I derivati nel mirino dell’Ivass

A CAUSA DEI BASSI TASSI D’INTERESSE LE ASSICURAZIONI PUNTANO SU INVESTIMENTI COMPLESSI
di Anna Messia
Iderivati, e più in generali gli strumenti complessi, finiscono nel mirino dell’Ivass, l’autorità di controllo presieduta dal direttore della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini.

In un perdurante contesto di tassi d’interesse al lumicino, le compagnie di assicurazione hanno inevitabilmente cercato nuove strade per rimpolpare i rendimenti. Il risultato è che la quota dei propri portafogli investita in attivi complessi, esposti cioè a una pluralità di fattori di rischio, è conseguentemente aumentata, sia direttamente sia tramite fondi o strumenti emessi da altri veicoli.

Fin qui nulla di anomalo ma nelle ultime ispezioni realizzate dall’istituto, sia cartolari sia nelle sedi delle imprese, è emerso che «all’aumento delle quote di investimenti complessi non sempre si è accompagnato il necessario rafforzamento degli strumenti per identificare, misurare e gestire i rischi associati a tali investimenti», hanno scritto dall’Ivass in una lettera inviata al mercato nei giorni scorsi. In particolare «sono emerse diffuse carenze nei sistemi di governo dei rischi, nelle metodologie di individuazione e valutazione degli effettivi fattori di rischio, nei sistemi di pricing e controllo, nelle modalità adottate per calcolare gli assorbimenti patrimoniali di tali attivi». E proprio quest’ultimo aspetto è un nodo cruciale per le compagnie e nella lettera indirizzata al mercato viene fatto un esempio che chiarisce la questione. Il caso è quello di una nota, priva di rating, emessa da un veicolo (spv) che detiene un titolo governativo dell’Unione Europea, indicizzato all’inflazione, e ha sottoscritto un derivato con una controparte bancaria per trasformare il flusso cedolare del titolo da indicizzato a fisso. Un investimento in cui il titolo governativo italiano rappresenta un collaterale per la controparte bancaria mentre altri titoli, governativi o corporate, rappresentano un collaterale per il veicolo e il flusso proveniente dallo swap viene corrisposto da un paying agent ai sottoscrittori delle note. In questo caso, chiarisce Ivass, «il calcolo del requisito di solvibilità patrimoniale deve essere riferito alle caratteristiche della nota, e non a quelle del titolo governativo sottostante che, essendo un governativo dell’Unione Europea, consentirebbe un assorbimento di capitale per rischio spread obbligazioni e prestiti pari a zero. Nelle ispezioni Ivass, come detto, sono state rilevate anomalie che, presumibilmente, saranno trattate caso per caso. Ma a questo punto tutto il mercato è stato avvisato. (riproduzione riservata)

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