L’opas Ubi va ai supplementari

di Luca Gualtieri
L’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi va ai supplementari. Ieri sera Consob ha disposto una proroga di due giorni dell’opas, la cui conclusione slitterà pertanto da oggi a giovedì 30. Nella delibera la Commissione punta l’indice su alcune informazioni fuorvianti che Ubi avrebbe fornito agli investitori e, in particolare, sulla tabella relativa al valore del titolo Ubi pubblicata dal gruppo nel proprio sito. «La quotazione dell’azione Ubi riportata nella tabella incorpora il premio implicito dell’offerta e tale quotazione non può costituire di per sé un’aspettativa del futuro andamento del titolo anche successivamente alla chiusura dell’offerta», spiega Consob nel provvedimento. «L’informativa resa mediante il calcolatore automatico» risulta insomma «per lo meno incompleta». Nelle ultime ore Ubi ha corretto il tiro, integrando le informazioni offerta sul sito. Per Consob, appare pertanto «necessario consentire agli azionisti di Ubi di disporre di un’informativa completa e corretta per un adeguato periodo di tempo», spiega la Commissione. Da qui la decisione di prorogare la conclusione dell’offerta di un paio di giorni. Immediata la risposta del gruppo guidato da Carlo Messina: «Intesa prende atto della decisione della Consob di prorogare di due giorni il periodo di offerta: ciò è motivato dai comportamenti tenuti da Ubi nei confronti dei suoi azionisti cui non ha rappresentato con chiarezza tutti gli elementi più rilevanti della nostra offerta», spiega una nota della banca che continua: «poiché la nostra è un’offerta trasparente rivolta a tutti gli azionisti di Ubi, ci auguriamo pertanto che il prolungamento stabilito da Consob possa servire a tutelare la chiarezza delle informazioni a disposizione degli azionisti, sollecitando tutti gli intermediari interessati al comportamento più responsabile». Sulle difficoltà incontrate dai piccoli azionisti Ubi è peraltro intervenuto anche Giorgio Iannone, presidente dell’associazione Azionisti Ubi Banca. «Ci sono state segnalate», ha spiegato Iannone in un esposto, «non poche difficoltà operative nell’adesione all’Opas, sia perché le banche presso cui sono collocati i titoli non hanno comunicato ai soci-azionisti di Ubi la possibilità di aderire all’Opas, sia per le procedure poco chiare, e particolarmente macchinose quanto concerne i soli sportelli di Ubi, di adesione», ha dichiarato Iannone. Ieri intanto le adesioni hanno raggiunto il 43,48%, grazie all’apporto di oltre il 10,82% del capitale di Ubi, il dato più elevato dall’avvio dell’offerta.

Per Intesa il trend è incoraggiante: in operazioni simili e con quantitativi analoghi nel penultimo giorno di offerta, alla fine il risultato è stato per Benetton 70% adesioni, per Impregilo 80% e per Yoox 81%. Si ritiene insomma che la soglia del 66,7% (necessaria per arrivare alla fusione dei due istituti) possa essere superata senza problemi e che Intesa possa portarsi anche sopra l’80%. Sempre ieri Ubi in borsa ha fatto registrare un tonfo dell’8,82%, a 3,326 euro mentre Intesa ha ceduto lo 0,77% a 1,801 euro, allontanandosi dai valori dell’offerta.

Come detto, sui numeri di ieri hanno inciso soprattutto le iniziative dei fondi che hanno intrapreso diverse iniziative di arbitraggio sulle azioni Ubi, speculando sui differenziali di prezzo. Alcuni istituzionali per esempio hanno venduto allo scoperto prendendo a prestito dalle banche custodian o dagli Etf e scommettendo sulla fisiologica discesa delle valutazioni dopo la chiusura dell’opas. Altri hanno comprato per poi conferire all’opas approfittando dello sconto dei valori di borsa rispetto al prezzo offerto da Intesa. (riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf