RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 22/07/2019

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Informative privacy, queste sconosciute: tre utenti su dieci non le leggono, mentre un utente su due le legge solo in parte. Tutti, però, ritengono siano poco chiare. E nonostante ciò la consapevolezza degli effetti delle nostre azioni sul web non manca. Infatti, circa sei utenti su dieci sono consapevoli del fatto che le loro azioni online generano dati che possono essere utilizzati per analizzare e prevedere i loro comportamenti e sono informati dell’elevato grado di invadenza che il meccanismo di raccolta dei dati può raggiungere, per esempio sulla geo-localizzazione e sull’accesso di diverse app a funzionalità come la rubrica, il microfono e la videocamera. Senza dimenticare le possibilità di sfruttamento dei dati da parte delle imprese che li raccolgono.
Non si configura l’ipotesi di «demansionamento» laddove, in caso di ristrutturazione, il datore di lavoro ricolloca il lavoratore in attività equipollenti presso altri siti produttivi. Infatti, qualora il lavoratore rifiuti l’assegnazione ad altre mansioni, al medesimo livello di inquadramento, il datore non viola i principi dettati dallo ius variandi (art. 2103 cod. civ.), modificato dall’art. 3 del dlgs 81/2015 (cd. Jobs Act). Tra l’altro, la mancata accettazione delle posizioni lavorative offerte esonera il datore di lavoro dall’onere di provare l’inesistenza della fattispecie di demansionamento. Attenzione: la scelta datoriale di trasferire un dipendente piuttosto che un altro, e di conseguenza modificarne anche le mansioni, è una valutazione insindacabile in sede di legittimità, purché la preferenza non sia pretestuosa, irrazionale o effettuata in mala fede. A stabilirlo è la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 17634 del 1° luglio 2019.
Calano i reati ma cresce il giro d’affari delle ecomafie. Lo scorso anno il bilancio complessivo dei crimini contro l’ambiente è passato infatti dagli oltre 30 mila illeciti registrati nel 2017 a 28.137 (più di 3,2 ogni ora). E questo, grazie alla netta flessione degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Come conseguenza, il numero delle persone denunciate ha fatto segnare una contrazione di oltre il 10% fermandosi a quota 35.104 contro le oltre 39 mila del 2017. Mentre quelle arrestate sono state appena 252 a fronte delle 538 del 2017. In calo anche il bilancio dei sequestri effettuati (10 mila contro gli 11.027 del 2017). Nonostante questo, però, l’aggressione alle risorse ambientali della penisola ha fruttato alle ecomafie ben 16,6 miliardi di euro di giro d’affari, 2,5 miliardi in più rispetto all’anno precedente. La fotografia scattata da Legambiente ha messo in luce un elemento di forte preoccupazione relativo alla concentrazione dei reati nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso.
Il decreto legislativo sulla trasparenza amministrativa (Foia, Freedom of information act, del 2016) è stato celebrato come una grande conquista dei cittadini, che finalmente potranno avere accesso a tutti (o quasi) i loro dati in possesso della pubblica amministrazione. L’obiettivo era quello di cambiare la filosofia di fondo dell’accesso alle informazioni detenute dalla pubblica amministrazione, consentendo a ciascuno di entrarne in possesso, indipendentemente dal motivo per il quale l’accesso è richiesto, salvo ovviamente una serie di eccezioni che continuano a giustificare la riservatezza di una serie di informazioni, come per esempio quelle rilevanti per la sicurezza pubblica, la difesa nazionale, le relazioni internazionali, la conduzione delle indagini ecc. Avrebbe potuto essere una rivoluzione per le imprese che gestiscono big data o le grandi società di marketing. Il Foia avrebbe dovuto rendere possibile l’accesso a dati che, opportunamente elaborati, possono avere un valore enorme per chi fa profilazione clienti, analisi di mercato, marketing ecc.

