Fineco AM mette all’indice i costi di performance

di Mauro Romano
Guadagnare con il cliente e non sul cliente? Il celebre claim in voga a inizio millennio nell’industria del risparmio gestito non è più al passo con i tempi. A due anni dalla sua nascita, Fineco Asset Management ha infatti messo nel mirino le commissioni di performance dei prodotti che distribuisce. Si tratta di costi che gravano sul cliente nel caso in cui il gestore riesca a far meglio del benchmark con cui si confronta e sono tra i più maldigeriti perché possono arrivare anche al 20% del sovrarendimento registrato, finendo dunque per erodere la performance in misura significativa. L’idea di Fineco è di applicare un apposito bollino di sostenibilità -chiamato No Performance Fees- che d’ora in avanti segnalerà ai clienti quali fondi prevedano questo tipo di caricamento. L’obiettivo è di fare da apripista per riuscire a sensibilizzare l’intero settore del risparmio gestito sull’impatto delle commissioni di performance sulla sostenibilità del business e sulla relazione con il cliente finale. Del resto, solo lo scorso anno sul mercato italiano furono addebitati costi di performance pari a oltre 800 milioni di euro, livelli che l’istituto definisce oggi insostenibili. «Siamo nati con la Mifid 2» in una fase di «compressione dei margini e abbiamo scelto la strada dell’efficienza operativa e un modello» che evita di «scaricare i costi sul cliente finale», ha dichiarato l’ad dell’sgr irlandese, Fabio Melisso, commentando l’iniziativa. «Sappiamo che con questa scelta rinunciamo a una grande fetta di remunerazione, ma scaricare i costi sul cliente finale è una prassi che deve finire» ha aggiunto, auspicandosi che anche i competitor possano seguire la medesima strada. Con questa mossa, che giunge in un’epoca in cui le tematiche esg si sono ormai imposte come nuovo standard da cui non è possibile sottrarsi, Fineco afferma così che la sostenibilità di un asset manager non può in alcun modo limitarsi ai soli prodotti che costruisce, ma deve gioco forza includere anche un approccio più trasparente nei confronti della clientela. D’altro canto, la crescita degli esg è testimoniata dai numeri: solo in Europa, nel 2019 sono stati veicolati 120 miliardi di euro di nuovi flussi su fondi sostenibili, mentre i green bond hanno registrato un controvalore record d’emissioni, pari a 250 miliardi di dollari. (riproduzione riservata)

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