Fra soltanto 5-6 anni, nulla, nell’ambito della cura e della salute, sarà più come prima

Fra soltanto 5-6 anni, nulla, nell’ambito della cura e della salute, sarà più come prima
Nella medicina cambierà tutto
Lo dice il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi
di Franco Adriano

L’Agenda del farmaco 2025 è un tipo di appuntamento che per l’Italia vale ben più di un’Olimpiade. Un traguardo al quale occorre arrivare preparati. L’assemblea pubblica di Farmindustria, presso l’Auditorium della Conciliazione a Roma, è stata l’occasione per dire a tutti che il settore farmaceutico sta vivendo un cambio epocale, tanto che fra soli 5-6 anni nulla, ma veramente nulla nell’ambito della cura e della salute, sarà come prima. Ogni 12 mesi per i prossimi cinque anni verranno messi sul mercato «54 nuovi farmaci approvati a livello internazionale», ha annunciato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Ma non è solo questo numero. I farmaci di nuova generazione «saranno disegnati sartorialmente su ciascun paziente»; «si utilizzeranno le stesse cellule modificate del paziente in cura» e «un solo trattamento potrà modificare per tutta la vita le condizioni di una persona».
«È in corso il Rinascimento dell’innovazione», ha scandito il rappresentante delle imprese farmaceutiche. Certo, un’evoluzione che si riscontra anche volgendo lo sguardo al passato: due persone su tre che hanno una diagnosi di cancro sopravvivono dopo cinque anni, 30 anni fa uno soltanto ce la faceva. «L’aspettativa di vita di un malato di Hiv oggi è superiore a quella di un malato diabetico», ha evidenziato Scaccabarozzi. L’epatite C «oggi è curabile». Tuttavia, non è niente rispetto alle potenzialità che la ricerca scientifica sta esprimendo.
In particolare, il riferimento è alle Next-Generation Biotherapeutics, come le terapie cellulari, geniche e nucleotidiche, raddoppiate negli ultimi tre anni. O alle Car-T, con cellule modificate geneticamente per combattere i tumori del sangue. O, ancora, alle terapie combinate, basate sull’azione di più trattamenti oncologici; alle terapie geniche per sostituire geni difettosi o mancanti e per rigenerare i tessuti danneggiati. In campo anche le digital therapeutics, basate sull’uso di un software in combinazione con il farmaco: alcune sono già state approvate negli ultimi due anni dalla Fda, l’ente regolatorio Usa.

L’Italia non può perdere questo treno considerato che nei prossimi cinque anni vede gli investimenti dell’industria farmaceutica raggiungere a livello globale la sbalorditiva cifra di 1.000 miliardi di dollari. Il più grande investimento in ricerca e innovazione in solo settore mai sperimentato.
Ecco, perché, per Farmindustria, «è necessario costruire una Agenda 2025». «Noi ci siamo!», ha affermato Scaccabarozzi. «L’Italia deve mettere in rete talenti, strutture pubbliche e private». La competizione internazionale oggi vede protagonisti non solo grandi economie come quella Usa e cinese, ma anche paesi come Israele e Singapore.
L’Italia ha tutte le carte in regola per essere competitiva a livello globale. Nel 2018 le imprese del farmaco hanno investito in ricerca e sviluppo 1,65 miliardi, il 7% del totale degli investimenti in Italia. Il 2018 ha fatto registrare 32 miliardi di produzione, 26 circa di export; 3 miliardi di investimenti, 1,3 in impianti produttivi ad alta tecnologia; 66.500 addetti, 6.600 ricercatori. Tra il 2008 e il 2018 la produzione ha avuto un incremento del 22% (rispetto a una riduzione del 14% della media manifatturiera), determinato al 100% dalla crescita delle esportazioni. L’Italia del farmaco ha molte specializzazioni nel biotech con 200 aziende e circa 300 prodotti in sviluppo. Quasi il 20% degli studi clinici dell’Unione europea viene svolto in Italia.
Il recente accordo tra Farmindustria e Regioni, assieme al ministero della Salute, per il pagamento di 2,4 mld di euro relativi al pay-back, può aprire una nuova fase di collaborazione pubblico-privato. In Italia, infatti, secondo Farmindustria c’è ancora un evidente «sottofinanziamento» della spesa farmaceutica pubblica pro capite, ancora oggi «inferiore alla media dei big europei di oltre il 25%». Un dato riconosciuto come veritiero sia dal ministro della Salute, Giulia Grillo, che dal viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, i quali si sono impegnati come governo a risalire la china («risorse adeguate») una volta che è stato toccato il fondo degli investimenti. Più controverso, invece, l’aspetto del prezzo dei medicinali che secondo Farmindustria è più basso di circa il 15-20% rispetto alla media dei big Ue «con un calo progressivo del 33% dal 2001 con un’inflazione salita del 32,5%». Una caratteristica che genererebbe il problema della carenza dei farmaci in Italia. Il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Luca Li Bassi non concorda: «Allora dovremmo essere solo noi ad avere il problema. Invece non è così. Stiamo cercando, a livello europeo, di effettuare un’analisi delle cause». Secondo il direttore Aifa, il problema della carenza di farmaci è emergenziale e riguarda centinaia, se non migliaia di prodotti, in tantissimi paesi dell’Ue come Spagna, Portogallo, Francia, Olanda, Norvegia, Austria e Slovenia. Ma le cause ancora non sono chiare». Una situazione «che non si è mai verificata». E se si era ipotizzato vi fosse all’origine un problema di differenze di prezzo tra un paese e l’altro, oggi si sa «di sicuro», ha sottolineato Li Bassi, che questa non è la causa.
A questo proposito, il ministro della Salute Grillo ha ricordato che l’Italia «è in una fase avanzata sulla negoziazione dei prezzi e su una nuova metodologia di revisione del prontuario che arriverà a brevissimo».
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