Carige, il piano Ccb arriva in Bce

Carige: la proposta non vincolante è stata formalizzata a Francoforte e ai commissari. Il 30 luglio il Fitd dovrebbe dare luce verde all’intervento. Intanto parte la conta degli azionisti sull’aumento

di Luca Gualtieri

Dopo giorni di concitato lavoro il piano di salvataggio di Carige arriva al vaglio della Bce. In queste ore il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e Cassa Centrale Banca starebbero formalizzando a Francoforte l’offerta non vincolante da cui dipende la sopravvivenza della cassa genovese. Il documento sarà condiviso anche con i commissari straordinari della banca Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener, che hanno seguito da vicino le trattative. Bce ha chiesto rassicurazioni sul percorso di risanamento della banca, ma i consulenti coinvolti sul dossier (Ubs e Bcg per Carige , PwC per Cassa Centrale e Kpmg per il Fitd) non si aspettano sorprese nell’ambito del processo autorizzativo. Nel frattempo martedì prossimo 30 luglio il Fondo Interbancario riunirà consiglio e comitato di gestione per dare l’ok definitivo all’intervento da 900 milioni di euro, di cui 700 in aumento di capitale e 200 di bond subordinati Tier 2.
Per quanto riguarda gli altri soggetti in campo, la struttura dell’operazione prevede che Ccb investa 100 milioni nel bond e 65 milioni nell’aumento. Quest’ultimo verrà sottoscritto per altri 313 milioni con la conversione del subordinato in mano allo Schema Volontario e garantito per la restante parte dal Fitd, che confida anche nell’intervento degli attuali azionisti. Gli occhi sono puntati soprattutto sui Malacalza che, con il 27% del capitale, è oggi il principale socio di Carige . L’assenso della famiglia è del resto essenziale per condurre in porto un’eventuale integrazione visto che qualunque deal dovrà passare al vaglio dell’assemblea straordinaria che oggi i Malacalza sono ancora in grado di condizionare. Non è escluso però che anche Aldo Spinelli e Gabriele Volpi giochino un ruolo del salvataggio. I restanti 100 milioni di tier 2 dovrebbero finire in pancia ad alcuni investitori istituzionali, con in testa Amissima (50 milioni), Cattolica (10) e Mediolanum (5). In ballo anche il Credito Sportivo, che oggi riunirà il cda, e Mediocredito Centrale. La call concessa a Ccb per rilevare le quote del Fitd è stata accorciata a due anni con uno sconto che non scenderebbe sotto il 50%. Se non ci saranno intoppi i commissari potranno convocare per la fine di settembre l’assemblea che dovrà votare l’aumento. Sempre ieri dai sindacati è arrivato un appello ai soci affinché remino nell’unica direzione che offre una prospettiva. Occorre che «tutti i soggetti coinvolti nella capitalizzazione si esprimano formalmente con la chiarezza dovuta e che lavorino per una soluzione che vada nella direzione di garantire continuità aziendale e occupazionale al gruppo», hanno scritto in una nota unitaria. (riproduzione riservata)

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