Ania: settore assicurativo colpito dalla crisi, ma resiliente

Sie è tenuta ieri l’Assemblea Ania. La presidente Maria Bianca Farina ha presentato la Relazione sul 2020

“L’assicurazione italiana è stata colpita dalla crisi, ma ha confermato la validità del suo modello gestionale, continuando a proteggere gli assicurati, a tutelarne il risparmio, a sostenere l’economia e garantire l’occupazione”.

Lo ha detto durante l’assemblea dell’Ania la presidente, Maria Bianca Farina.

Ania
Maria Bianca Farina

Il mercato assicurativo ha chiuso il 2020 con una contrazione della raccolta premi del 3,9%; in particolare, i premi del comparto danni sono diminuiti del 2,3%, quelli del comparto vita del 4,4%.

Per quanto riguarda il vita, nel 2020 sono cresciuti i premi delle polizze linked (+6,2%) e sono diminuiti quelli dei prodotti tradizionali con forme di garanzia (-9,5%). Nonostante la crisi pandemica, nel 2020 il flusso finanziario netto nei rami vita è stato ampiamente positivo, sia per il ramo I sia per il ramo III, a dimostrazione che, pur con una raccolta premi in calo, non è venuta meno la fiducia dei risparmiatori nella stabilità e
sicurezza del risparmio assicurativo.

Anche nei rami danni la raccolta premi è risultata in calo, in ragione soprattutto della contrazione dei premi r.c. auto (-5,7%), prevalentemente dovuta alla riduzione del premio medio, mentre sono rimasti nel complesso stabili i premi degli altri rami danni.

Il crollo delle attività economiche e della mobilità sperimentati durante i lockdown ha avuto effetti anche sulla dinamica dei sinistri. Non è un fenomeno solo italiano: in 26 Paesi europei su 31 il combined ratio nei rami danni nel 2020 è diminuito. Hanno fatto eccezione i pochi Paesi caratterizzati da una più ampia diffusione delle coperture per la Business
Interruption.

Riduzione dei sinistri rca

Nel 2020 la riduzione del costo complessivo dei sinistri r.c. auto è stata del 19,9%, a fronte di un decremento dei premi di circa il 6%, che va inquadrato in un contesto di diminuzione dei premi medi del 35% dal marzo 2012. Va peraltro osservato che la sinistrosità r.c. auto sta già sensibilmente aumentando nell’anno in corso, mentre la riduzione dei prezzi prosegue con la stessa intensità osservata lo scorso anno, anche in relazione agli interventi effettuati dalle imprese del Settore sui contratti attraverso sconti,
sospensioni (incrementate di oltre il 40%) e differimento dei termini; si tratta di interventi tuttora in corso. Di conseguenza, mentre nel 2020 il ramo r.c. auto ha evidenziato un saldo positivo, si può prevedere un netto
peggioramento per il 2021

L’indice di solvibilità del settore assicurativo, ridottosi durante il picco della crisi pandemica, ha poi recuperato negli ultimi due trimestri dell’anno, superando il livello registrato a fine 2019 e posizionandosi su un valore di quasi due volte e mezzo il capitale minimo richiesto a fine 2020.

RUOLO DEL SETTORE PER LA RIPARTENZA DEL PAESE

Considerato il contesto, “è indubbio che l’assicurazione, grazie alle sue caratteristiche fondamentali – quali la gestione mutualistica dei rischi e l’ottica di lungo termine sia del risparmio che le viene affidato sia dei relativi investimenti – può avere un ruolo centrale per accrescere la sicurezza e favorire uno sviluppo sostenibile“, ha detto Farina.

“Anche la protezione assicurativa deve essere parte fondamentale del piano di ripresa dell’Italia perché riduce la fragilità di individui, famiglie e imprese e, di conseguenza, la necessità di risparmio cautelativo liquido, potenziando la rilevante funzione di “ponte” tra risparmio ed economia reale che il Settore svolge da sempre.
Possiamo e vogliamo, quindi, essere al fianco del Governo, delle Istituzioni e di tutte le forze produttive e sociali per dare il nostro contributo alla ripartenza del Paese, facendo leva sugli assi portanti della nostra mission”, ha concluso.

