Verti: identikit del guidatore imperfetto

Verti, compagnia assicurativa digitale del Gruppo MAPFRE, presenta la seconda ricerca di VertiMovers, che cerca di stabilire come genere, età e situazione familiare influenzino lo stile di guida degli italiani.

Il primo punto su cui si sofferma la ricerca è il vecchio, ma radicato, pregiudizio sulla base del quale le donne sarebbero meno abili alla guida rispetto agli uomini. Secondo una ricerca del Centro Studi Continental del 2018 (https://www.continental-pneumatici.it/auto/chi-siamo/press/news/sicurezza-donne-2018), riferita ai dati resi noti dall’Istat sugli incidenti registrati nel 2016, tra i sinistri stradali imputabili a colpe dei conducenti solo un quarto (il 26,6%) è causato da donne, mentre i restanti tre quarti (il 73,4%) sono causati da uomini.

L’evidenza emersa da questi numeri sembrerebbe quindi suggerire che il gentil sesso sia decisamente più affidabile al volante. Tuttavia, la percezione diffusa è differente. Solo il 3% degli italiani, infatti, pensa che le donne siano guidatrici migliori degli uomini. Lo sostiene una ricerca condotta da Ecu Testing (https://www.ecutesting.it/blog/conoscenza-auto-italiani/), azienda attiva nel settore del ricondizionamento delle centraline elettroniche dei veicoli. L’indagine riporta anche che l’87% degli uomini si sente sicuro a guidare in condizioni meteo particolarmente ostiche, contro il 71% delle donne. Questo maggiore “coraggio” degli uomini potrebbe altresì essere letto come una minor percezione del rischio e, pertanto, come una predisposizione più alta verso gli incidenti.

I dati in possesso di Verti evidenziano un gender gap minimo, per quanto riguarda la guida. Gli uomini, con una frequenza di sinistri del 6,4%, si dimostrano leggermente più attenti delle donne, le quali registrano un tasso di frequenza del 6,6%. Per quanto riguarda l’incidenza delle moto, invece, la frequenza di sinistri maschili si riduce ancora e fissa a 0,6 punti percentuali il divario con le donne.

Per quanto concerne l’influenza dell’età sullo stile di guida, da vari studi emerge una maggiore fiducia percepita negli adulti al volante rispetto ai giovani. Lo studio condotto da Ecu Testing riporta ancora che il 44% degli italiani nutre un sentimento di affidabilità maggiore nei confronti degli individui appartenenti alla fascia di età compresa tra 30 e i 50 anni, rispetto a quella under 30. La diffidenza verso lo stile di guida distratto dei più giovani potrebbe essere legata anche all’uso eccessivo dei device digitali al volante che caratterizza questa categoria. Secondo un’indagine del Virginia Tech Transportation Istitute (https://vtnews.vt.edu/articles/2019/02/020519-vtti-handsfreestudy.html), istituto specializzato in trasporti, è proprio questa la causa alla quale si può imputare la maggior parte dei sinistri.

Inoltre, una ricerca (https://www.sicurauto.it/news/attualita-e-curiosita/i-giovani-18-24-fanno-piu-incidenti-da-soli-lindagine-2019-in-germania/) condotta dell’automobile club tedesco (ADAC) dipinge un quadro in cui i giovani tra i 18 e 24 anni appaiono poco esperti e più coinvolti in incidenti nelle situazioni in cui si trovano in auto da soli.

Dopo i giovani, i più predisposti ai sinistri sono gli over 75, la cui distrazione è probabilmente riconducibile anche a un fisiologico deterioramento cognitivo. Oltre a questo aspetto, secondo il CCISS (https://www.cciss.it/web/cciss/-/anziani-alla-guida), Centro di Coordinamento informazioni sulla sicurezza stradale, gli anziani sono coinvolti con maggiore frequenza nei sinistri a causa della loro tendenza a effettuare spostamenti brevi in aree urbane congestionate dal traffico, e quindi ad alta pericolosità.

I dati Verti confermano che i giovani e gli anziani sono le fasce d’età più vulnerabili al volante. Gli under 25 registrano la più alta frequenza di sinistri auto, con un tasso dell’11,5%, seguiti dal range 25-30 anni e degli over 75, a pari merito con l’8%. I più virtuosi e affidabili sono invece gli adulti tra i 35 e i 55 anni, in particolare i 40enni.

L’ultimo interessante fattore da considerare come effetto sul comportamento al volante è lo stato civile. Sulla base dei dati in possesso di Verti, i coniugati e i conviventi sono i guidatori più diligenti, dal momento che il loro tasso di frequenza dei sinistri è di poco inferiore al 6%. Quello dei divorziati, al contrario, è superiore di circa un punto percentuale e quello dei separati di oltre un punto (si considerano i sinistri relativi ad auto e moto).

La stabilità familiare sembra quindi rappresentare un fattore corroborante per una guida sicura, almeno sulle quattro ruote. I dati Verti rivelano ancora che le persone vedove o divorziate sono curiosamente più distratte in auto, con un tasso di sinistri che raggiunge rispettivamente l’8% e il 7,5%, ma più attente sulle due ruote, con un tasso di frequenza sinistri di gran lunga inferiore.

Un’indagine del portale AutoScout24 (http://motori.ilgiornale.it/con-figli-auto/) ha confermato l’importanza dell’“effetto-famiglia” sulla guida, constatando che la presenza di figli trasforma i genitori in guidatori molto più responsabili. Dopo la nascita dei figli, infatti, oltre la metà dei genitori coinvolti nell’indagine ha dichiarato di aver modificato il proprio stile di guida al fine di bandire distrazioni ed eccessi di velocità e di rispettare in modo scrupoloso il codice della strada.

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