I rischi sottovalutati della 231/2001 nello sport

di Nicola Mavellia

L’applicazione di modelli organizzativi conformi alla 231/2001 è, insieme alle coperture assicurative, un elemento indispensabile per chiunque voglia assumere la presidenza o comunque una carica apicale all’interno di un’associazione o di un ente non profit, soprattutto in ambito sportivo. I rischi, infatti, possono essere estremi per la combinazione di due fattori che, insieme, possono risultare esplosivi. Il primo è dovuto alla spesso scarsa conoscenza dell’organizzazione che si va a dirigere: è il club sportivo più prestigioso della città e magari il futuro presidente saltuariamente vi pratica qualche disciplina sportiva, ma si conoscono a fondo tutte le attività poste in essere dall’organizzazione e i potenziali pericoli ad esse connesse?

Il secondo fattore è dato dalla rischiosità intrinseca di determinati impianti (si pensi ad esempio all’igiene delle piscine e alla necessità di un presidio constante per permettere la loro fruizione o alla verifica dei requisiti di sicurezza delle tribune degli spettatori) e dai collaboratori di cui un club sportivo può avvalersi anche per attività delicate, quali la supervisione dell’utilizzo degli spogliatoi da parte di minorenni. Il vero rischio per il futuro presidente è proprio quello di sottovalutare tali aspetti, quasi confondendo l’incarico con un titolo onorifico, considerando anche la gratuità della posizione, non ponderando attentamente le responsabilità di chi è chiamato a rispondere, a tutti gli effetti, della legale rappresentanza del club.
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