Donnet e il piano Iberia

di Anna Messia

Il fronte si è aperto e Generali Assicurazioni ha fatto la sua prima mossa di peso. Il Leone ha scelto il Portogallo per dare avvio al maxi piano di acquisizioni che era stato annunciato lo scorso 21 novembre dal group ceo Philippe Donnet con la presentazione del piano industriale 2019-2021. A disposizione per la crescita, come reso noto al mercato, ci sono fino a 4 miliardi di euro e la compagnia, oltre che a rafforzarsi nell’asset management, punta alla leadership in Europa, piazzandosi tra i primi tre in tutti i mercati dove opera. Giovedì 18 sono stati spesi 600 milioni di quei 4 miliardi, per un’acquisizione che ha consentito al gruppo assicurativo italiano, in un colpo solo, di diventare il secondo operatore danni in Portogallo e il terzo in assoluto nel Paese. Oggetto dell’operazione è stata Seguradoras Unidas, che opera tramite il marchio Tranquilidade (pagata 510 milioni), oltre alla piattaforma di servizi sanitari Advance Care (pagata 90 milioni). Inizialmente sembrava che le attività di Generali in Portogallo, dove la compagnia operava già dal 1942 sia nel Danni sia nel Vita, fossero destinate a rientrare nel maxi piano di cessioni di attività non più core, chiuso lo scorso anno con un incasso di 1,5 miliardi.

Le compagnie portoghesi erano in effetti troppo piccole rispetto alla posizione di leadership che il gruppo vuole avere nel Vecchio Continente ma appena si è presentata l’occasione
Tranquilidade, messa in vendita dal fondo di private equity Apollo, Generali ha cambiato in corsa i programmi, tenendo stretta la preda fino alla fine e spuntandola su concorrenti blasonati, dal
gruppo Catalana Occidente, ad Allianz e Mapfre. A questo punto resta da capire quali saranno le prossime mosse della compagnia per investire i circa 3,5 miliardi restanti nell’arco di piano. Quest’anno sono arrivare a conclusione vendite importanti di asset non più core che erano state avviate nel 2018. Dal Belgio, da cui la compagnia a gennaio scorso ha incassato 504 milioni, alla vendita di Generali Worldwide e dell’irlandese Link, che hanno fruttato 409 milioni. E poi c’è stata la dismissione di Generali Leben in Germania (tenuta fuori dal calcolo degli 1,5 miliardi incassati nel piano cessioni) che da sola ha reso poco meno di 900 milioni. Buona parte di quella cifra sarà probabilmente reinvestita sulla crescita in Germania, dove la compagnia occupa già da tempo la seconda posizione del mercato ma vuole ridurre le distanze rispetto ad Allianz, spingendo sulla redditività. Il dossier più caldo sembra in ogni caso quello con il Bbva. La banca spagnola sta cercando da mesi il nuovo partner assicurativo (o magari due) per siglare una joint venture nei mercati nei quali opera, con un’operazione totale che potrebbe vale 1,5 miliardi di euro. In ballo ci sarebbero prima di tutto la Spagna e il Messico mentre la banca avrebbe scelto di organizzare una seconda competizione per quanto riguarda Argentina, Perù e Colombia. Ufficialmente in questi mesi non sono mai arrivate conferme o smentite da Trieste ma, qualora l’operazione Bbva si concretizzasse, si tratterebbe ovviamente di una partita che potrebbe rivelarsi molto importante per Generali. Per la Spagna, prima di tutto, dove il Leone non ha ancora raggiunto una posizione di leadership, occupando oggi l’ottava posizione in termini di premi. Non solo. Il Bbva potrebbe essere un ottimo trampolino di lancio per l’America Latina dove il Leone, dopo aver abbandonato alcuni mercati (l’uscita dal Messico risale al 2014, quando ceo del gruppo era Mario Greco, ora a capo di Zurich), vuole crescere in Paesi come l’Argentina o il Brasile. Spuntarla non sarà semplice visto che in competizione con Generali sarebbe rimasto ancora una volta il colosso Allianz (con l’americana Liberty Mutual che avrebbe fatto invece un passo indietro). Ma come visto al Leone in questo momento non mancano grinta e risorse finanziarie. Si vedrà. Altri mercati da guardare con attenzione sono la Russia e la Cina. Per quanto riguarda la prima lo scorso ottobre Generali, che nel Paese detiene il 38,5% della compagnia Ingosstrakh, ha deciso di aprire il suo primo ufficio di rappresentanza. Generali non ha mai fatto mistero di essere interessata ad accrescere il suo peso in Ingosstrakh e il viaggio a Roma del presidente russo, Vladimir Putin lo scorso 4 luglio, che ha portato alla firma di un accordo tra il fondo sovrano russo Rdif e Cassa Depositi e Prestiti (per coinvestire 300 milioni) potrebbe facilitare le manovre. Anche in Cina qualcosa si muove. Nel Paese Generali opera grazie alla partnership con il colosso nazionale China National Petroleum Corporation ed è già tra i primi cinque gruppi internazionali nel Vita. Ma lo scorso 10 luglio, in occasione del forum finanziario Italia-Cina, organizzato a Milano, il responsabile delle attività internazionali di Generali, Jaime Anchustegui, non ha mancato di chiede un’ulteriore apertura dei mercati finanziari del Paese all’Italia e agli altri investitori internazionali. (riproduzione riservata)

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