RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 16/07/2019

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Ivass si prepara a mettete a punto la maxi-banca dati dei prodotti di investimento assicurativo. L’intenzione è di consentire il confronto, in modo rapido e veloce, di tutti i documenti informativi presenti sul mercato, che riassumono le caratteristiche delle polizze vita d’investimento, rilevando eventuali anomalie. Si tratta dei kid, acronimo di key information documents, in pratica le informazioni chiave sui prodotti vita che con un linguaggio semplice, da gennaio dello scorso anno, devono far conoscere ai clienti i rischi dell’investimento, ma anche i costi e le attese di rendimento. In verità secondo la suddivisione di competenze tra Ivass e Consob, i kid sono di competenza della commissione di vigilanza mentre l’istituto che controlla le assicurazioni, oltre che sulla stabilità delle imprese, ha in particolare competenza sulla cosiddetta Pog, ovvero sulle questioni che attengono al governo e al controllo dei prodotti considerando i target di riferimento. L’istituto presieduto dal direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, deve cioè verificare che le polizze siano effettivamente adatte ai clienti che le sottoscrivono e l’imminente avvio di un nuovo arbitro assicurativo servirà di sicuro a potenziare questi controlli. In Ivass vogliono avere sotto controllo tutti i kid del mercato assicurativo, quale prima fonte di informazione sulla struttura e le caratteristiche dei prodotti, ma anche per segnalare eventuali disfunzioni alla Consob. Per questo hanno appena avviato un gara per individuare un operatore capace di creare un portale web che consenta per esempio di filtrare le informazioni quantitative dei kid, ma anche di notificare i nuovi prodotti oppure di elaborare statistiche e grafici.
L’ultima spallata l’hanno data l’apertura al taglio dei tassi e forse anche a un nuovo Qe da parte di Fed e Bce. E così i tassi di interesse, già ai minimi di sempre, sono scivolati ancora più in basso, livelli inimmaginabili per chi ha conosciuto i tassi a due cifre ante moneta unica, ma anche solo rispetto a pochi anni fa. E lo stesso vale per il costo dei mutui. Basta pensare che anche i prestiti a lungo termine a tasso fisso, cioè a 20-30 anni, oggi hanno costi largamente inferiori al 2%, contro il 5% del 2012-2013. E una sforbiciata significativa l’hanno subita anche i mutui indicizzati, oggi tutti sotto l’1%. Non a caso in questi anni la pratica della surroga l’ha fatta da padrona, consentendo via via ai mutuatari di sostituire il proprio prestito con uno meno caro, sostituzione risultata conveniente in almeno due o tre occasioni.
La nuova normativa consentita dalla Banca d’Italia sugli immobili detenuti dalle banche ha aperto nuove possibilità nella gestione dei crediti deteriorati, attraverso cui sarà possibile velocizzare e massimizzare i recuperi. In questi mesi istituti di credito, società di gestione immobiliare e riassicuratori stanno lavorando per definire schemi che garantiscono vantaggi per tutti. Un esempio in tal senso è quello a cui stanno lavorando Dea Capital Real Estate Sgr e Barents Re.  «Con la riassicurazione si garantisce lo scenario peggiore possibile di cessione dell’immobile, che è superiore a quello che si sarebbe ottenuto con la strada della vendita in asta».
Banca Sistema punta sulla cessione del quinto. L’istituto era già attivo in questo settore ma finora si limitava ad acquistare portafogli di prestiti emessi da altri intermediari. Ora, perfezionata l’incorporazione di Atlantide – società specializzata proprio in questa tipologia di credito al consumo – B. Sistema è pronta a erogare direttamente finanziamenti contro cessione del quinto, ampliando l’offerta retail con un nuovo prodotto, QuintoPuoi. Il mercato del credito al consumo in Italia, del resto, è in crescita e la cessione del quinto ne rappresenta circa un decimo. Stando ai dati di Bic/Emf Group, nel 2019 il volume dei prestiti con cessione del quinto è stato di 7 miliardi, in crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Una tendenza ascendente destinata probabilmente a proseguire anche grazie alla nuova normativa europea che riduce gli accantonamenti di capitale necessari per questo tipo di prestiti.

Un’impresa di assicurazione, nell’ambito di una polizza unit linked collegata esclusivamente a quote di organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) Pir Compliant, può investire anche in strumenti finanziari derivati. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate nella risposta 233, pubblicata ieri, in materia di piani individuali a lungo termine (Pir).
Un prodotto assicurativo si considera Pir Compliant qualora ad esso siano riferibili investimenti negli strumenti finanziari che rispettino i requisiti previsti dalla legge n. 232/2016, art. 1, commi da 100 a 114: «Vincoli di composizione» degli investimenti, dove almeno il 70% delle somme o valori destinati al piano, è costituito da investimenti qualificati (cd. quota «obbligatoria»); «limiti alla concentrazione» in strumenti finanziari di un medesimo soggetto emittente o appartenente al medesimo gruppo nonché in depositi e conti correnti e; un generale divieto di investimento in strumenti finanziari emessi con soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli che consentono un adeguato scambio di informazioni. I vincoli di composizione ed i limiti alla concentrazione devono essere rispettati avendo riguardo agli attivi.
I benefit in sostituzione del premio monetario si considerano percepiti e, dunque, esenti da Irpef, quando il lavoratore effettua la loro scelta sulla piattaforma welfare e non quando ne fruisce materialmente. Questa la principale novità contenuta nella risposta n. 212 del 2019 resa dall’Agenzia delle entrate. Il caso nasce da un interpello presentato da un istituto di credito che ha chiesto chiarimenti sull’introduzione di un piano di welfare legato alla produttività ed attuato mediante una piattaforma informatica. Più in particolare, una volta raggiunto l’obiettivo indicato nel contratto di secondo livello, il lavoratore aveva la possibilità di convertire in tutto in parte il premio monetario in welfare aziendale e, nello specifico, versamenti in previdenza complementare e assistenza sanitaria, rimborsi per spese e aventi opere e servizi a carattere socio assistenziale in suo favore e a favore del coniuge e suoi familiari, buoni spese e carburante nei limiti di euro 258,23, nonché in abbonamento al trasporto pubblico locale. Scelta la sostituzione in welfare, veniva assegnato al lavoratore un «bugdet figurativo» pari al valore del premio da poter fruire in detti benefit.

