4 mld di sterline il costo della Brexit per il settore dei servizi finanziari

L’impatto della Brexit sulle principali società di servizi finanziari, compresi imprese di assicurazioni e intermediari è stato di circa 4 miliardi di sterline (4,4 mld di euro) al 31 maggio 2019, secondo le stime di EY. Di questi, 1,3 miliardi di sterline sono andati in spese per ricollocare il personale e varie attività operative, mentre ulteriori 2,6 miliardi di sterline sono stati spesi per la realizzazione delle nuove sedi societarie al di fuori del Regno Unito.

Secondo EY, il dato reale dovrebbe essere probabilmente ben più alto, in quanto solo 13 delle 122 imprese monitorate dal suo “Financial Services Brexit Tracker”, hanno al momento fornito i dati sull’impatto diretto della Brexit sul proprio business.

Il Brexit Tracker ha anche riscontrato un rallentamento delle operazioni da parte delle aziende, dopo l’annuncio dell’estensione a ottobre dei tempi della Brexit.

EY sottolinea anche come 26 delle aziende monitorate abbiano affermato che la Brexit ha avuto un impatto positivo sulla loro attività, con una serie di nuove opportunità che potrebbero svilupparsi a breve termine.

Omar Ali, Responsabile dell’area Servizi Finanziari di EY nel Regno Unito ha precisato che “finora, solo una piccola percentuale delle grandi aziende quotate, ha comunicato i propri costi potenziali. Questo significa che quanto rilevato finora potrebbe essere completamente stravolto dai numeri delle grandi aziende, nel momento in cui inizieranno a fare business dopo la Brexit”.

Ali ha spiegato anche che il numero di aziende che hanno confermato pubblicamente, o dichiarato le loro intenzioni di spostare alcune delle loro attività e/o personale dal Regno Unito in Europa è aumentato leggermente nell’ultimo trimestre raggiungendo il 41% (91 su 222) rispetto al 39% (87 su 222) del trimestre precedente.

Ali ha aggiunto che “Considerati i tempi stretti e le tante incognite, molte società di servizi finanziari si sono preparate per uno scenario “senza accordi”, con piani di emergenza temporanei che sono però molto spesso inefficienti e costosi. Un approccio decisamente più sostenibile dovrebbe essere conseguente a procedure più chiare e tempistiche certe circa l’uscita del Regno Unito dalla UE,”.