Covid, le banche in prima fila

LO HA DETTO IL PRESIDENTE PATUELLI ALL’ASSEMBLEA DELL’ABI. EFFETTUATI PRESTITI E MORATORIE
di Giovanni Galli
Pur in un «complesso e drammatico contesto, le banche hanno continuato a operare nonostante tutto, non si sono mai fermate» e hanno realizzato «straordinari sforzi» anche a supporto delle misure eccezionali «per evitare che il Covid travolgesse l’economia e l’occupazione»: lo ha sottolineato Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, durante l’assemblea annuale dell’associazione svoltasi in streaming. Gli istituti hanno reso possibili operazioni finanziarie di massa per prevenire le crisi delle imprese, finora con diversi milioni di pratiche di moratoria e circa 2,3 milioni di prestiti nuovi o ampliati, più o meno garantiti, per oltre 200 miliardi di euro. «Un’opera colossale che continua, che deve continuare almeno fin quando la pandemia non sarà debellata, senza interrompere anzitempo queste iniziative che dovranno progressivamente diminuire solo dopo che la ripresa si sarà sviluppata», ha osservato Patuelli.

Un contributo alla ripresa potrebbe venire stimolando i risparmiatori a investire: «Occorre promuovere una grande crescita economica e sociale con imponenti investimenti per un forte sviluppo sostenibile, utilizzando al meglio i fondi della Ue e incentivando i risparmiatori italiani a investire non solo in titoli di stato ma anche in obbligazioni convertibili e in azioni di società. È necessario incoraggiare i risparmiatori a investire, distinguendo fiscalmente gli investimenti a medio e lungo termine dei cassettisti, che non debbono essere equiparati agli speculatori, ma incoraggiati a investire con aliquote fiscali decrescenti in proporzione alla durata degli investimenti liberamente scelti. Questa riforma rafforzerebbe i risparmiatori, le imprese italiane, frequentemente gracili, e lo stato».

Con le risorse europee e i risparmi privati di famiglie e imprese l’Italia ha la possibilità di «grandi investimenti, per un accelerato sviluppo sostenibile per la crescita economica, sociale e civile». Le banche, ha detto Patuelli, «sono in prima fila in questo grande sforzo». La pandemia ha portato crisi aziendali, che occorre innanzitutto «prevenire gestendo il rischio di credito, valutando l’effettiva capacità dei debitori di rimborsare e non ritardando gli appostamenti prudenziali nei bilanci. Non giovano a nessuno gli eccessi di rigidità, anacronistici con la pandemia, come la nuova definizione di default e il rigido calendario di deterioramento e svalutazione dei crediti che sono stati pensati ben prima del Covid». Per i nuovi crediti deteriorati e deteriorandi «occorrono tutte le misure che sono state utili per ridurre quelli preesistenti: sarebbero utili anche le tanto attese cosiddette bad bank».

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