Covid e pensioni quali effetti?

PREVIDENZA

Autore: Alberto Cauzzi e Maria Elisa Scipioni
ASSINEWS 321 – luglio-agosto 2020

La crisi economica in corso, causata dal fermo pandemia, potrebbe tradursi in una frenata del PIL nell’ordine del -8% – 10%. L’Istat ha previsto “una marcata contrazione del Pil nel 2020 (-8,3%) e una ripresa parziale nel 2021 (+4,6%)”. Ma quali ripercussioni si avranno sulle pensioni dei futuri pensionati? A partire dal 1996 con la riforma Dini e l’introduzione del metodo contributivo, la misura della pensione è data dalla somma di tutti i contributi versati nella vita lavorativa, rivalutati in proporzione alla crescita del PIL, che viene detto montante contributivo.

Ovviamente per trasformare il montante in un assegno mensile, esso va diviso per il numero di mesi dati dalla speranza di vita media all’età effettiva di pensionamento. La riforma Monti-Fornero, poi, ha esteso la validità di questo calcolo anche a coloro che avevano più di 18 anni di contribuzione a tutto il 1995 e che nella prima fase ne erano stati esclusi. In pratica per questi lavoratori più anziani il montante è formato dai contributi versati dal 2012 e per quelli più giovani dai contributi dal 1996, fino alla decorrenza della pensione.

Questo significa che la pensione contributiva sarà determinata in prima istanza dall’effettiva retribuzione percepita (sulla quale in proporzione di 1/3 si versano i contributi), ma anche dalla misura della rivalutazione che l’istituto applicherà negli anni. Ormai la riforma ha una discreta storia alle spalle, ma cerchiamo di comprendere meglio il meccanismo di rivalutazione e le insidie celate in esso. La rivalutazione a dicembre dell’anno in corso interviene solo per i contributi versati fino al 31 dicembre dell’anno precedente.

Ad esempio tutte le pensioni liquidate nel 2020 sconteranno rivalutazioni per quanto è avvenuto fino al 2018, i restanti contributi sono conteggiati a valore nominale. Tassi negativi, di riduzione, del PIL si sono già verificati nel 2008 (-3,69%), nel 2012 (-1,48%) e nel 2013 (-0,71%). Se però si va ad analizzare i coefficienti impiegati da INPS nel calcolo del montante contributivo si nota che la frenata è spostata nel tempo e non è mai stata negativa (riv = 0% nel 2014).

Sono gli effetti del calcolo del coefficiente di rivalutazione come media mobile della variazione nominale del PIL dell’ultimo quinquennio (L 335/95) e della clausola di salvaguardia che non consente rivalutazioni negative (DL 65/15) con riserva però di recupero perdita negli anni a seguire.

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