L’Europa, un “vecchio” continente a tutti gli effetti

I trend demografici stanno cambiando la fisionomia del continente, i volti di chi vi abita. Nel 2018 – segnalano i dati Eurostat (gennaio 2020) – la quota di over 65 nella popolazione europea ha raggiunto il 19% e la percentuale di persone di età pari o superiore agli 80 anni risulterà più che raddoppiata nel 2100, fino a costituire il 14,6 % della popolazione totale. Insomma il “vecchio continente” lo sta diventando sempre di più.

In questo trend, tra l’altro, l’Italia detiene una leadership in Europa: se oggi la quota di over 65 è pari a un terzo, ancora inferiore a quella di altri Paesi, nel 2050 il nostro vessillo salirà in testa a questa speciale classifica, con una quota praticamente raddoppiata (65,8%). Peraltro l’Italia ha anche un altro record nel continente, quello del Paese con il minor numero di giovani. La percentuale di popolazione fino a 14 anni è in continua diminuzione ed è passata in un decennio dal 14,1% del 2008 al 13,4% del 2018. Sull’estremo opposto si collocano Paesi come l’Irlanda (20,8%), Francia (18,1%) o Belgio (17%) in cui la quota dei giovani è molto maggiore.

Se il trend non si inverte o se non interverranno flussi di immigrati a compensare simili squilibri, Paesi come l’Italia avranno sempre maggiore difficoltà a sostenere un sistema previdenziale che è costruito su uno schema a ripartizione, in cui le pensioni sono pagate con i contributi dei lavoratori in attività.

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Su questi numeri incombe, ovviamente, l’esito della pandemia in corso destinata a cambiare gli indicatori di mortalità della popolazione (soprattutto per gli over sessantenni, dove si concentra la gran parte de decessi).

Sono effetti che potrebbero avere un impatto anche previdenziale, soprattutto sulle coorti degli attuali (più che dei futuri) pensionati. A fine aprile il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo ha formulato alcuni possibili scenari demografici nell’ipotesi di una rapida fine della pandemia o, al contrario, del suo protrarsi nel tempo per un periodo maggiore (fino a novembre).

Ebbene, l’aumento della frequenza annua dei decessi varierebbe da 34 a 123 mila casi con una diminuzione dell’aspettativa di vita da 0,42 a 1,4 anni. Anche nell’ipotesi peggiore, comunque, non si invertirebbe il trend strutturale di progressivo invecchiamento della popolazione destinato a proseguire, sia pure a un ritmo meno accelerato.

Fonte: ANIA