Il diesel affossa l’auto europea

Le vendite delle vetture ad alimentazione alternativa non riescono a compensare il crollo di quelle a gasolio. Fca fa ancora peggio del settore (-13,5%) e si avvia a una semestrale poco brillante
di Luciano Mondellini

Nuova battuta d’arresto pesante per il mercato europeo dell’auto. Nell’Europa dei 28 più Islanda, Norvegia e Svizzera sono state immatricolate in giugno poco meno di 1,5 milioni di il 7,9% in meno dello stesso mese del 2018. Con questi numeri il primo semestre 2019 sono state vendute nel Vecchio continente 8.426.194 auto, con un calo del 3,1% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso.
Secondo il Centro Studi Promotor, le cause di questa insoddisfacente situazione sono da ricercarsi nella debolezza del quadro congiunturale e, soprattutto, nella crisi del diesel che determina forte indecisione nel processo di acquisto con rinvio nella sostituzione di vetture già mature per la rottamazione o per il mercato dell’usato. In questo quadro il calo delle immatricolazioni delle vetture diesel è compensato, ma soltanto in parte, dall’acquisto di nuove auto a benzina o ad alimentazione alternativa. Queste ultime infatti sono in crescita, ma non tanto quanto sarebbe auspicabile dati i grandi investimenti che la loro messa a punto richiede. A questo proposito Mike Hawes, amministratore delegato dell’organizzazione dei concessionari britannici (Smmt): «Se vogliamo vedere un utilizzo diffuso di veicoli ad alimentazione alternativa, che sono una parte essenziale di una transizione senza intoppi verso il trasporto a emissioni zero, abbiamo bisogno di incentivi a lungo termine di livello mondiale».
A livello di singoli gruppi c’è da notare ancora una volta come Fca abbia sofferto più degli altri concorrenti. Il Lingotto ha infatti immatricolato circa 90mila unità il mese scorsi, ovvero il 13,5% in meno rispetto al giugno 2018n e portando a 9,5% il calo nel semestre a 540mila unità. Ciò ha significato che la quota di mercato del Lingotto a livello continentale è scesa dal 6,4 al 6,1%, al sesto posto alle spalle di Volkswagen , Psa, Renault , Bmw e Hyundai (si osservi grafico in pagina). Questa flessione. secondo quanto trapela nel settore, sarà una delle cause di una semestrale non brillante da parte di Fca (i conti saranno pubblicati mercoledì 31 luglio). Non a caso ieri sono tornate a farsi sentire anche le organizzazioni sindacali. «Avevamo definito un anno nero il 2019 per la produzione dell’automotive in Italia, ma i numeri ci dicono che sono ancora più negativi della previsioni» ha affermato Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive che ha proposto al governo di avviare subito un confronto per affrontare la crisi e la trasformazione del settore in corso. (riproduzione riservata)

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