Pagamenti elettronici, ora il tavolo

di Anna Messia
Ieri la Commissione Europea è tornata a consigliare l’uso dei pagamenti digitali come strumento utile per contrastare la diffusione del Covid. Tra le best practice chieste ad assicurazioni e banche per dare soccorso ai cittadini colpiti dal virus, la Commissione ha indicato anche «l’uso di pagamenti senza contanti anche attraverso il miglioramento dell’accessibilità al digitale pagamenti al dettaglio». Strumenti utili per ridurre i rischi di contagio, ovviamente stando attenti a tutelare le fasce più deboli che continuano a usare banconote, hanno sottolineato da Bruxelles e il legislatore italiano proprio in questi giorni sta attuando una serie di interventi che si muovono nel solco tracciato dalla Commissione: nel decreto Rilancio è stato approvato un emendamento che istituisce un fondo di 10 milioni per il 2021, in aggiunta al credito d’imposta del 30%, per compensare il costo delle commissioni sull’uso dei Pos favorendo quindi forme di pagamento elettronico. «Azioni utili», sottolineano dall’Associazione Italiana Prestatori Servizi di Pagamento ma per una svolta che avvicini l’Italia agli altri Paesi europei dove i pagamenti elettronici sono predominanti è indispensabile «istituire un tavolo permanete di esperti al ministero dell’Economia», aggiunge il presidente Maurizio Pimpinella. Il caso dello scandalo della fintech tedesca Wirecard (che ha provocato il blocco di carte anche in Italia) ha fatto emergere la necessità di creare uniformità delle regole a livello europeo, aggiungono da Apsp che tra l’altro, a livello europeo, è membro fondatore della Payments Europe Association. «In questa fase, in cui i pagamenti elettronici hanno mostrato tutto il loro valore è necessario salvaguardare la credibilità presso i consumatori, per evitare battute d’arresto al processo di crescita che coinvolge la competitività dell’interno sistema produttivo», prosegue Pimpinella. Gli operatori, stanno chiedono l’avvio di Scipafi, il Sistema pubblico di prevenzione delle frodi. A 10 anni dall’istituzione non è ancora accessibile agli operatori. «Si tratta di un’infrastruttura informativa digitale essenziale per la sostenibilità e il futuro del settore dei pagamenti, a maggior ragione in mercato sempre più digitale, in presenza di rischi via via maggiori e non occorrono investimenti particolari per renderla disponibile all’industria», conclude Pimpinella. (riproduzione riservata)

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