RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 04/07/2020

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Alla vigilia della partenza dell’ops di Intesa Sanpaolo c’è grande movimento tra i soci di Ubi. Se l’opposizione oltranzista è ormai sostenuta soltanto da frange minoritarie, in molti hanno optato per un approccio più pragmatico. Basti pensare alle fondazioni che rappresentano oltre il 10% del capitale del gruppo lombardo e che hanno fatto più di un’apertura a via Monte di Pietà. «Siamo disponibili a valutare e studiare i termini dell’offerta lanciata da Intesa su Ubi, di cui siamo soci», ha dichiarato giovedì 2 il presidente della Fondazione Monte di Lombardia (socio al 5%), Aldo Poli, aggiungendo: «Auspichiamo un ritocco all’offerta. Di certo valutiamo quello che è meglio per noi». Una posizione condivisa da molti sia dentro sia fuori dai tre patti di sindacato che oggi blindano quasi il 30% di Ubi. Si ritiene peraltro che proprio la posizione assunta da Poli negli ultimi giorni abbia spinto Mario Cera alle dimissioni dal comitato di presidenza del Comitato Azionisti di Riferimento: «Il Car era nato in un altro momento, con un’altra prospettiva, non quella di affrontare un’offerta come quella di Intesa Sanpaolo, per cui ho preferito per ragioni sia professionali che personali lasciare», ha tagliato corto Cera venerdì 3.
Gli studi in sociologia e antropologia e la passione per il calcio giocato (è stato campione del mondo con la nazionale militare del ’91 assieme a Ravanelli, Casiraghi e Di Già) e amministrato (con un passato da club manager del Palermo Calcio). Oltre a una spiccata predisposizione per la finanza e i mercati. Il nuovo presidente dell’Anasf, Luigi Conte, eletto all’unanimità mercoledì 1° luglio, è il settimo nella storia dell’associazione. Nato a Torre del Greco (Napoli) nel 1969, il senior private banker di Fineco di esperienze e attitudini, in campi almeno apparentemente diversi, ne ha molte e vuole utilizzarle tutte per far crescere nei prossimi quattro anni il ruolo dei consulenti finanziari in Italia. L’intenzione, manco a dirlo, è fare squadra, dentro e fuori l’associazione, per richiamare tutti i colleghi a occuparsi del futuro della categoria, grazie anche alle nuove potenzialità tecnologiche che sono emerse in questi mesi di lockdown. Una crisi che ha dimostrato la forte capacità di adattamento dei consulenti finanziari, che oggi intermediano più di 300 miliardi, sottolinea in questa intervista a MF-Milano Finanza.
Itas Gestione Garantita è una polizza rivalutabile a vita intera e premio unico, dove i conferimenti vengono investiti in un prodotto finanziario a rischio molto basso. D’altronde il nome stesso del prodotto lascia comprendere le caratteristiche di base dell’assicurazione, ovvero un profilo rendimento-rischio molto contenuto. E’ data la possibilità di effettuare versamenti aggiuntivi, e le prestazioni assicurate si rivalutano al termine di ogni anno in base al rendimento della gestione separata Formula Fondo. La prestazione caso vita dipende appunto dal rendimento della gestione separata Formula Fondo, in linea alla prestazione in caso di decesso dell’assicurato. E’ attivabile la copertura complementare decesso, quest’ultimo causato da qualsiasi causa. In tal caso verrà pagato un ulteriore capitale, in aggiunta alla prestazione principale, che sarà determinato in fase di sottoscrizione iniziale e sarà pari al premio unico versato moltiplicato per tre, fino ad un massimo di 75 mila euro.
Sono tante le riflessioni che la crisi sanitaria innescata dal Covid ha portato nelle case degli italiani, e non solo. Una delle fonti di preoccupazione dei risparmiatori riguarda la pianificazione finanziaria. Ma c’è un lato positivo: sembra aumentare la consapevolezza della necessità di affidarsi a professionisti, tanto che il 42% dei risparmiatori con investimenti ha dichiarato che darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Columbia Threadneedle Investments, su un campione rappresentativo di investitori italiani.

