Ivass dà indicazioni alle imprese sulla “Valutazione e trattamento prudenziale degli investimenti in strumenti finanziari complessi e/o illiquidi”

Ivass: carenze nei sistemi di governo dei rischi, nelle metodologie di individuazione e valutazione degli effettivi fattori di rischio, nei sistemi di pricing e controllo, nelle modalità adottate per calcolare gli assorbimenti patrimoniali di tali attivi

Nel primo quinquennio di applicazione delle regole prudenziali introdotte da Solvency II si
è consolidato e acuito il contesto di tassi di interesse particolarmente bassi, a volte
negativi.

Ciò ha spinto gli operatori, alla ricerca di una maggiore remunerazione per i
propri investimenti, a incrementare – direttamente o in via mediata, tramite quote di
organismi di investimento collettivo o strumenti emessi da altri veicoli – la quota del
portafoglio investita in attivi complessi, esposti cioè a una pluralità di fattori di rischio.

Le verifiche ispettive condotte dall’Ivass in tale arco temporale hanno evidenziato che
all’aumento delle quote di investimenti complessi non sempre si è accompagnato il
necessario rafforzamento degli strumenti per identificare, misurare e gestire i rischi
associati a tali investimenti. In particolare sono emerse diffuse carenze nei sistemi di
governo dei rischi, nelle metodologie di individuazione e valutazione degli effettivi fattori di
rischio, nei sistemi di pricing e controllo, nelle modalità adottate per calcolare gli
assorbimenti patrimoniali di tali attivi.

L’Ivass richiama – tramite una lettera al mercato – le imprese vigilate ad adottare corrette
modalità di trattamento, ai fini prudenziali, degli investimenti in strumenti finanziari
complessi e/o illiquidi.
La detenzione di tali attivi in portafoglio, consentita a tutte le imprese, sia che dispongano
di un modello interno sia che facciano ricorso alla formula standard per il calcolo dei
requisiti patrimoniali, richiede il pieno e concreto rispetto dei seguenti requisiti:

  • l’ottemperanza al principio della persona prudente;
  • l’implementazione di un efficace sistema di gestione dei rischi;
  • la determinazione in modo indipendente del fair value degli strumenti illiquidi o
    complessi.

Al contempo, per le imprese che se ne avvalgono, è fondamentale la verifica continuativa,
nel processo ORSA, del corretto utilizzo della standard formula, che comporta sia
l’accertamento dell’adeguata rappresentazione e ponderazione dei rischi aziendali sia
quello dell’idoneità della standard formula stessa a rappresentare il profilo di rischio della
singola impresa.

Nel documento allegato sono richiamate, anche mediante il ricorso ad esempi concreti, le
disposizioni normative e regolamentari di riferimento, nonché i criteri che devono ispirare
le compagnie nella identificazione dei fattori di rischio, nella classificazione e valutazione
degli strumenti finanziari, nel calcolo del requisito patrimoniale quando operano in regime
di standard formula.

Resta fermo l’obbligo dell’Organo amministrativo di disporre la rapida rimozione di
eventuali carenze nei sistemi di assunzione, misurazione e controllo dei rischi e nel calcolo
dei requisiti patrimoniali nonché di assicurare il rispetto delle indicazioni della presente
nota.

L’Istituto proseguirà l’attività di monitoraggio in corso, attraverso l’analisi cartolare e le
verifiche ispettive, adottando le più opportune misure di vigilanza per rimuovere le carenze
organizzative e sanare gli insufficienti presìdi patrimoniali predisposti a fronte di tali
investimenti, ivi inclusa l’applicazione di maggiorazioni di capitale (capital add-on) di cui
agli articoli 47-sexies e 216-septies del CAP, il cui scopo è quello di garantire che i
requisiti patrimoniali regolamentari riflettano adeguatamente il profilo di rischio globale
dell’impresa di assicurazione o riassicurazione ovvero del relativo gruppo di appartenenza.

Ivass