Circa il 40% delle imprese italiane rischia la chiusura

E’ una fotografia molto brutta quella scattata dall’Istat sulle condizioni di salute delle imprese italiane dopo la pandemia. In occasione della presentazione dell’Annuario Ice-Istat 2020, l’istituto di statistica ha presentato anche un’indagine sull’impatto del Covid-19 e la reazione delle imprese.

Rispetto al 2019 il 71,5% delle imprese ha registrato un calo del fatturato, mentre il 41,4% delle imprese ha subito una contrazione di oltre il 50% e il 14,6% l’ha visto crollare a zero. Complessivamente, il 38,8% delle imprese ha segnalato rischi per la sopravvivenza nel corso dell’anno.

A rischio sopravvivenza soprattutto le aziende attive nei servizi ricettivi e alla persona, le imprese dell’alloggio e ristorazione, quelle del comparto dello sport e della cultura.

Un terzo delle unità manifatturiere (35,6% delle imprese non esportartici e 28,5% delle esportatrici) segnala la presenza di rischi operativi e di sostenibilità dell’attività.

Percezione di rischio meno diffusa tra gli esportatori globali. Tra gli effetti della crisi, i vincoli di liquidità e di domanda sono tra i più rilevanti: la crisi di liquidità interessa infatti una impresa esportatrice su due. Tuttavia, le imprese esportatrici dimostrano complessivamente una maggiore reattività con una maggiore adozione di strategie difensive.

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