Sono 16,4 milioni gli italiani convinti che cambieranno in maniera permanente le proprie abitudini di acquisto in seguito all’epidemia di coronavirus e soprattutto in conseguenza alla percezione del rischio di contagio.
È quanto emerge dal nuovo report realizzato dalla società di consulenza globale Alvarez&Marsal in collaborazione con Retail Economics e basato su un campione di 6 mila consumatori appartenenti a sei paesi europei: Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Svizzera.
  • Raccolta negativa per Anima
La raccolta netta di risparmio gestito del gruppo Anima nel mese di giugno è stata negativa per 125 milioni di euro. Da inizio anno il valore è positivo per 574 mln. Il dato non comprende un nuovo mandato istituzionale in ingresso, per circa 500 milioni, che saranno contabilizzati in luglio. A fine giugno le masse gestite ammontavano a 183 miliardi di euro. «Nel mese di giugno», ha precisato l’a.d. Alessandro Melzi d’Eril, «i nostri strategic partner hanno gradualmente ripreso la normale attività degli sportelli, ma, complice anche l’approccio conservativo della clientela in questo particolare momento, è ancora presto per poter parlare di una produttività in linea con il potenziale che sono in grado di esprimere le nostre reti distributive».

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  • Il virus fa paura, culle vuote E figli più poveri dei genitori
Racconta un paese stremato il rapporto annuale dell’Istat 2020, un’Italia uscita dal lockdown con una drammatica crisi che penalizza in particolare le donne e i giovani, un digital divide che durante la pandemia ha lasciato indietro i bambini e i ragazzi più disagiati. Spiega Linda Laura Sabbadini, direttora centrale Istat: «L’arrivo del Covid ha portato al sovrapporsi delle disuguaglianze sulle precedenti disuguaglianze. Sul lavoro, nella società, nella scuola». Il nostro paese rischia oggi l’assoluto tracollo demografico. Secondo alcune simulazioni, afferma l’Istat, la paura e l’incertezza causate dalla pandemia porteranno entro il 2020 a un calo di 10 mila nuovi nati, passando dai 436 mila del 2019 a 426mila alla fine del 2021. Se però la crisi economica non dovesse alleggerirsi, la previsione diventa tragica: i nati, sempre alla fine del 2021, potrebbero scendere, addirittura, a 396mila. In pratica un’Italia senza più figli. «Ma il dato da sottolineare è la diffusa voglia di paternità e maternità degli italiani», aggiunge Sabbadini. «Il 46% delle persone dichiara infatti che di bambini ne vorrebbe almeno due».
  • Ubi boccia l’Ops di Intesa “Vogliono toglierci dal mercato”
L’offerta di Intesa, “non concordata”, non ha valenza industriale per Ubi, non riflette il valore della banca (mancano 1,1 miliardi nella valorizzazione implicita dell’offerta pubblica di scambio) ed è finalizzata a rafforzare la banca guidata da Carlo Messina togliendo dal mercato un concorrente, senza modificare il profilo sostanziale di Intesa a livello europeo. Non usa mezzi termini il parere di congruità — approvato all’unanimità dei presenti — del consiglio di Ubi sull’Ops annunciata nel febbraio scorso e ormai pronta a partire (da lunedì). Se invece la banca resterà indipendente, l’ad di Ubi, Victor Massiah, promette soddisfazioni per gli azionisti, con cedole più ricche (840 milioni nel triennio 2022, 330 in più di quanto previsto implicitamente nel piano industriale di qualche mese fa) nonostante la riduzione degli utili causa Covid (da 665 a 562 milioni a fine piano) grazie alla valorizzazione dei «tesori nascosti» della banca. Ora la parola passa agli azionisti e Massiah lo sa bene: nell’incontro- fiume con gli analisti e poi con la stampa ha più volte sottolineato che il compito del management e del consiglio finisce qui, con la valutazione tecnica dell’offerta, nell’interesse di tutti gli stakeholder.

