Cattolica chiude il voto per la trasformazione in spa

di Anna Messia
Si è aperta la settimana clou per Cattolica tra nuovi esposti e controesposti alla Consob. Oggi si chiuderanno le votazioni per la trasformazione della compagnia da cooperativa a società per azioni. Un passaggio storico per l’assicurazione guidata da Carlo Ferraresi al quale, come noto, è condizionato l’ingresso di Generali nel capitale con il 24,4%. L’assemblea si terrà venerdì 31 luglio tramite rappresentante designato per il protrarsi dell’emergenza Covid. Ma, come era già stato per la riunione del 27 giugno che ha dato il via libera all’aumento di capitale di 500 milioni chiesto da Ivass, 350 dei quali secondo i piani saranno sottoscritti da Generali, si vota tramite email e la scadenza è fissata per oggi.

Stasera, quindi, i giochi saranno chiusi ma il clima intorno alla partita continua a essere caldo, con un gruppo di soci fortemente contrari all’operazione. Motivo del contendere, questa volta, sono proprio le modalità di voto. Il fronte dei soci che si oppongono all’accordo tra Cattolica e le Generali, racchiusi in Casa Cattolica, ha lamentato ieri di non aver «potuto nominare nessun rappresentante per controllare le operazioni di scrutinio» dell’assemblea di venerdì, e ha annunciato l’intenzione di rivolgersi a Consob. I dubbi espressi da Casa Cattolica derivano dal fatto che «Computershare, la società delegata, ha previsto che si possa votare da un unico indirizzo email un numero illimitato di volte» rendendo possibile per «una persona che avesse in mano una carta d’identità del socio e il biglietto di partecipazione all’assemblea dello stesso» la possibilità di «votare per lo stesso». Ma a distanza di poche ore è arrivata la risposta di Cattolica che ha presentato un immediato esposto a Consob contro Casa Cattolica, stigmatizzando la «disinformazione» posta in essere a danno della società e degli azionisti. «Secondo le leggi vigenti legate all’emergenza Covid, è la società Computershare il rappresentante designato per tutti i soci azionisti e non vi è alcuno scrutinio, se non la raccolta dei voti e la relativa comunicazione in sede assembleare», hanno scritto dalla compagnia. Già nel fine settimana il pressing dei soci dissidenti, che come sottolineato dalla compagnia rappresentano però solo lo 0,03% delle azioni e lo 0,18% della base sociale, era stato evidente nelle domande consegnate in vista dell’assemblea di sabato. Così da Verona hanno puntualizzato che la Berkshire Hathaway di Warren Buffett, era stata «prontamente informata come altri soci istituzionali rilevanti» che «non vi è alcun accordo riservato intercorso con Generali Assicurazioni né vi sono clausole segrete» e, quanto alle procedure per la convocazione delle assemblee, «che c’è stato lo scrupoloso rispetto delle norme legislative statutarie e regolamentari circa l’informazione dei soci». Una questione, quest’ultima, su cui, dovrà però pronunciarsi anche il tribunale di Venezia a cui hanno fatto ricorso i dissidenti con la richiesta di sospensiva della delibera di aumento di capitale. La data è fissata per il 17 agosto quando di scioglierà definitivamente ogni riserva. Ma l’appuntamento centrale è ovviamente venerdì. La partita Cattolica è seguita da vicino anche da Cariverona, che nel novembre dello scorso anno ha ridotto la propria partecipazione nella compagnia dopo lo scontro al vertice che ha portato all’uscita dell’ex amministratore delegato Alberto Minali. «Abbiamo registrato l’accordo annunciato con un colosso internazionale come Generali, indubbiamente importante nel prospettare una stagione di cambiamento strategico per la compagnia», ha spiegato il presidente Alessandro Mazzucco, che ha seccamente smentito l’ipotesi che la Fondazione possa diventare «partner forte» di Cattolica, magari vendendo la storica quota in UniCredit e reinvestendo il ricavato nella compagnia veronese. Anche questo uno scenario immaginato da soci contrari all’ingresso di Generali nella compagnia veronese. (riproduzione riservata)

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