Quanti punti interrogativi nelle quattro partite in corso tra banche e assicurazioni

di Angelo De Mattia
Popolare Bari, Intesa-Ubi, Generali-Cattolica e Delfin-Mediobanca sono i principali movimenti in corso negli assetti azionari di banche e assicurazioni. Nel primo caso con la trasformazione in spa e la ricapitalizzazione ci si avvia al rilancio e forse alla realizzazione di un polo bancario nel Mezzogiorno. Sarà importante preparare la formazione di una governance che si segnali per capacità, esperienza e autonomia. La costruzione di un polo meridionale non sarà facile e richiederà una rilevante attrezzatura di competenze e di innovatività.

Quanto a Intesa, venerdì il cda Ubi valuterà l’ops e molti ritengono che sarà giudicata ostile. Manca comunque il pronunciamento dell’Antitrust; non è detto che si limiterà alla questione degli sportelli di Ubi da cedere o che non possa avere avuto ripensamenti su specifici punti. Scontare le decisioni di un’authority indipendente, che ha annunciato di guardare anche ai rapporti tra Intesa e Unicredit post-aggregazione, non è facile; anzi, non è ammissibile. La soluzione migliore sarebbe ricercare reciprocamente, sia pure in zona-Cesarini, una convergenza, la base per tutelare più efficacemente le rispettive posizioni e, con esse, la stabilità aziendale e settoriale. A questa deve essere commisurata anche la tutela dei piccoli azionisti. Del resto, Intesa ha dichiarato che accetterà il risultato dell’ops anche se dovesse limitarsi al 50% più un’azione, perché poi in assemblea si ripromette di sottoporre a votazione la fusione. Non è un’operazione «de plano» e non può non essere valutata preventivamente dalla Vigilanza proprio per i profili della stabilità: non si tratta di un’aggregazione tra imprese non finanziarie; non è la fusione tra centrali del latte. Tra banche è fondamentale l’osservanza di tutti i criteri che discendono dalla tutela del risparmio e della stabilità finanziaria. Vedremo gli sviluppi e se vi sarà sul piano competitivo un’iniziativa in altri versanti da parte di Unicredit. Sta di fatto che l’idea del quarto polo bancario italiano, con l’operazione Intesa, passa in archivio.

Quanto a Cattolica, molto dovrà essere approfondito. È però un dato che si riduce il già non diffuso pluralismo nel sistema assicurativo, per non parlare delle tradizioni dei mondi di riferimento che non sono un mero retaggio del passato. Peculiarità storiche che hanno ben meritato soccombono davanti alle necessità di risorse o esistono vie alternative che, nel rispetto delle esigenze di efficienza e redditività, valorizzino almeno il meglio di quelle tradizioni e l’ampio consenso che viene riscosso? Anche in questo caso le aggregazioni sono fine a se stesse o servono per corrispondere in modo migliore alla ragion d’essere di un’impresa assicurativa ovvero sono solo misure emergenziali? Anche in questo caso il libro è aperto.

Molto delle analisi che manca in questi due ultimi casi si sviluppa invece, «mutatis mutandis», per il progetto di assunzione di una maggiore partecipazione in Mediobanca fino al 20% ad opera della Delfin di Leonardo Del Vecchio. Due pesi e due misure. Si arriva a lanciare l’allarme dell’arrivo dello straniero senza tema del ridicolo; basterebbe avere presenti le ingenti disponibilià di Del Vecchio. Si affastellano argomenti vari, tra di loro spesso conraddittori; addirittura si evoca il golden power nonché la sicurezza nazionale. Il presunto scandalo starebbe nell’iniziativa del patron di Luxottica. A questo punto di unilateralità siamo arrivati. La via da seguire invece è attendere la valutazione della Vigilanza unica, che non insegue fantasmi né consentirà che si dia tutela a chi pensa di avere una prerogativa storica di intoccabilità. Non è più il tempo di Enrico Cuccia. Non esistono «sancta sanctorum» preclusi ad alcuni o una riedizione farsesca dei «salotti buoni». (riproduzione riservata)

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