Il tfr (ri)esce dalla busta paga

Le istruzioni Inps per il ripristino degli accantonamenti dopo la fine della sperimentazione

Dal 1° luglio stop alla quota integrativa della retribuzione
di Daniele Cirioli
L’Inps mette la parola fine sulla Quir (Quota integrativa della retribuzione). Il mese di giugno, infatti, è stato l’ultimo mese per il quale i datori di lavoro hanno potuto erogare l’anticipo del tfr in busta paga (questo il fine della Quir), in base all’operazione avviata il 1° marzo 2015 dall’allora governo Renzi. A partire da luglio, pertanto, la situazione va ripristinata all’assetto previgente alla Quir per ciò che concerne la destinazione del tfr (accantonamento in azienda o versamento in fondi pensione) e così il relativo flusso contributivo mensile dell’Uniemens. Lo spiega il messaggio n. 2791/2018. L’operazione chiude con bilancio magro, considerando che i dipendenti interessati sono stati 387.524 su una platea di circa 15 milioni di potenziali lavoratori aventi diritto (2,5%); picco massimo mensile, di circa 217 mila dipendenti (1,3%), c’è stato a febbraio 2018.
Dal 2015 per tre anni. Introdotta dalla legge Stabilità 2015 (legge n. 190/2014), la misura, in via sperimentale e per i periodi di paga da marzo 2015 a giugno 2018, ha dato la possibilità ai lavoratori dipendenti del settore privato, eccezion fatta per domestici e agricoli, di ricevere dal datore di lavoro la liquidazione della quota maturanda del trattamento di fine rapporto lavoro (tfr) sotto forma d’integrazione della retribuzione mensile, erogata mensilmente in busta paga alla voce «Quir». A favore dei datori di lavoro con meno di 50 addetti l’erogazione della Quir è stata agevolata dalla possibilità di accesso a uno specifico finanziamento agevolato.
Bilancio magro. In base ai dati forniti dall’Inps l’operazione Quir chiude con un bilancio magro. Nei tre anni di operatività sono stati al massimo poco più di 217 mila i dipendenti interessati in uno stesso mese (il dato è relativo a febbraio 2018), cioè l’1,3% della platea potenziale di circa 15 milioni di dipendenti. Particolarità del dato statistico è la sua crescita nel tempo: da 110 mila adesioni iniziali, nel 2016, cresce fino ad arrivare a superare quota 200 mila a giugno 2017; in termini di tfr mensile anticipato (cioè di Quir) significa un importo iniziale di 15 milioni di euro e uno finale di circa 30 milioni. I singoli lavoratori che hanno fruito della Quir per almeno un mese, tra l’anno 2016 e l’anno 2018, sono stati 387.524.
Quir in soffitta, si torna al 2015. Non essendo intervenute né proroga né reiterazione della misura, spiega l’Inps, a partire dal periodo di paga di luglio 2018 i datori di lavoro non sono più tenuti a erogare in busta paga la Quir ai dipendenti che ne hanno fatto richiesta. Di conseguenza, gli stessi datori di lavoro, a partire dalle denunce Uniemens relative allo stesso mese (luglio 2018), non sono più tenuti all’assolvimento degli obblighi informativi e contributivi richiesti per la Quir (secondo quanto fissato dalla circolare n. 82/2015). In particolare, dalle denunce di competenza luglio 2018, in funzione degli obblighi di legge in materia di tfr e delle scelte operate dai lavoratori circa la sua destinazione, i datori di lavoro devono ripristinare l’assetto previgente all’entrata in vigore della Quir adeguando i relativi obblighi informativi e finanziari relativamente:

all’accantonamento in azienda del tfr;

al versamento al fondo di tesoreria;

al versamento alla forma pensionistica complementare di destinazione.
Unica eccezione tocca ai datori di lavoro che hanno avuto accesso al finanziamento agevolato per la Quir, in quanto dovranno continuare a valorizzare l’elemento fino alle denunce Uniemens di competenza settembre 2018.

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