Ciocca (Consob): L’Italia giocherà la sua partita sulla blockchain

La cybersecurity è sempre più una delle emergenze globali, accentuata dal processo di digitalizzazione velocizzato dalla pandemia. E la blockchain, il processo alla base del funzionamento delle criptovalute e del bitcoin in particolare, può essere una delle tecnologie che più può risultare utile su questo fronte, candidandosi come un prezioso strumento in grado di proteggere dai furti di identità e di dati, grazie al suo essere un sistema decentralizzato, oltre che una rete distribuita con un registro pubblico senza proprietario. Se ne è parlato ieri nel panel che la Milano Finanza Digital Week ha dedicato proprio a questi aspetti, a cui ha preso parte il commissario Consob Paolo Ciocca, che si è soffermato sul regolamento per la finanza digitale, proposto dall’Unione Europea lo scorso settembre. «Il pacchetto per la finanza digitale si compone di tre parti e rappresenta una rivoluzione per il settore», ha detto Ciocca. «Consob sta lavorando per l’approvazione di tali filoni ma questa regolamentazione richiederà anche un intervento nazionale». Gli Stati membri devono implementare il regolamento e Francia, Germania e Lussemburgo già lo stanno facendo. «Da una certa data avremmo regole comuni per l’emissione su blockchain, un mercato verrà creato», ha proseguito Ciocca. «L’Ue in questo senso si pone a un livello avanzato nel mondo, avvalla un’ambizione importante e l’Italia può giocare la sua parte perché il livello della ricerca è alto e noto in tutta Europa. Occorre creare centri di ricerca e hub dedicati alla finanza digitale».

Il tema della sicurezza ha anche effetti economici e in questo senso, secondo Ciocca, «il regolamento Dora, che fa parte del pacchetto finanza digitale, è un cambio di paradigma, perché attribuisce una responsabilità vera a tutti gli intermediari della catena finanziaria, non solo di compliance. Saranno responsabili per la verifica dei loro sistemi. C’è un cambio di paradigma anche nel rapporto con i fornitori esterni di cloud, per i quali si passa a vigilanza a livello accentrato in Europa». Sulla cybersecurity, «l’intesa con Bankitalia evolve, collaboriamo nei rispettivi ambiti di competenza. Lavoriamo ovviamente su ambiti diversi, con Consob che rimane concentrata sulla vigilanza cyber delle infrastrutture di mercato. E l’agenzia per la cybersecurity istituita dal governo è una novità molto positiva e importante per tutti quanti, perché rappresenterà un attore a cui tutti guarderemo come punto di riferimento», ha concluso Ciocca.

Del resto, durante la pandemia, sono notevolmente aumentati gli attacchi informatici. «Nel 2020 si sono verificati 1.871 cyberattacchi gravi: il Covid ha aumentato questo numero, in crescita rispetto all’anno precedente, con un impatto diretto sulle grandi organizzazioni e sul 49% delle Pmi», ha sottolineato Giorgia Paola Dragoni, ricercatrice senior dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano. «La pandemia ha digitalizzato le imprese, che si sono rivolte come mai prima allo smartworking. Questo però ha aiutato anche ad aumentare la consapevolezza dei rischi nei dipendenti», ha proseguito Dragoni. «Il mercato della cybersecurity nel 2020 valeva 1,3 miliardi in Italia. Rispetto al pil significa lo 0,08%, mentre in Paesi come Francia, Germania e Uk questo valore è più alto, intorno a una quota dello 0,2-0,3% del pil. In questo senso il Pnrr rappresenta un segnale positivo, perché la cyber è una delle aree per cui sono previsti investimenti, con anche la nuova agenzia nazionale», ha concluso Dragoni.

«Nel 2020 si è verificata una contrazione della quantità degli investimenti in ricerca e sviluppo dedicati al settore blockchain. Tali interventi si caratterizzano tuttavia per la qualità: l’Italia non è in una posizione di svantaggio rispetto agli altri Paesi, non è fanalino di coda”, ha poi evidenziato Francesco Bruschi, direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano. Per cosa si potrebbe utilizzare allora la blockchain? Secondo Michele Marchesi, professore di ingegneria del software dell’Università di Cagliari, può avere applicazioni industriali: «Può essere molto più di un registro per il trasferimento di bitcoin e avere applicazioni non monetarie, ad esempio per la certificazione, la notarizzazione e la gestione dei contratti o per trasferimenti anche provvisori nel campo della logistica. Il vantaggio della blockchain come esecutore di smartcontracts è che è completamente trasparente ed è immutabile. Questa è una garanzia enorme di fiducia che si può dare alla blockchain. Può essere la base per rapporti contrattuali con una sicurezza che prima non esisteva». (riproduzione riservata)
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