Generali, Donnet rassicura gli agenti sull’opa Cattolica

di Anna Messia

Si è tenuto ieri nella Torre Hadid, sede milanese delle Generali, l’incontro tra il group ceo del gruppo assicurativo, Philippe Donnet e gli agenti assicurativi della compagnia. Non solo quelli di Generali Italia (Ga-Gi), rappresentati dal presidente Vincenzo Cirasola, ma anche gli agenti di Generali Francia, guidati da Jean Marc Seguì. Due Paesi differenti, considerando l’alto livello di concorrenza nel mercato francese, tra bancassurance, mutue e broker. Ma in entrambi i mercati le agenzie hanno un ruolo centrale per Generali e continueranno ad averlo in futuro, ha sottolineato Donnet. «Doveva essere l’anno delle vendite dirette delle polizze a causa dei frequenti lockdown che hanno tenuto chiuse le agenzie. Il 2020, al contrario, ha visto rafforzato il ruolo del tradizionale canale degli agenti», ha sottolineato Cirasola, aggiungendo che in Italia è stato uno degli anni più lucrosi dell’industria assicurativa nazionale. Tutta italiana è anche la questione legata all’opa lanciata nelle scorse settimana da Generali su Cattolica. Gli agenti rappresentati da Cirasola non hanno mancato di esprimere preoccupazione per l’integrazione della compagnia di Verona, ottenendo rassicurazioni dal group ceo sulle sinergie che porteranno Generali a essere leader Danni in Italia. Ieri Donnet è anche intervenuto pubblicamente (l’occasione è stata via web al think tank Bruegel) sulla ripresa economica che deve essere green e digitale e «richiederà massicci investimenti in tecnologia e infrastrutture», e ha poi annunciato che Generali sta considerando l’adozione di un modello ibrido d’organizzazione del lavoro, con un mix di lavoro in ufficio e da casa. «La nostra opinione è che un buon equilibrio sarebbe 60% in ufficio e 40% a casa», ha detto Donnet. Proprio nei giorni scorsi la compagnia ha firmato un accordo con le parti sociali per regolamentare il lavoro nel gruppo post-pandemia che prevede la promozione di «un utilizzo equilibrato del lavoro da remoto e del lavoro in presenza» e dell’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro con il diritto del dipendente a disconnettersi alla fine della giornata lavorativa. (riproduzione riservata)

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