A caccia di rendimento

di Paola Valentini
Nonostante tutto la pandemia ha reso gli investitori più ottimisti rispetto ai guadagni che prevedono di ottenere dai mercati finanziari. D’altra parte «le performance degli indici azionari da inizio anno sono a doppia cifra in Europa e molto positive anche a livello globale», nota Guido Maria Brera, capo degli investimenti di Kairos. A mettere però pressione sui rendimenti attesi ci sono le dosi massicce di liquidità immesse da banche centrali e governi di tutto il mondo dopo il Covid, pari a 31 mila miliardi di dollari, calcola BofA; una montagna di denaro destinata a mantenere i tassi bassi per lungo tempo. E anche la Bce ha appena detto che sarà più paziente prima di alzare il costo del denaro. «Per superare la crisi crediamo che gli investitori debbano comprendere, ora più che mai, che tassi ultra-bassi rappresentano una caratteristica chiave dell’attuale panorama», avvisa Robeco.

Nell’ultimo Secular Outlook, Pictet (nella tabella in pagina le sue stime sui rendimenti attesi 2021-2026) prevede «che i rendimenti per gli investitori nei prossimi cinque anni saranno ben inferiori alla media». Una visione che però i risparmiatori non sembrano sposare. Da un sondaggio internazionale di Natixis Investment Management emerge che gli intervistati per il 2021 si aspettano risultati annuali del 13% al di sopra dell’inflazione dopo aver realizzato il 12,5% nel 2020. Invece i consulenti hanno un orientamento molto più conservativo e le loro aspettative si attestano intorno al 5,3%, sempre oltre al tasso di inflazione. Lo studio rivela anche che gli investitori individuali europei hanno saputo gestire meglio la situazione durante la pandemia rispetto a quelli di altre aree, con sei interpellati su dieci che dichiarano di non aver avuto alcun impatto dal Covid-19. E questo è stato possibile anche grazie al sostegno dei governi che hanno fornito miliardi di aiuti pubblici per arginare gli effetti dei lockdown. In Europa sei investitori su dieci dicono di sentirsi sicuri delle proprie finanze e, in generale, due terzi sono fiduciosi della propria sicurezza finanziaria. Tuttavia tre quarti (76%) degli investitori in Europa antepongono la protezione rispetto alla performance degli investimenti. In Italia l’81%. «Mentre gli investitori hanno grandi aspettative per il panorama di investimenti nello scenario post pandemico, la nostra indagine mostra un persistente desiderio di sicurezza rispetto alla performance degli investimenti», spiega Antonio Bottillo, country head per l’Italia di Natixis Investment Managers. Motivo per cui «andando avanti; gli investitori devono considerare attentamente i risultati che possono realisticamente sperare di ottenere e razionalizzare queste aspettative con una genuina tolleranza al rischio», conclude Bottillo. Da una parte infatti c’è il mondo dei bond, che offre sempre meno opportunità per chi va a caccia di rendimento, tanto che l’unica via per allontanarsi dallo zero è aumentare l’esposizione al rischio dei portafogli. Come emerge dall’analisi di Valori Asset Management, che ha elaborato per MF-Milano Finanza una selezione di obbligazioni con rendimento a scadenza superiore al 4%. Nel basket sono presenti alcune emissioni bancarie subordinate della tipologia Tier 2 (Banco de Credito Social e Illimity Bank). «I subordinati sono una speciale categoria di titoli il cui rimborso, nel caso di problemi finanziari per l’emittente, avviene dopo quello dei creditori ordinari; sono dunque più rischiosi», spiega Fabiola Banfi, responsabile investimenti di Valori Am, che ha selezionato anche un’obbligazione ibrida (Cpi Property), una classe di strumenti che si posiziona a metà strada fra il debito e l’azione e quindi ha meno protezione delle obbligazioni ordinarie.

Ovviamente le difficoltà di trovare rendimento nei bond spingono l’attenzione sempre più verso l’equity, ma anche in questo caso i money manager suggeriscono cautela. «Anche se l’equity ha oggi valutazioni tirate, in un mondo di rendimenti attesi inferiori a causa della mancanza di opportunità nell’obbligazionario gli investitori non avranno altra scelta se non quella di aumentare l’esposizione azionaria», sottolinea Amundi. Gli fa eco Gilles Guibout, gestore del fondo Axa Framlington Italy: «Oggi non c’è alternativa all’azionario per chi cerca rendimento. Tuttavia, visti il quadro macroeconomico e valutazioni che restano tirate, è preferibile essere prudenti». Per Amundi la necessità più urgente, in un contesto di maggiore inflazione e di correlazione positiva tra azioni e bond, è «ripensare l’allocazione bilanciata, in un regime che sfida il tradizionale equilibrio 60-40» (ovvero un portafoglio composto al 60% da azioni e al 40% bond). I rendimenti di tale basket, rileva la società di gestione, sono destinati a scendere rispetto al passato (si veda tabella): ad esempio, se un portafoglio 60-40 in asset europei negli ultimi dieci anni ha registrato un rendimento annualizzato del +5,3%, per i prossimi dieci anni Amundi stima che scenderà al +2,9%. Motivo per cui, dice sempre Amundi, «la cosa migliore è aumentare l’esposizione all’equity, considerando un obiettivo di inflazione, e costruire portafogli più diversificati, includendo asset reali e alternativi e strategie flessibili nei bond». Pictet ritiene «che nei prossimi cinque anni la performance delle azioni dei Paesi asiatici emergenti sarà la migliore tra quella di tutte le classi di attività, con rendimenti medi prossimi all’11% l’anno in dollari Usa». Mentre nell’azionario Italia il focus è sulle azioni ad alta cedola che in questa fase vedono protagoniste le banche dopo che la Bce ha dichiarato che prevede di revocare le limitazioni fissate fino a fine settembre alla distribuzione di dividendi imposte lo scorso anno durante la pandemia.

Dalle elaborazioni degli analisti spicca l’azione Intesa Sanpaolo, che dopo la rimozione dei vincoli Bce intende distribuire 0,10 euro per azione sui risultati 2020 (in aggiunta agli 0,036 euro pagati a maggio) e un acconto sul 2021 che dovrebbe attestarsi a 0,07 euro per un rendimento totale di oltre il 7% ai prezzi attuali. Secondo Equita, Mediobanca potrebbe tornare a pagare un dividendo sul bilancio 2020/2021 (chiusura a giugno) di 0,6 euro, pari a un dividend yield di circa il 6%. In luce anche Banca Generali (9,4%) che ha deciso di accorpare i dividendi 2019 e 2020 per un importo di 3,3 euro, di cui 2,70 ero saranno pagati dal 15 ottobre al 31 dicembre e 0,6 euro dal 15 gennaio al 31 marzo 2022. In linea Banca Mediolanum, il cui dividendo di 0,78 euro approvato dall’assemblea è composto da 0,44 sugli utili 2020 e 0,34 euro sul 2019: 0,02667 euro pagati a maggio e la restante parte (0,75333 euro) a ottobre, per un rendimento totale superiore al 9%. (riproduzione riservata)

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