Dall’Inps sono in arrivo i primi segnali di recupero dopo un 2020 da dimenticare

di Marco Zanotelli
La ripresa economica si sta consolidando e i numeri sono in netto miglioramento, segnali in questo senso arrivano dalle Istituzioni europee, da Bankitalia, dal ministero dell’Economia e anche dalla recente Assemblea dell’Abi. Ma, sul piano finanziario, il 2020 rimane per l’Inps e di conseguenza per i conti dello Stato, un anno tra i più difficili della sua storia, nulla di confrontabile con le crisi precedenti, uno shock esogeno e simmetrico molto diverso anche dalla recente recessione del 2008, crisi endogena al sistema economico/finanziario. A offrire un quadro dettagliato e preciso di quanto accaduto nel 2020, oltre alla Relazione annuale del presidente dell’Inps, è il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza del medesimo Istituto, che ha approvato nei giorni scorsi il Rendiconto generale. Tale documento contiene elementi utili per capire quale è stata la reale portata dell’impatto del Covid-19 sui conti dello Stato e comprendere gli effetti economico/finanziari che il fermo di gran parte delle attività economiche ha prodotto sulla finanza pubblica.

Il consuntivo Inps 2020 si è chiuso con un disavanzo di 7,1 miliardi, le entrate complessive ammontano a 472 miliardi a fronte di 479 miliardi di uscite. Nel 2019, ultimo dato pre pandemia, il bilancio dell’Inps chiudeva con un avanzo di 6,6 miliardi, pertanto, con uno scostamento effettivo 2020 in negativo rispetto al 2019 pari a 13,8 miliardi. L’analisi dei dati di consuntivo 2020 evidenzia un gettito contributivo pari a 225,1 miliardi di euro, in diminuzione di circa 11 miliardi rispetto al gettito di 236,2 miliardi di euro sul consuntivo 2019 (-4,6%), ma, e questo va evidenziato, in aumento di oltre 4 miliardi (+1,9%) rispetto alle previsioni assestate nell’ottobre 2020. Questo ultimo dato positivo segna l’inizio della fase di ripartenza del Paese.

Le uscite a carico della fiscalità generale aumentano del 27,1%, passando da 114 miliardi a 144,7 miliardi. Tra queste le spese a carico della fiscalità generale per reddito e pensione di cittadinanza che risultano nel 2020 pari a 7,2 miliardi di euro rispetto ai 3,8 miliardi del 2019. Per quanto riguarda le spese per interventi delegati all’Inps da norme di legge peculiari per la protezione sociale a carico della fiscalità generale esse risultano pari a 37,2 miliari di euro, tra cui: 17,2 miliardi di euro di interventi a sostegno del reddito con causale Covid-19, di cui ben 10,4 miliardi di euro per cassa integrazione ordinaria, in deroga e assegni di solidarietà, oltre a 6 miliardi di euro per interventi per autonomi, parasubordinati, agricoli e stagionali causale Covid-19; 3,9 miliardi di euro a sostegno della genitorialità; 825 milioni di euro per Rem; 4,87 miliardi di euro per Naspi a carico dello Stato; 517 milioni di euro per Ape sociale.

La gestione economica presenta un risultato di esercizio negativo pari a 25,2 miliardi, in peggioramento rispetto al 2019 di 18 miliardi, derivante dalla differenza tra il valore della produzione (entrate) di 360,5 miliardi ed il costo della medesima (uscite) di 385,9 miliardi, al netto di ulteriori 265 milioni di euro per altri proventi e oneri. In conseguenza del risultato di esercizio negativo a fine esercizio si registra un avanzo patrimoniale pari a 14,5 miliardi, a fronte di una situazione patrimoniale netta a inizio esercizio di 39,7 miliardi. Occorre osservare che il rendiconto generale 2020 si riferisce a parametri macroeconomici delineati nel Documento di Economia e Finanza deliberato dal Consiglio dei ministri il 15 aprile 2021 e tiene conto degli andamenti di cassa e di spesa sulla base delle registrazioni contabili nonché dei flussi finanziari.

Le maggiori uscite per prestazioni di protezione sociale sono state di 4,6 miliardi di euro e l’incremento delle prestazioni pensionistiche è stato di 1,7 miliardi. L’intervento della fiscalità generale per il sostegno del reddito dei lavoratori dipendenti, autonomi e dei professionisti, ha pesato per 12,4 miliardi. Anche il bilancio dell’Istituto ha contribuito significativamente al sostegno del reddito impegnando 18,4 miliardi di euro a carico dei propri bilanci (Gestione Prestazioni Temporanee e Fondi di Solidarietà). Le entrate per attività caratteristiche si attestano a 391 miliardi di euro, le corrispondenti uscite (al netto delle spese di funzionamento) si attestano a 381 miliardi di euro, in aumento di 36 miliardi di euro rispetto al 2019 in relazione alle attività gestite dall’Inps a sostegno del reddito dei lavoratori dipendenti, autonomi, parasubordinati, dello spettacolo, nella pandemia da Covid-19. Le erogazioni per prestazioni pensionistiche al netto di 6 miliardi finalizzati al contrasto della marginalità sociale sono state di 260 miliardi di euro mentre quelle finalizzate all’inclusione sociale sono state di 35 miliardi di euro; rilevante, in questo quadro, è il contributo alla fiscalità generale dei pensionati che riversano con l’Irpef oltre il 22% del valore delle pensioni, pari a 57 miliardi di euro. Le risorse per prestazioni a sostegno della genitorialità, assegni familiari, maternità, natalità, asilo nido, congedi parentali ecc. ammontano a 11 miliardi di euro.

Il Covid-19 ha segnato anche le assenze per malattia che hanno coinvolto 6,5 milioni di lavoratori per 145 milioni di giornate di lavoro con un incremento di 24 milioni di giornate di assenze dal lavoro. L’incremento delle indennità pagate dall’Inps è stato del 27%; la durata delle malattie pro-capite è aumentata del 21%.

Alla luce di quanto fin qui esposto ben si comprende quanto, nel 2020, sia stato gravoso il peso della pandemia sui conti dello Stato. Il sistema ha retto e da qualche mese registriamo segnali positivi tali da mostrare una ripresa in tempi ragionevolmente brevi, anche se risulta complesso prevederne gli sviluppi in ragione dell’indeterminatezza dei fattori attinenti alla dinamica della pandemia. (riproduzione riservata)

*economic advisor,
Commissione Europea e Bce
Fonte: logo_mf