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In pochi anni, stima il ministero del Lavoro, almeno un terzo dei premi di produttività assegnati nelle aziende si è trasformato in benefit esentasse, fenomeno favorito anche da alcune modifiche legislative
Così i maggiori gruppi in Italia hanno utilizzato la possibilità di trasformare i premi di produzione in servizi. L’ultima idea geniale è del Gruppo Danone. Stagisti e tirocinanti potranno godere dl quel 2.000 euro che finiscono nella busta paga dl tutti i lavoratori sotto forma di welfare. Né un euro di più né modi meno.
Intervista a Frédéric de Courtois.Parla il neo generai manager del Leone: “Operazione finalizzata alla crescita e coerente con il piano al 2021 che prevede il rafforzamento della nostra leadership continentale”
Una popolazione sempre più vecchia, in buona salute e che ha molto tempo libero, fa crescere la richiesta turistica oltre che di assistenza. E condiziona l’offerta finanziaria e assicurativa.
Spese familiari da ricalibrare, differenti esigenze sociali da soddisfare, ma anche lo sviluppo di nuovi filoni di mercato. Il progressivo invecchiamento della popolazione cambia volto al mondo in cui viviamo, assumendo accenti particolari nel nostro Paese. Perché il calo delle nascite più accentuato che altrove e il buon funzionamento della sanità favoriscono questo trend.
Il welfare aziendale prende sempre più piede in parallelo con le crescenti difficoltà dei conti pubblici e grazie anche agli incentivi fiscali, anche se il successo di queste iniziative non è scontato. Affinché raggiungano i risultati auspicati, cioè offrire ai dipendenti un riconoscimento non monetario, bensì in beni o servizi per la vita dei singoli e delle relative famiglie, è però necessario che i programmi vengano messi in piedi dopo aver ascoltato le esigenze del personale.
È questo uno dei risultati che emergono dal Rapporto 2019-Welfare Index Pmi, promosso da Generali Italia con la partecipazione delle maggiori confederazioni italiane, che per il quarto anno ha analizzato il livello di welfare in 4.561 piccole medie imprese italiane superando nei tre anni le 15 mila interviste.
“Il mercato italiano delle cyber polizze è ancora all’anno zero. C’è poca consapevolezza dei rischi e degli strumenti di protezione”, spiega Paolo Golinucci, consulente di settore. Le aziende temono che la propria copertura assicurativa non sia sufficiente per affrontare i rischi emergenti legati alla sicurezza informatica, che ormai preoccupano quanto quelli legati alle catastrofi naturali. Le compagnie di assicurazioni faticano però a tenere il passo di questa domanda di protezione aggiuntiva, personalizzata e dinamica. E a frenare l’ascesa di un merca-to che nel 2020 potrebbe sfondare il muro dei 20 miliardi di dollari è, in Italia come altrove, soprattutto la scarsa diffusione della cultura del cosiddetto “cyber risk”.

  • Per la famiglia 1,5 miliardi di piccoli aiuti
Una quindicina di fondi nazionali e quasi un miliardo e mezzo di risorse. Sono questi gli strumenti, poco noti e alcuni non ancora operativi, messi in campo nel 2019 per sostenere politiche mirate a favore delle famiglie italiane. Tutti recentemente potenziati nella dotazione finanziaria. «Sicuramente è necessario un riordino delle misure che negli anni si sono stratificate, generando spesso confusione e frammentazione», afferma la neo-ministra per le Disabilità e la Famiglia, Alessandra Locatelli, in carica dallo scorso 10 luglio.
  • Per i consulenti del lavoro arrivano pensioni più ricche
Per i consulenti del lavoro pensioni più robuste, anche grazie a sanatorie sui debiti contributivi. A irrobustirle saranno nuove forme di ricongiunzione e di volontarietà, mentre per i morosi è in arrivo il ravvedimento. Sono tante le misure – per la maggior parte agevolazioni- contenute nel nuovo regolamento di previdenza e assistenza di Enpacl, la cassa dei consulenti del lavoro. Il 12 luglio è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il via libera del ministero del Lavoro alla delibera 145/2018 che, appunto, contiene una revisione del regolamento sulle pensioni dell’ente: tutte le misure entreranno in vigore dal prossimo primo gennaio.
  • Se il datore di lavoro non adempie rischia di pagare i danni
Dalla pronuncia di nullità o illegittimità del licenziamento derivano precisi obblighi per il datore di lavoro. Tra le conseguenze, c’è il ripristino del rapporto di lavoro e la ricollocazione del lavoratore nello stesso posto (e luogo) precedentemente occupato. Quali sono le conseguenze della mancata reintegra, quando la sentenza del giudice la dispone? A fronte di un ordine provvisorio di reintegrazione, infatti, l’azienda (salva l’ipotesi dell’esercizio dell’opzione o della risoluzione del rapporto di lavoro per mancata ripresa entro 30 giorni dall’invito del datore di lavoro), potrebbe decidere di non ottemperare, in attesa della conclusione dei vari gradi di giudizio, versando al lavoratore un’indennità risarcitoria pari alle retribuzioni dovute fino alla reintegrazione.

Handelsblatt

 

  • Allianz, le E-Bike sono più pericolose delle biciclette
Solo il 5% delle biciclette sono E-Bikes. Negli incidenti mortali sono però i ciclisti di queste ultime ad essere maggiormente coinvolti. Allianz ha pubblicato statistiche su questo rischio.