INVESTIMENTI

Un primo asse riguarda risparmio e investimenti, due elementi fondamentali del motore di sviluppo della nostra economia; l’industria assicurativa ne è anello di congiunzione fondamentale.

Per ANIA servono regole che combinino efficacia e prudenza, per introdurre, ad esempio, il cosiddetto Fondo Utili anche nelle gestioni esistenti e per ridefinire le garanzie del ramo I con metodologie coerenti con l’attuale scenario dei tassi.
Alla fine del 2020 lo stock degli investimenti complessivi dell’industria assicurativa italiana ha superato i 1.000 miliardi di euro (cifra pari al 60% del PIL), di cui 345 miliardi in titoli di Stato italiani (pari al 15% dei nostri titoli pubblici in circolazione).

Di particolare interesse per il Settore sono gli investimenti in infrastrutture. Ania ritiene
necessario e urgente affiancare agli sforzi del pubblico gli investimenti privati. Come ANIA abbiamo recentemente istituito un fondo di investimento alternativo con l’obiettivo di allocare risorse in equity di infrastrutture italiane selezionate con criteri ESG e rendimenti di mercato. Il fondo ha già effettuato i primi investimenti ed è prossimo a raggiungere il target di raccolta di 500 milioni di euro“.

Farina sottolinea che i policy makers devono incentivare maggiormente gli investimenti di lungo termine, specialmente le iniziative più “sostenibili”.
In questa prospettiva, grande attenzione è rivolta al progetto di revisione di Solvency II, che rappresenta l’occasione per apportare gli aggiustamenti resi evidenti in questi primi anni di applicazione.

PROTEZIONE

A sostegno della ripartenza del Paese, oltre al contributo in ambito investimenti, il Settore assicurativo si impegnerà anche nell’intervento a supporto della protezione di aziende e famiglie per facilitare il loro sviluppo.

Nell’ambito dei rischi tradizionali, nonostante un aumento della diffusione delle coperture assicurative negli ultimi anni, l’Italia rimane poco protetta rispetto agli altri Paesi europei, specialmente nel comparto della salute e della casa per le famiglie e per il complesso delle coperture per le PMI.

È poi necessario affrontare la protezione dai nuovi rischi emergenti, quali i rischi di Business Interruption o di attacchi cyber.
Solo il 3% delle PMI Italiane risulta assicurato per la Business Interruption e anche i nuovi rischi cyber sono ampiamente sottovalutati e sottoassicurati.

Un’altra categoria è rappresentata dai rischi derivanti da catastrofi naturali, che stanno aumentando rapidamente di intensità e frequenza.
Nonostante l’Italia sia tra i Paesi europei maggiormente esposti, le coperture dei danni catastrofali e i servizi connessi sono ancora poco diffusi.
La ridotta sensibilità è favorita dalla percezione che lo Stato sia tenuto a intervenire per risarcire i danni causati.

Negli ultimi 50 anni, infatti, lo Stato ha previsto stanziamenti di 150 miliardi per le ricostruzioni post-sisma e di 160 miliardi per altri eventi naturali, coperti prevalentemente tramite la fiscalità generale, ma con tempi di ricostruzione solitamente lunghi e con rimborsi spesso parziali rispetto agli effettivi danni.

Per una soluzione efficace ex ante a protezione di questi grandi rischi sono necessarie, come dimostra l’esperienza della quasi totalità dei Paesi sviluppati del mondo, forme di partnership pubblico-privato, realizzabili in Italia – ad esempio – con l’introduzione di importanti incentivi o con la partecipazione pubblica parziale ai rischi, a fronte dell’obbligatorietà della copertura.