fra penetrazione delle vetture a batteria e ricchezza: la prima è direttamente proporzionale alla seconda. All’opposto la relazione è dimostrata dal fatto che nei Paesi con un pil pro-capite in media inferiore ai 17 mila euro la quota di mercato dei veicoli a batteria non supera il 3%. Cipro, Lituania, Estonia, Croazia e Polonia si trovano così in fondo alla classifica della mobilità verde. «Come per la distribuzione delle infrastrutture di ricarica esiste un evidente divario nell’accessibilità economica delle auto elettriche fra Europa centro-orientale e occidentale, nonché un sensibile scarto fra Nord e Sud del continente», ha sottolineato Eric-Mark Huitema, direttore generale Acea. Nel 2020 la penetrazione delle auto elettriche in Francia e Germania si è attestata fra il 10 e il 15%, mentre in Italia, Spagna e Grecia si è fermata fra il 2 e il 5%. «Per proseguire il percorso verso le zero emissioni», ha aggiunto Huitema, «la Commissione europea deve subito assicurare che vi siano tutti i requisiti necessari e che nessun Paese o cittadino rimanga indietro: i veicoli elettrici devono essere accessibili e convenienti per tutti». Lo studio dell’ Acea non è disinteressato.

In queste settimane i costruttori europei stanno conducendo un’intensa campagna di lobby su Bruxelles in vista dell’approvazione dei nuovi limiti di inquinamento. A metà luglio l’Ue stabilirà i nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 che per l’auto potrebbero salire dal 37,5 al 50%. Secondo indiscrezioni, il governo comunitario potrebbe anche proporre il bando delle vendite di motori diesel e benzina in Europa a partire dal 2035, sulla falsariga di quanto già deciso da alcuni Paesi membri e dal Regno Unito. Il rischio per le case è di trovarsi dinanzi a un mercato elettrico a macchia di leopardo che renderebbe difficile realizzare quelle economie di scala indispensabili per sostenere gli investimenti sulla mobilità elettrica, sulla guida autonoma e sulla digitalizzazione dell’auto. Per scongiurarlo l’ Acea chiede ai governi incentivi per favorire la diffusione della mobilità elettrica in tutti i Paesi e impegni vincolanti nella costruzione di una rete di ricarica capillare. (riproduzione riservata)
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