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  • Giovani e donne, più colpiti. Diecimila nati in meno
Il Rapporto 2020 dell’Istat è in questo senso unico. Quello che appare in maniera evidente è che i problemi di fondo dell’Italia, che probabilmente spiegano anche le tante debolezze emerse nella crisi, escono purtroppo accentuati dall’impatto della pandemia. La questione lavoro incombe: il 12% delle imprese è propenso a ridurre l’organico quando termineranno la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Più a rischio sono le donne e i giovani, sia quelli col contratto a termine sia quelli che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro. E c’è una sanità da ricostruire: avevamo 3,5 posti letto in ospedale ogni mille abitanti contro 5 di media nell’Ue e 8 in Germania. Le indagini dell’Istat confermano un fenomeno già riscontrato in altre società avanzate: la pandemia ha fatto più morti tra le persone con più basso titolo di istruzione. La diseguaglianza, già forte prima del Covid, aumenta. Per la prima volta l’ascensore sociale funziona al contrario: tra le nuove generazioni (i nati tra il 1972 e il 1986) le persone che si muovono verso classi inferiori a quella d’origine sono di più (il 26,2%) di quelle che si muovono verso classi superiori (24,9%).
  • Da Ubi no all’offerta di Intesa
Il consiglio di Ubi Banca boccia l’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo: «Non concordata, non conveniente per gli azionisti di Ubi Banca». Al contrario, conviene solo ai soci della banca guidata da Carlo Messina, che ha lanciato un’offerta di scambio di 1,7 azioni Intesa ogni 1 Ubi in cui corrispettivo — dichiara l’istituto bresciano-bergamasco — sottovaluterebbe Ubi di almeno 1,1 miliardi. La mediana delle valutazioni degli advisor di Ubi, Goldman Sachs e Credit Suisse, fissa il concambio in 2,28 azioni ogni 1 Ubi. Oltre a sottopagare, grazie al badwill di Ubi (differenza tra prezzo pagato e valore del patrimonio netto) — fa notare ancora il board, assistito sotto il profilo legale dallo studio BonelliErede — Intesa Sanpaolo registrerebbe una plusvalenza di 4,6 miliardi. Inoltre l’offerta è tesa solo ad eliminare un concorrente e a impedire il «terzo polo» che Ubi intende realizzare — come ha detto la presidente Letizia Moratti — se resterà indipendente. Il board ha già dato mandato al ceo Victor Massiah di effettuare valutazioni ad ampio raggio per il consolidamento che potrebbe avvenire con acquisizioni o aggregazioni con soggetti di dimensioni analoghe a Ubi, guardando più all’Italia che all’estero, ha fatto capire Massiah. Tra questi potrebbe esserci anche Mps, ora che sarà ripulita dai crediti deteriorati ma — ha detto il ceo — bisognerà vedere che cosa deciderà l’azionista Tesoro.

  • Vittoria in campo su Cattolica Soci dissidenti contro la spa
Vittoria Assicurazioni resta in campo su Cattolica ed è pronta a riannodare il filo della trattativa lì dove si è interrotta se dovesse tramontare il piano legato all’ingresso nel capitale delle Generali. Le linee guida di una fusione alla pari e amichevole tra le due compagnie erano già state definite nei dettagli e, d’altra parte, l’ipotesi che salti l’intesa con Trieste, allo stato attuale, non può essere esclusa a priori. Diversi soci di Verona infatti si stanno organizzando per frenare l’opzione di riassetto votata dal consiglio. «Centoventi anni storia cancellati in un lampo». Giuseppe Lovati Cottini, avvocato e già guida di una frangia dei soci dissidenti che nei mesi scorsi ha promosso la battaglia per un cambio di governance di Cattolica, si è riaffacciato sulla scena per cercare di bloccare la trasformazione in spa del gruppo assicurativo. E con lui numerosi altri soci e presidenti di Associazioni.  «Non abbiamo nulla contro Generali, che anzi è un grande gruppo, ma questo piano “svende” Cattolica, la fa scomparire», ha aggiunto Lovati Cottini. Già per oggi è in calendario un nuovo summit, promosso da Germano Zanini, lo stesso che si è detto pronto a impugnare la delibera della passata assemblea, quella che ha dato il via libera all’aumento di capitale funzionale all’ingresso del Leone di Trieste con una quota del 24,4%.
  • Anima. Raccolta giugno negativa 125 milioni
La raccolta netta di risparmio gestito (escluse le deleghe assicurative di Ramo I) del gruppo Anima a giugno è stata negativa per 125 milioni di euro, per un totale da inizio anno positivo per 574 milioni. Il dato non comprende un nuovo mandato istituzionale in ingresso per circa 500 milioni che sarà contabilizzato a luglio.

  • Famiglie italiane mai così lontane dal debito
  • Il 68% degli italiani incerto sul futuro