Inps vuole un fondo integrativo

Tridico lancia l’idea di uno schema pubblico alternativo ai fondi privati
Secondo il presidente dell’ente servirà a far confluire investimenti in Italia. A fine anno i quotisti saranno 205 mila
di Andrea Pira

Inps intende creare un proprio fondo di previdenza integrativa volontaria a gestione pubblica. «È curioso, d’altra parte, che il maggior ente di previdenza europeo non giochi un ruolo significativo in tale comparto», ha spiegato il presidente dell’Ente, Pasquale Tridico. Che la proposta sia più di un’idea lo dimostra la sede e l’occasione scelta per lanciare quella che definisce la nuova sfida per l’Inps, ossia la sua prima relazione annuale da presidente, tenuta nella sala della Regina della Camera dei Deputati, la stessa dalla quale, un anno fa, quando alla guida dell’Istituto di previdenza sedeva Tito Boeri, il ministro per il Lavoro e lo Sviluppo economico, Luigi Di Maio, lanciò la suggestione di una Banca pubblica per gli investimenti.
La proposta Tridico nasce dalla volontà di riempire «un vuoto», la mancanza di schemi pubblici. I margini non mancano. Il presidente Inps cita i dati Covip: «nonostante le potenzialità dello strumento, la platea degli aderenti a sistemi integrativi sfiora di poco il 30%.
L’Ente si prefigge così di aumentare il numero di adesioni, con «una valida alternativa alle attuali tipologie di fondi pensione e schemi di previdenza complementare». Obiettivo proclamato del progetto è «garantire una prudente gestione dei fondi, mirando a una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia». La scelta di fare concorrenza ai fondi pensione non è l’unico passaggio di novità. Tridico ha infatti sottolineato l’esigenza di aprire una riflessione di trasparenza contabile sulla divisione reale tra spesa pensionistica e spesa assistenziale, essendo quest’ultima finanziata solo con la fiscalità generale. «Una contabilità rinnovata renderebbe maggiormente comprensibili i confronti internazionali». Il sistema pensionistico «è solido», ha ribadito il presidente Inps.

Quanto ai numeri, nel 2018 l’Istituto ha registrato un risultato economico di esercizio in rosso di 7,8 miliardi di euro, in peggioramento 855 milioni rispetto ai 6,9 miliardi dell’anno precedente. Mentre il patrimonio netto sale a oltre 47 miliardi, anche per merito dell’intervento con cui il Tesoro, a fine 2017, ha cancellato 88,8 miliardi di debiti cumulati da Inps. Rispetto al 2016, inoltre, la spesa pensionistica di competenza previdenziale, è calata in percentuale al pil dal 12,13 al 12,01%. Dalla relazione di Tridico sono emerse anche indicazioni sulle due misure bandiera del governo gialloverde: l’uscita anticipata dal lavoro con quota 100 e il reddito di cittadinanza, inserite dal presidente in un più ampio discorso di lotta contro la povertà e le disuguaglianze. I cosiddetti quotisti a fine anno saranno 205 mila, per una spesa complessiva di 3,6 miliardi e con una pensione che in media si aggira attorno ai 1.900 euro lordi.
Il numero dei beneficiari, ha confermato Tridico, sembrerebbe inferiore del 29% rispetto a quanto previsto dal governo.
In merito al reddito di cittadinanza, invece, nei primi tre mesi di applicazione le domande arrivate sono state oltre 1,3 milioni. A fine giugno i nuclei familiari percettori del reddito o della pensione di cittadinanza sono circa 840mila, coinvolgendo in totale 2 milioni di persone, con un importo medio di 500 euro. Entro fine anno, stima l’Inps, potrebbero essere un milione i nuclei beneficiari del provvedimento contro una stima, in sede di approvazione del provvedimento, di 1,2 milioni. Il presidente Inps ha inoltre dato argomenti all’ipotesi di introdurre un salario minimo sostenuta dal vicepremier Luigi Di Maio, Circa il 29% dei rapporti di lavoro si trova infatti sotto la soglia dei 9 euro l’ora. (riproduzione riservata)

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