Risparmiano ma non investono

La fotografia degli italiani secondo l’indagine di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi. Immobili e liquidità restano le scelte finanziarie più apprezzate. Oltre il 15% degli intervistati si affida al risparmio gestito. Solo il 3,6% compra e vende azioni
di Claudia Cervini (MF-DowJones)

Gli italiani si confermano un popolo di risparmiatori e continuano a investire sul mattone nonostante il 63% del patrimonio sia già rappresentato da immobili. A sorpresa nel 2019 il ceto medio sta recuperando terreno. Eppure lo spettro della crisi è ben presente nella memoria e il desiderio di sicurezza porta a parcheggiare la liquidità sui conti correnti e mantiene bassa la propensione all’investimento. È la fotografia scattata da Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi nella nona edizione dell’Indagine sul Risparmio presentata ieri a Torino.
Gli investimenti nel mattone rimangono al primo posto, mentre al secondo non emerge il desiderio di un rendimento di lungo periodo ma il bisogno di liquidità (37,9%). Il rendimento di lungo periodo (maggiore di cinque anni) è al primo posto per il 7,6% e al secondo posto per il 17,8% del campione.
«Crescono le persone che si sentono a proprio agio col reddito e quelle che riescono a risparmiare», commenta il presidente di Intesa Sanpaolo , Gian Maria Gros-Pietro. «La liquidità rimane la scelta prevalente, ma non rappresenta sempre la scelta migliore».
La ricerca di sicurezza e le fluttuazioni dei mercati azionari premiano le obbligazioni. I bond sono la soluzione preferita da chi cerca una cedola periodica (35,8%) e da chi non intende rischiare il capitale (14,3%). Il risparmio gestito raggiunge il 15,3% degli intervistati. Quest’ultimo è privilegiato da chi ha un alto reddito (27,2%) ed è più istruito (31,7%). Tuttavia solo uno su quattro distingue i fondi dalle azioni. Il risparmio gestito fidelizza i suoi investitori: sale al 39,5% chi ha più del 50% del patrimonio in fondi, mentre nel 2013 era il 18,7%. Solo il 3,6% ha comprato e venduto azioni nei 12 mesi percepenti l’indagine. Gli azionisti sono meno di un quinto di quanti operavano in borsa nel 2003 (22%) e non diversificano: solo il 4,7% ha più di 20 titoli. È cambiato anche l’approccio all’investimento azionario. Cresce quello guidato dall’esperienza e dalla competenza di un consulente e diminuisce la motivazione speculativa (che rimane solo per il 4%).
Per Gregorio De Felice, capo-economista di Intesa Sanpaolo , gli investimenti degli italiani a fine 2019 e nel 2020 saranno maggiormente diversificati e più orientati al mondo azionario.
Nell’anno in corso va anche notato che aumentano i clienti nella bancassurance. Il 9,6% e l’11% degli intervistati ha stipulato in banca assicurazioni vita e danni (quattro anni fa erano il 7,2% e il 6%).
Nel 2019 inoltre torna a irrobustirsi il ceto medio. Negli ultimi tre anni i bilanci delle famiglie hanno riacquistato parte della prosperità perduta durante la lunga crisi: il saldo tra coloro che ritengono sufficiente o insufficiente il reddito per sostenere il tenore di vita corrente sale nel 2019 al 69% degli intervistati, massimo storico del decennio. (riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf