Dall’aratura alla tosatura: dove si infortunano gli agricoltori

Il progresso tecnologico e l’automazione stanno sempre più cambiando il modo del lavoro, trasformando, creando ed estinguendo alcune professionalità. In agricoltura l’innovazione ha comunque contribuito allo sviluppo del settore supportando sempre meglio il lavoro nei campi … e non solo in quelli.

Le lavorazioni in agricoltura sono infatti molteplici e configurano ambienti di lavoro anche molto diversi per morfologia del terreno (terreni, piuttosto che boschi o serre), mezzi e materiali usati, stagionalità, profili professionali e processi produttivi, con comunque un fattor comune: il rischio di infortunarsi.

Per un’analisi degli infortuni sul lavoro in cui purtroppo incorrono i lavoratori del settore, è utile ricondurre le lavorazioni agricole ad una classificazione sintetica di dieci voci: “preparazione del terreno” (aratura, dissodamento, drenaggio, concimazione, ecc.), “produzione e allevamento di animali” (fecondazione, mungitura, tosatura, estrazione della cera, ecc.), “lavorazioni ausiliarie” (di meccanica, falegnameria, pulitura, sorveglianza, ecc.), “propagazione di piante” (semina, stratificazione, piantamento), “silvicoltura” (abbattimento di piante d’alto fusto, taglio del ceduo, riceppatura, prima lavorazione sul posto), “raccolta e trasformazione di prodotti” (mietitura, taglio, raccolta, trebbiatura, ecc.), “coltivazioni speciali” (per semenzai, funghi, idroponiche), “lavorazioni prima della raccolta” (lotta antiparassitaria e antigrandine), quelle “successive alla semina” (trapianto, innesto e potatura, irrigazione, ecc.) e “attività di bonifica e di miglioramento fondiario”.

Per la gestione assicurativa agricoltura sono pervenute all’Inail 34.406 denunce relative ad infortuni accaduti nel 2017; 1.421 hanno riguardato la modalità “in itinere” (durante il percorso casa/lavoro/casa) mentre 32.985 hanno segnalato un infortunio durante l’attività lavorativa vera e propria. Quasi il 60% di queste ultime si concentra in tre lavorazioni: “preparazione del terreno” (8 mila, il 25% delle denunce), la “produzione e allevamento di animali” (6 mila, il 19%) e le “lavorazioni ausiliarie” (4 mila, il 13%).

Focalizzando l’osservazione sui soli infortuni avvenuti nel 2017 in occasione di lavoro e accertati positivamente dall’Inail (26 mila), a livello territoriale il 30% dei casi è avvenuto nel Nord-Est, il 21% al Sud, il 19% nel Centro, il 18% nel Nord-Ovest e il residuo 12% nelle Isole. La “preparazione del terreno”, la lavorazione più ricorrente tra gli infortuni a livello nazionale, nel solo Nord-Est è superata, per numerosità di infortuni, dalla “produzione e allevamento animali” (rispettivamente 22% e 25% dei casi avvenuti nell’area), Nord-Est che si caratterizza anche per concentrare il 46% degli infortuni nazionali delle “lavorazioni ausiliarie”; un terzo di tutti gli infortuni in silvicoltura avviene invece nel Centro-Italia.

Due infortunati su dieci sono donne con la quota femminile maggiore (26%) raggiunta nella ”raccolta e trasformazione prodotti” e quella minore (12%) nella “silvicoltura”. La presenza straniera tra gli infortunati in occasione di lavoro accertati positivamente è pari mediamente al 13%, valore che sale al 18% nella “raccolta e trasformazione prodotti” e nella “silvicoltura”, con una presenza molto marcata degli indiani nella “produzione e allevamento di animali” e, in generale, di romeni, albanesi e marocchini nelle varie lavorazioni. I casi denunciati per esito mortale del 2017 sono stati 155, di cui 81 riconosciuti positivamente (11 di questi per infortunio in itinere): di quelli in occasione di lavoro, evidenziando le lavorazioni più ricorrenti, in 22 (una vittima su tre) lavoravano alla “preparazione del terreno”, 8 nella “silvicoltura” (al secondo posto quindi nella graduatoria delle conseguenze fatali contro l’ottavo per i casi in complesso), altrettanti nelle “lavorazioni ausiliarie” e 7 nella “produzione e allevamento animali”.

Fonte: DATI INAIL