Ubi, no a cessione filiali

Ubi, su richiesta della Consob, ha pubblicato una nota integrativa sull’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria promossa da Intesa Sanpaolo sul 100% del capitale. Tra le diverse precisazioni, finite nel mirino dell’istituto lombardo, c’è nuovamente l’accordo stipulato da Ca’ de Sass con Bper sulla cessione di oltre 500 sportelli di Ubi alla realtà emiliana.

La banca guidata dall’a.d. Victor Massiah ha ribadito che il cda non ha ritenuto ravvisabile alcun interesse «di gruppo» in relazione alla cessione del ramo bancario all’istituto emiliano-romagnolo stabilita da Intesa nel quadro dell’offerta: e questo perché l’operazione di dismissione, da realizzarsi «per prevenire il sorgere di situazioni potenzialmente rilevanti a fini antitrust», è meramente funzionale all’attuazione di impegni assunti da Intesa Sanpaolo nel suo esclusivo interesse. La vendita di tali sportelli, così come quella dei rapporti assicurativi al gruppo Unipol, è stata concepita per ovviare ai rilievi dell’autorithy sulla concorrenza e, quindi, per ottenere il via libera all’acquisto di Ubi.

Tale cessione, secondo Ubi, rappresenterebbe un «costo» per ottenere il controllo della banca che Intesa Sanpaolo intende far gravare su Ubi e, per riflesso, sui suoi azionisti. Per converso, nella prospettiva della banca «la cessione del ramo bancario modificherebbe completamente la natura di Ubi, trasformandola in una mera articolazione territoriale della rete distributiva di Intesa Sanpaolo, priva della capacità di operare quale autonomo centro di profitto». In concreto, da un lato, Intesa, in quanto capogruppo esercente l’attività di direzione e coordinamento, otterrebbe il vantaggio di poter rimuovere l’ostacolo all’acquisizione rappresentato dalla disciplina antitrust e di ottimizzare la distribuzione dei suoi prodotti finanziari e assicurativi; dall’altro lato, Ubi sarebbe privata di oltre 500 filiali, rappresentative di più del 30% della rete, vedendosi nei fatti declassata da autonomo centro di profitto (sia pure nella condizione di società soggetta alla direzione e coordinamento altrui) a mero soggetto «collocatore» della capogruppo.

Per Ubi è ragionevole ritenere che il pregiudizio subìto non potrà in alcun modo considerarsi «compensato» dall’appartenenza al gruppo guidato dall’a.d. Carlo Messina e che, pertanto, nemmeno in ragione del «risultato complessivo dell’attività di direzione e coordinamento» Intesa Sanpaolo potrà legittimamente imporre la dismissione del ramo bancario.

Nel frattempo la Consob ha approvato il supplemento al prospetto informativo che incrementa l’offerta di Intesa Sanpaolo e incorpora il via libera dell’Antitrust. Gli investitori che avevano già aderito all’ops prima della sua pubblicazione hanno diritto di revocare l’adesione entro domani.
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