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  • Travolta mentre getta la spazzatura Il guidatore sotto l’effetto della coca
L’ultima vittima aveva 25 anni e un bambino di cinque. Martina Aprile è stata travolta domenica sera, nel Ragusano, da un’auto guidata da un uomo sotto effetto di cocaina e metadone. «Non l’ho vista», ha ripetuto Carmelo Ferraro, 34 anni, subito dopo aver ucciso la giovane cameriera di un ristorante su una strada di Scicli. Aveva sniffato coca, oltre ad aver bevuto tanto alcol, anche Rosario Greco, l’uomo che guidava giovedì sera il Suv che ha ucciso i due cuginetti di Vittoria, Alessio e Simone. Di polvere bianca ne hanno trovata anche nell’auto di Fabio Provenzano, che venerdì ha perso il controllo della vettura sull’autostrada Palermo-Trapani, dopo aver pubblicato una diretta su Facebook: suo figlio Francesco, 13 anni, è morto, mentre l’altro, di nove, è gravissimo. Il bilancio è pesante in Sicilia: quattro vittime in quattro giorni, e c’entra sempre la coca. Le vittime siciliane si aggiungono ai 12 ragazzi morti nel weekend sulle strade d’Italia. Per il capo della polizia, Franco Gabrielli, sono due gli elementi che aumentano i rischi: «la distrazione, con l’aumento dell’utilizzo improprio di strumenti tecnologici alla guida, e la ripresa significativa dei consumi di sostanze stupefacenti e dell’abuso di alcol».
  • Giuliani (Azimut) “Risparmio, no alle fusioni Meglio puntare sulla qualità”
«Cosa faremo da grandi? In gran parte quello che stiamo già facendo: andare all’estero e investire sulle Pmi italiane. Il resto lo spiegheremo meglio con il nuovo piano industriale, entro dodici mesi. E al mondo del risparmio gestito dico: internazionalizzatevi come noi – ma davvero, non solo a parole – e sostenete le Pmi». Pietro Giuliani, presidente di Azimut holding, ha appena festeggiato i suoi primi quindici anni in Borsa. In questo periodo i suoi azionisti hanno guadagnato il 359% (il 751% contando anche i dividendi) mentre l’indice Ftse Mib ha perso il 23%. Lui ha guadagnato ancora di più: il 20 maggio 2015, insieme ad un gruppo di manager ha venduto azioni Azimut a 27,90 euro, un soffio dai massimi storici. Da allora, nonostante la rincorsa degli ultimi mesi, il titolo è ancora sotto del 37%.
«Puntare sulla concentrazione del settore rischia di scatenare solo guerre tra poveri. Le grandi dimensioni consentono economie di scala e prezzi più bassi per la clientela, ma anche scarsa qualità. Accanto ai grandi gruppi continueranno ad esistere realtà di dimensioni contenute in grado di attrarre talenti, che a prezzi superiori alla media producono risultati superiori alla media». Banca Generali: «Premesso che non mi risulta che sia in vendita, come ho sempre detto se ci fossero dossier li studierei con attenzione. Certo, in generale società con gestioni concentrate su Italia ed Europa non sono molto interessanti». E Azimut è in vendita? «No, assolutamente no. E se qualcuno pensa a un’Opa ostile, si accomodi: in sei mesi avremo fatto una nuova Azimut».

  • Deducibilità dei contratti derivati, imprese alla prova dell’inerenza
Con la campagna delle dichiarazioni torna a essere di estrema attualità il regime fiscale da riservare agli strumenti derivati sottoscritti dalle società.Si pone la necessità di verificare se e a quali condizioni i correlati componenti negativi possono essere considerati inerenti e, quindi, deducibili dal reddito d’impresa. Sul punto, va segnalato una decisione della Corte di cassazione (ordinanza 23 maggio 2018, n. 12738), secondo cui, per una società non operante nel settore creditizio o finanziario, non sarebbe possibile dedurre i costi relativi ai contratti derivati speculativi, in quanto privi del requisito di inerenza. La questione è di estrema attualità in ragione dell’adozione dei nuovi principi contabili Oic che hanno innovato le modalità di contabilizzazione degli strumenti derivati, a cominciare da quelli cosiddetti «di copertura».
  • Condominio, l’amministratore responsabile anche in ferie
L’amministratore di condominio, come tutti, dovrebbe godersi le proprie vacanze estive. Ma è bene innanzitutto sottolineare che l’amministratore, in quanto libero professionista e in ragione del contratto di mandato che lo lega al condominio, non ha diritto ad alcun periodo di totale assenza. Deve garantire la continuità dei servizi di gestione ma non per questo esiste un diritto dei condòmini a poter contattare l’amministratore ad ogni ora del giorno o della notte, né dello stesso di essere sempre reperibile, specialmente durante le vacanze estive. Il periodo di vacanze va quindi gestito in modo efficiente, cercando di prevenire le problematiche che potrebbero insorgere.