Il Covid spinge i risparmiatori a dare più fiducia ai consulenti

Sono tante le riflessioni che la crisi sanitaria innescata dal Covid ha portato nelle case degli italiani, e non solo. Una delle fonti di preoccupazione dei risparmiatori riguarda la pianificazione finanziaria. Ma c’è un lato positivo: sembra aumentare la consapevolezza della necessità di affidarsi a professionisti, tanto che il 42% dei risparmiatori con investimenti ha dichiarato che darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Columbia Threadneedle Investments, su un campione rappresentativo di investitori italiani.

L’incertezza non è una buona consigliera. Come hanno dimostrato le crisi precedenti, infatti, gli shock a breve termine portano a un rimbalzo successivo. Tuttavia, a oggi, un investitore italiano su sei dichiara di sentirsi più propenso a vendere i propri investimenti alla luce della volatilità attuale, dato suffragato dal fatto che il 16% ha utilizzato o si aspetta di utilizzare l’incasso della vendita per sostenersi finanziariamente nei prossimi mesi. «Se ciò diventasse realtà, queste azioni sarebbero realmente dannose per il risparmiatore portandolo a cristallizzare perdite certe e a perdere importanti occasioni di guadagno che si otterrebbero in futuro rimanendo investiti», affermano da Columbia Threadneedle Investments.

Quasi due terzi (65%) degli italiani si sono pentiti delle decisioni di pianificazione finanziaria fatte prima che la crisi colpisse. I più giovani sono più propensi a rivedere le precedenti decisioni, ben il 78% tra i 25-34 anni. Neppure gli over 65 sono immuni al pentimento, con un 48% che ritiene che avrebbe potuto agire diversamente. «È logico, quindi, pensare che questa crisi possa essere colta anche come un’ottima occasione per ripensare a un approccio più efficace dei propri investimenti», aggiungono da Columbia Threadneedle Investments. Ma quali sono i rammarichi più condivisi? Un italiano su tre (31%) ritiene di non avere un piano finanziario adeguato, mentre circa uno su nove (11%) di avere un orizzonte temporale troppo di breve termine.

Un aspetto positivo è però che molti sembrano aver imparato dai propri errori: il 40% vuole investire con più diversificazione in futuro, il 42% darà più valore e spazio alla consulenza finanziaria, il 51% sta identificando nuove opportunità di investimento. Il 44% è, però, diventato più avverso al rischio. Questo 44% è la parte di popolazione che la crisi ha reso più incline a privilegiare la liquidità. Un segnale di allarme che, da una parte, deve far pensare, in un Paese in cui oltre 1.600 miliardi di euro sono già fermi nei conti correnti (fonte Abi) e, dall’altra, può stimolare il risparmiatore ad affidarsi a professionisti per ottimizzare l’allocazione di portafoglio. Ad oggi, però, solo il 13% degli investitori italiani si è già approcciato con un consulente professionale e il 17% è ancora restio a pagare per una consulenza professionale. «Le crisi offrono sempre delle opportunità. Come dimostra la nostra indagine, ad esempio, molti risparmiatori stanno oggi, sulla scia del coronavirus, rivedendo il proprio approccio alle scelte di investimento insieme a quei comportamenti potenzialmente controproducenti. Stanno infatti ripensando alla pianificazione finanziaria, riconoscendo nuove opportunità e rendendo i propri portafogli più diversificati e, quindi, più solidi nel lungo periodo. D’altro canto, è comprensibile che la recente volatilità sui mercati abbia portato ad una maggiore focalizzazione sui rischi. Ottima occasione per i consulenti finanziari per stare ancor più vicino ai propri clienti e accreditarsi come partner indispensabili, anche per chi non si è ancora avvicinato al mondo degli investimenti. I consulenti sono infatti indispensabili per supportare l’investitore retail nel correggere possibili comportamenti errati, nell’individuare specifici obiettivi finanziari e nello scegliere il miglior approccio per raggiungerli», spiega Alessandro Aspesi, country head Italia di Columbia Threadneedle Investments.
In generale c’è ancora qualche preoccupazione e incertezza per il presente e per il futuro, ma i giovani confermano la loro propensione al pensiero positivo. Due terzi degli italiani (66%) ritengono che non sarebbero stati in grado di far fronte alle conseguenze del lockdown e del relativo blocco delle attività produttive oltre i sei mesi. Per quanto riguarda la capacità di adattamento alla crisi, sono i giovani (18-24 anni) a considerarsi più resilienti, con ben il 40% che ritiene di poter resistere per sei mesi o oltre. Invece, nella generazione X, la fascia di età compresa fra i 45-54 anni, solo un 30% vede la situazione con un po’ più di ottimismo. Alla luce di queste incertezze, l’8% ritiene che dovrà richiedere prestiti o che sarà costretta a fare affidamento sulla generosità di amici e parenti per sostenersi in futuro (12%).
Come spesso accade anche negli investimenti, l’incertezza può causare danni importanti. Sette italiani su dieci (70%) ritengono che questa crisi avrà un impatto duraturo sulla propria situazione patrimoniale. Stessa percezione per coloro che detengono investimenti finanziari (65%). È la fascia d’età tra i 25 e i 64 anni che sente di trovarsi più a rischio, forse un riflesso delle scarse aspettative sulle opportunità economiche nel prossimo decennio. Infatti, indipendentemente dalle misure di sostegno dei governi, una percentuale significativa di persone si aspetta che la crisi da Covid-19 abbia un impatto negativo a lungo termine sui propri livelli di reddito (43%), sulla performance degli investimenti (31%), sulle prospettive di carriera (30%) e sugli obiettivi finanziari (33%). Per la fascia d’età over 55, quella più vicina al pensionamento, infine la paura degli impatti negativi a lungo termine è minore. Con la relativa stabilità maturata negli anni e la natura costante del loro reddito questo gruppo si trova ad affrontare meno incertezze. (riproduzione riservata)

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